A cura di Felice Cacace

Studiare la storia; imparare a conoscere la storia e imparare dalla storia è così importante? Certo che lo è perché la sua conoscenza ci aiuta a capire chi siamo, da dove veniamo, l’essenza e il perché dei fatti di oggi, le conseguenze (positive e negative) del progresso. Ci aiuta a capire se quella ricerca della felicità o soltanto benessere interiore, scopo di tante teorie filosofiche, sia stata agevolata o formata dal progresso. 

Negli ultimi tempi sembra che sia sorto un maggior interesse verso gli studi storici: sul Canale 54 c'è RAI Storia, su un altro canale, una rubrica intitolata “La grande storia”.

Ma fanno parte della storia (oppure ne spiegano l’evoluzione e l’involuzione) anche tante piccole storie, cioè le vicende personali dei soggetti, i loro sentimenti, l’ambientazione, sia fisica che culturale.

E proprio sulle piccole storie che noi punteremo la nostra attenzione. E lo faremo avvalendoci della collaborazione di un giovane 90nne, l’avvocato Felice Cacace, memoria storica di Torre Annunziata. Buona lettura.

Storia drammatica di una giovane torrese: Lidia Cirillo

L’11 Ottobre del 1945 una giovane donna di Torre Annunzia, Lidia Cirillo, si recò a Roma presso un ufficio dell’Amministrazione militare angloamericano e ammazzò con tre colpi di pistola un ufficiale inglese.

Un banale fatto di cronaca nera che ebbe, però, enorme risonanza su scala nazionale, e non solo.

E’ noto che  nel periodo di occupazione (liberazione?) da parte delle truppe alleate sorsero molti rapporti di amicizia fra gli occupanti e i cittadini, e molti di questi rapporti si trasformarono in vere e proprie storie di amore fra donne italiane e militari inglesi o americani. Alcune di queste storie ebbero anche lieto fine con un matrimonio e trasferimento degli sposi nel paese di origine dell’uomo e, in qualche raro caso con la permanenza dell’uomo in Italia. Molte di esse, però, finirono nel momento in cui i militari si allontanarono per ragione di servizio o furono rimpatriati. Ovviamente, con delusione e sofferenze da parte delle loro partner abbandonate.

Lidia Cirillo, ventiduenne, allacciò una relazione con un capitano inglese quarantaquatrenne. Per quanto si seppe dopo, si trattò di un amore intenso, addirittura, si disse (ma forse era soltanto una diceria) che si fossero giurati, nel Santuario di Pompei, eterno amore. A un certo punto, però l’Ufficiale diede fine alla relazione, allontanandosi e la Cirillo, in stato interessante, seppe che egli aveva in patria una moglie e tre figli, per cui, travolta dalla delusione e dalla gelosia compì il gesto delittuoso.

La notizia presto dilagò sugli organi di stampa ed ebbe una enorme risonanza fra le donne italiane che videro in Lei la vendicatrice di tutte le donne sedotte e abbandonate e ne fecero per questo un eroina. Venne, così celebrata sulle riviste femminili; se ne ricavarono fotoromanzi (un tipo di pubblicazione periodica a metà fra il cinema ed il fumetto, avente i suoi protagonisti e attori), e nel 1952 se ne ricavò  un film diretto da Vittorio Cottafavi, dal titolo “Una donna ha ucciso”.

Per la cronaca: la Cirillo fu difesa da un avvocato di Torre Annunziata che all’epoca esercitava in Roma, Eugenio De Simone, e fu condannata a quattro anni di reclusione con la pena accessoria di tre anni da trascorrere nel manicomio di Aversa. Tutto sommato una condanna molto mite, considerato la natura del reato (omicidio premeditato) e la previsione che la pena accessoria prima o poi sarebbe stata annullata, come poi effettivamente avvenne, con la concessione di una grazia. Certamente la lievità della pena fu dovuta all’abilità dell’avvocato De Simone, che seppe destreggiarsi, così come fecero i giudici fra la pressione dell’opinione pubblica, tutta favorevole alla Cirillo e quella invece dell’amministrazione militare degli alleati, che ancora gravava sull’Italia.

Sempre per la cronaca, l’avvocato De Simone, per la notorietà conquistata in quel caso ed anche per le sue indubbie capacità, diventò successivamente l’avvocato di parecchi attori famosi, fra cui anche Totò e Rachel.

Fa sempre piacere conoscere i successi dei nostri concittadini in altri territori.

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