Ci sono libri che raccontano una storia e libri che, più silenziosamente, restituiscono una vita. La casa degli infiniti natali di Nunzio Ariano appartiene a questa seconda, preziosa categoria.
È un'opera scritta in prosa che, pagina dopo pagina, assume una dimensione profondamente poetica. Non perché rinunci al racconto, ma perché ogni episodio, paesaggio, volto e ricordo sono attraversati da una tensione lirica capace di trasformare la memoria in materia letteraria.
Quando l’«io» diventa un «noi»
L'autore parte da sé, dalle proprie radici, dai luoghi e dalle persone che hanno segnato la sua esistenza, ma il racconto supera presto la dimensione autobiografica. Il suo «io» diventa un «noi», e una memoria privata si trasforma in memoria condivisa. Il lettore entra così nella vita dell’autore e, quasi senza accorgersene, vi sovrappone la propria. La scrittura è naturale e fluida, ma profondamente evocativa. Il paesaggio non viene soltanto descritto: viene restituito attraverso colori, suoni e soprattutto odori. Il profumo di un fiore, quello domestico e inconfondibile dell'olio che frigge, un rumore o una voce diventano porte d'accesso al passato.
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Torre Annunziata, una geografia dell’anima
È attraverso i sensi, infatti, che la memoria riesce a sopravvivere: un odore può riportare indietro di decenni, un paesaggio può riaprire una porta, una voce può restituire per un istante qualcuno che non c'è più. Ariano costruisce così una vera e propria geografia sentimentale del proprio paese natale, Torre Annunziata, che nelle sue pagine non rimane soltanto un luogo geografico, ma diventa un luogo dell'anima.
Strade, case e luoghi dell'infanzia assumono una dimensione quasi sospesa. Il tempo sembra rallentare, talvolta fermarsi, come se quei luoghi fossero riusciti a conservare gesti, presenze ed emozioni. Il paese diventa quindi il luogo originario da cui l'esistenza prende forma e al quale è sempre possibile tornare attraverso la memoria. È qui che il titolo acquista tutta la sua forza. Non è soltanto la casa in cui si è nati: è la casa nella quale continuiamo a nascere ogni volta che ricordiamo. Ogni ritorno è una nuova nascita. E forse è proprio per questo che i natali possono essere infiniti.
La malinconia che salva il passato dall’oblio
Nelle pagine del libro vive una malinconia sottile, mai distruttiva. È la malinconia di chi guarda al passato senza voler cancellare nulla: felicità e delusioni, sogni realizzati e incompiuti. Ariano non combatte il passato: lo ascolta, lo interroga e lo accoglie, salvandolo dall'oblio. Anche il dolore assume così una dimensione diversa. La morte di un amico, raccontata con partecipazione e umana costernazione, non diventa una pagina semplicemente funerea: il ricordo riesce a restituire presenza a chi non c'è più.
Il padre Umberto e l’eredità che sopravvive all’assenza
Tra le figure più intense emerge quella del padre, Umberto, la cui presenza il tempo e la morte non hanno cancellato. Al contrario, l'assenza sembra renderla ancora più forte. Nel suo ricordo emergono insegnamenti che vanno oltre le parole: forza, saggezza, tenerezza. Non è soltanto il ritratto di una persona amata, ma la testimonianza di un'eredità umana, di ciò che un padre può lasciare nel carattere e nell'anima di un figlio.
Ancora una volta, il ricordo personale diventa universale e il lettore può ritrovare qualcosa del proprio rapporto con il padre, con l'assenza e con ciò che rimane quando una persona non può più esserci fisicamente.
La sacralità delle piccole cose
Nel libro il quotidiano acquista progressivamente una dimensione quasi sacrale. Sacri diventano i sentimenti, il paesaggio, l'amore familiare e sentimentale, l'amicizia, ma anche le debolezze e le sconfitte. Ariano non racconta una vita idealizzata né costruisce personaggi perfetti. Racconta un'esistenza fatta di luci e ombre, gioie e inquietudini, conquiste e perdite. Ed è proprio questa imperfezione a renderla autentica.
Sarebbe però riduttivo definire La casa degli infiniti natali soltanto un libro malinconico. Nelle sue pagine c'è anche una gioia autentica, soprattutto nei ricordi delle amicizie e nei momenti in cui il passato non appare come qualcosa che abbiamo perduto, ma come qualcosa che abbiamo avuto la fortuna di vivere.
Malinconia e gioia non sono dunque opposti, ma due facce della stessa memoria.
Un libro che invita a rallentare
Perfino ciò che fa soffrire può contenere una forma di felicità: quella di aver amato, conosciuto e condiviso. Particolarmente felice è anche la struttura del libro. Ogni capitolo, articolato in due parti, si apre con una frase di un autore celebre. Le citazioni non sono casuali: sembrano piccole chiavi capaci di introdurre il lettore nel racconto. Un altro merito dell'opera è la piacevolezza della lettura. Il racconto procede senza pesantezze e il lettore viene accompagnato naturalmente da una pagina all’altra. Eppure, proprio quando la lettura scorre veloce, nasce il desiderio di rallentare, tornare a una frase, a un'immagine, a un ricordo. Alcune pagine, infatti, non chiedono soltanto di essere lette: chiedono di essere ascoltate.
La casa come metafora della memoria
Forse il vero viaggio proposto da Nunzio Ariano non è soltanto quello attraverso i luoghi della propria memoria, ma attraverso il tempo. Un viaggio nel quale il passato non è davvero passato, perché continua a vivere dentro di noi. La casa diventa così una metafora potente: è il luogo degli affetti, delle radici, delle prime scoperte, delle persone amate, delle voci che non possiamo più ascoltare, dei sogni inseguiti e di quelli lasciati andare. Una casa nella quale, nonostante tutto, possiamo sempre tornare. Ed è forse questa la bellezza più profonda de La casa degli infiniti natali: Ariano parte dalla propria storia per ricordarci che ognuno di noi possiede una casa invisibile, fatta di persone, luoghi e sentimenti che il tempo non riesce a distruggere.
Un libro da leggere, ma soprattutto nel quale ritornare
Quando si arriva all'ultima pagina rimangono un lieve velo di malinconia, un sorriso e qualche ricordo riaffiorato. Soprattutto, resta la consapevolezza che non esiste nostalgia più bella di quella che ci restituisce, anche solo per un istante, ciò che abbiamo amato. È dunque un libro da leggere, ma soprattutto un libro nel quale ritornare. Perché certe case non hanno una sola porta. Hanno infiniti ingressi.
Il libro sarà presentato al pubblico mercoledì 16 settembre, alle ore 19:00, presso la Libreria Libertà, al corso Vittorio Emanuele III - Torre Annunziata.


