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Truffa ai danni dell’Asl Na1 Centro: nei guai 4 medici per prescrizioni sanitarie false

Truffa ai danni dell’Asl Na1 Centro: nei guai 4 medici per prescrizioni sanitarie false

Esami diagnostici fantasma per ottenere rimborsi indebiti dal Sistema Sanitario Nazionale

(1 minuto di lettura)
A cura della Redazione

Due medici agli arresti domiciliari e interdizione dall’esercizio dell’attività per un anno per altri due.

Questo è il risultato delle indagini della Guardia di Finanza, 2° Nucleo operativo metropolitano, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, scaturite da una denuncia presentata dalla stessa Asl Na1 Centro.

Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno scoperto un’associazione per delinquere finalizzata alla truffa che, falsificando le prescrizioni mediche di esami diagnostici, otteneva indebiti rimborsi da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, su disposizione del Gip del Tribunale di Napoli, ha eseguito un provvedimento cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti dei rappresentanti legali di 2 centri diagnostici e la misura interdittiva dall’esercizio dell’attività per 1 anno nei confronti di 2 medici convenzionati con l’Asl Na1 Centro.

I rappresentanti legali sono padre e figlio, residenti a Napoli e i medici operano in strutture sanitarie del capoluogo.

Il meccanismo architettato consisteva nella prescrizione di costosi esami diagnostici di laboratorio, in codice di esenzione, nei confronti di soggetti che di fatto erano totalmente ignari delle prescrizioni a loro nome.

In questo modo, i due laboratori potevano chiedere fraudolentemente il rimborso delle somme a carico del Servizio Sanitario Nazionale per esami diagnostici in realtà mai eseguiti. 

Sono stati sentiti in atti oltre 100 pazienti i quali hanno disconosciuto le prescrizioni a loro nome e persino affermato, in molti casi, di non essersi mai recati presso quei centri diagnostici.

Le prescrizioni sanitarie esaminate hanno permesso ai due laboratori di analisi di richiedere ed ottenere un indebito rimborso pari a oltre 58mila euro, per cui la Guardia di Finanza ha potuto procedere a sequestri per valore equivalente a carico degli indagati.

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