Cosa possono condividere il blues e un camorrista? ll blues viene definito un linguaggio universale, emerso da un'ispirazione profonda come espressione di sofferenza, fatica e riscatto. È considerato la radice di quasi tutta la musica moderna, compresi rock, jazz, soul e funk. E, dunque, cosa avrebbe da spartire con un camorrista? Ignazio Scassillo, musicista, polistrumentista, compositore e autore di Torre Annunziata, ha pubblicato a giugno scorso anche il suo primo libro, “Sono un camorrista e mi piace il blues” (editore 1886 Publishing) con prefazione di Peppe Lanzetta.
«È un viaggio. Ci sono storie che si possono raccontare solo con le parole. Altre solo con la musica. E poi ci sono quelle che hanno bisogno di entrambe. Il mio libro è teatro, musica, emozioni, ironia e riflessione. Un percorso che attraversa l'amore, la memoria, la libertà, la denuncia e la speranza. Perché il blues non racconta soltanto il dolore: insegna a trasformarlo in consapevolezza», spiega Ignazio Scassillo.
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Il titolo, ancorché provocatorio, rappresenta il solco che traccia il percorso di un viaggio che può avere un unico luogo di partenza: Napoli. E poi attraversa il Sud, la sua incoerenza, i suoi contrasti, i suoi tormenti, il suo sole. La musica è sempre presente trasformandosi quasi in un personaggio invisibile del testo. Un fil rouge che unisce ricordi e presente, cadute e rinascite, silenzi e desiderio.
«Dentro ci sono le domande che non smettono di tornare, i ricordi di una generazione, la scuola, l’amore, la strada, le ingiustizie, le persone che abbiamo incontrato e quelle che abbiamo perso. C’è il dolore, ma anche la voglia di trasformarlo in musica. C’è l’ironia, perché a volte ridere è l’unico modo per non smettere di pensare», sottolinea l’autore.
E così, in un processo di evoluzione naturale, territorio culturale esclusivo di artisti dello spessore di Ignazio Scassillo e Peppe Lanzetta, “Sono un camorrista e mi piace il blues” si è trasformato in Teatro-Canzone: parole, musica, ironia, memoria e Napoli. Ieri sera nell’accogliente Teatro “Giancarlo Siani” di Cava de’ Tirreni è andata in scena la “prima” di un evento dalla cifra artistica significativa. Il pubblico è stato immediatamente trasferito sul convoglio che lo ha condotto in un viaggio intenso, profondo, intimo, ma anche universale e trasversale dove le parole e la musica si sono sovrapposte, senza ferirsi, con la delicatezza di una dissolvenza incrociata.
«Sono davvero felice che la prima tappa dello spettacolo sia stata programmata al Teatro Giancarlo Siani di Cava de’ Tirreni, una location bellissima. Ieri sera è successo qualcosa che faccio ancora fatica a mettere in parole. La prima è sempre la prima – sottolinea Ignazio Scassillo - e una prima non si dimentica. È andata bene. Anzi, sono felicissimo di come è andata. Certo, ci sono cose da rivedere, da sistemare, da far crescere. Ma ieri ho avuto una conferma che per me vale più di qualsiasi altra cosa: non c’è stato un momento in cui il pubblico non fosse dentro quello che stavamo raccontando».
Sul palco con il sempre istrionico e affabulatorio Peppe Lanzetta, Ignazio Scassillo (tastiere e canto) è stato affiancato da Gae Maria Palumbo (sax), Francesco Avella (batteria e percussioni), Lorenzo Scassillo (basso). Persuasive ed efficaci le incursioni teatrali dell’attrice Bina Balzano che ha collaborato anche alla regia dello spettacolo. Produzione e organizzazione di Alfonso Galdi.
(nella foto di apertura, da sinistra: Francesco Avella, Lorenzo Scassillo, Ignazio Scassillo, Bina Balzano, Peppe Lanzetta e Gae Maria Palumbo)


