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L'Odissea non è mai finita: il viaggio di Ulisse continua dentro di noi

L'Odissea non è mai finita: il viaggio di Ulisse continua dentro di noi

A quasi tre millenni dalla nascita del poema di Omero, il successo del film di Christopher Nolan dimostra che il mito continua a parlare all'uomo contemporaneo: non è la storia di un eroe, ma quella di ciascuno di noi.

(4 minuti di lettura)

Il ritorno di un classico senza tempo

C'è qualcosa di straordinario nel vedere migliaia di persone mettersi in fila per una storia che ha quasi tremila anni. In un'epoca dominata dalla velocità, dai contenuti che durano pochi secondi e da un presente che sembra consumare tutto con impressionante rapidità, l'entusiasmo suscitato dall'Odissea di Christopher Nolan racconta una verità semplice ma potente: esistono storie che non invecchiano mai.

Non solo cinema, ma un patrimonio universale

Non è soltanto il successo di un film. Non è soltanto il fascino di un grande regista o il carisma di Matt Damon. È il ritorno di un mito che continua a interrogare l'uomo contemporaneo. È la dimostrazione che la cultura, quando incontra il genio, sa ancora trasformarsi in un fenomeno popolare.

Si esce dalla sala con un sentimento raro: la gratitudine. La gratitudine di chi ritrova sul grande schermo uno dei testi fondamentali della propria formazione umana, prima ancora che letteraria. Perché l'Odissea non è soltanto un poema. È un compagno di viaggio. Uno specchio nel quale, prima o poi, ciascuno finisce inevitabilmente per riconoscersi.

Il libro che legge noi

Ci sono libri che si leggono. Poi ci sono libri che leggono noi. L'Odissea appartiene a questa seconda categoria.

Da ragazzi ammiriamo il coraggio di Ulisse. Da adulti comprendiamo la sua nostalgia. Da genitori ne sentiamo il desiderio struggente del ritorno. Con il passare degli anni scopriamo che il vero protagonista non è il mare, né i mostri o gli dèi, ma l'uomo nella sua fragile grandezza: l'uomo che sbaglia, cade, resiste e ricomincia senza rinunciare alla propria Itaca.

L'attualità della lezione di Omero

Quando Omero definisce Ulisse "l'uomo dal multiforme ingegno", non celebra soltanto l'astuzia di un eroe. Racconta la capacità dell'essere umano di reinventarsi davanti alle avversità.

Ulisse non è il più forte né il più potente. Vince perché osserva, riflette, aspetta e comprende. Conosce la complessità della vita.

Una lezione sorprendentemente attuale. Viviamo nell'epoca delle risposte immediate, ma Ulisse ci insegna il valore dell'attesa. Viviamo nell'epoca dell'apparenza, ma lui ci ricorda il primato dell'intelligenza. Viviamo nell'epoca dell'individualismo, mentre il suo unico desiderio resta quello di tornare dalle persone che ama.

Il viaggio di Ulisse è il nostro

È forse questa la ragione per cui l'Odissea continua a emozionare milioni di lettori e oggi conquista anche il pubblico del cinema. Perché non racconta soltanto imprese straordinarie, ma sentimenti universali.

Chi non ha mai cercato una casa alla quale ritornare? Chi non ha attraversato il proprio mare in tempesta? Chi non ha incontrato sirene capaci di distrarre dal cammino, ciclopi pronti a divorare i sogni o tempeste improvvise che sembravano rendere impossibile ogni approdo?

Il viaggio di Ulisse non appartiene al passato. È il nostro presente.

La nostra Itaca ha mille volti

Ogni giorno incontriamo uomini e donne che assomigliano all'eroe omerico. Sono i padri che affrontano sacrifici silenziosi per garantire un futuro ai figli. Sono i coniugi che custodiscono la fedeltà nonostante il tempo. Sono i giovani costretti a lasciare la propria terra inseguendo una speranza. Sono gli emigranti che attraversano mari veri cercando una nuova vita. Sono coloro che, dopo una malattia, una perdita o una sconfitta, trovano la forza di ricominciare.

Perché Itaca, in fondo, non è un luogo geografico. È il nome che ciascuno di noi dà alla felicità.

La vittoria è non perdere sé stessi

È qui che risiede la modernità sconvolgente del poema di Omero. L'Odissea ci insegna che la vera vittoria non consiste nel conquistare il mondo, ma nel non perdere sé stessi durante il viaggio. Che il potere senza affetti è vuoto. Che l'intelligenza vale più della forza. Che la nostalgia non è debolezza, ma memoria dell'amore.

Anche il rapporto tra Ulisse e gli dèi conserva una straordinaria attualità. L'eroe conosce il limite umano, ma non rinuncia mai alla libertà di scegliere. Affronta il destino senza pretendere di dominarlo. È l'immagine eterna dell'uomo che, pur consapevole della propria fragilità, continua ostinatamente a cercare un senso.

I grandi classici appartengono al futuro

Forse il vero miracolo dell'Odissea non è essere sopravvissuta ai secoli. Il suo miracolo è continuare a parlare agli uomini come se fosse stata scritta ieri. I grandi classici, infatti, non appartengono al passato. Appartengono al futuro.

Il cinema può regalarci immagini straordinarie, la letteratura ci consegna parole immortali. Ma il dono più prezioso dell'Odissea è un altro: ricordarci che nessun uomo è definito dalle tempeste che attraversa, bensì dalla forza con cui continua a cercare la propria Itaca.

Ecco perché, quando le luci della sala si riaccendono e il sipario del mito sembra chiudersi, ci accorgiamo che il viaggio non è finito. Perché Ulisse non è rimasto sullo schermo.

È uscito dal cinema insieme a noi.

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