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Giallo all'aeroporto di Napoli: il giovane senza memoria che "abita" a Capodichino
Si presenta senza memoria e racconta solo il nome e la nazionalità; gli inquirenti e i volontari indagano mentre lui chiede solo un paio di scarpe nuove per ricominciare a camminare
Se per tutti Capodichino è noto come Aeroporto di Napoli, per qualcuno, invece, è qualcosa di più.
È la storia di Daniel, il trentenne svedese che, da oltre un mese, considera lo scalo partenopeo come casa propria.
Gli interrogativi sulla sua identità, sui motivi e le modalità per cui il ragazzo si è ritrovato in questo luogo sono molti ma, attualmente, rimangono irrisolti. Il giovane sostiene, infatti, di essere affetto da una grave amnesia, tanto da non ricordare nessun dettaglio sulla sua condizione.
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Sostiene di chiamarsi Daniel e di essere svedese: questo è tutto ciò che rimane della sua identità frantumata, i cui frammenti sono da raccogliere in qualche valigia dispersa sul nastro trasportatore.
L’aggressione a Roma e il buio sul passato
Le uniche informazioni che il giovane è riuscito a raccontare riguardano un’aggressione e un furto subito. Il trentenne ha sostenuto di esser stato malmenato a Roma da un gruppo di persone che gli avrebbe portato via passaporto, documenti e denaro. Daniel, però, non riesce a ricordare il motivo della sua permanenza nella Capitale e di come, poi, si sia ritrovato a Napoli.
Il ragazzo misterioso dall’animo gentile
Seppur non in grado di ricordare dettagli sulla sua situazione, il giovane non ha dimenticato le buone maniere. Difatti, è da oltre trenta giorni che Daniel si è insediato, oltre che tra un gate e l’altro, nella memoria e nel cuore di tutti. Sempre gentile, garbato e riservato, il viaggiatore misterioso è riuscito a conquistare l’animo dei lavoratori di Capodichino. Questi, infatti, si sono dimostrati da subito inclusivi, procurandogli tutto il necessario per assicurargli una permanenza più adeguata, nonostante il ragazzo non avesse mai avanzato alcuna richiesta e avesse, al contrario, sempre mostrato riconoscenza per ogni gesto di premura.
Vedi prima le notizie che ti interessano Scegli TorreSette come fonte preferita su Google. Bastano due tap: si apre Google, tocchi TorreSette e confermi.Capodichino, la rete di assistenza dei dipendenti partenopei
In una realtà in cui il ‘diverso’ è guardato, spesso, in cagnesco, Capodichino si configura come un microcosmo gentile, in cui, senza pregiudizi, si è disposti ad aiutare l’altro, anche se straniero e sconosciuto.
Ciò che ha allertato i dipendenti aeroportuali è stata la chiusura di Capodichino per lavori di rinnovo, prevista dall’uno novembre. Cosa ne sarà di Daniel? Quale sarà, adesso, la sua dimora? Sono state questi in timori che hanno indotto i lavoratori a compiere una segnalazione all’ambasciata che, dal 15 ottobre, ha avviato la sua azione di soccorso. Pierluigi Petrone, console svedese a Napoli, si è recato personalmente sul posto per documentarsi sulle condizioni del giovane. Avendolo trovato con indosso una semplice maglietta, il delegato ha regalato al trentenne una felpa per ripararlo dal freddo.
Essendosi assicurato che fosse in buone condizioni fisiche, Petrone ha dichiarato che sono in corso le indagini per ricostruire l’identità di Daniel e per aiutarlo a ritornare in patria.
Il giovane Daniel come un Ulisse 2.0
Potremmo definire il giovane come l’Odisseo dei giorni nostri: se si ricorda la vicenda, infatti, il naufrago, nudo, privo di beni e di identità, si ritrova a chiedere asilo alla corte dei Feaci, che lo accolgono senza alcun pregiudizio.
‘Xenia’ è la parola greca che indica ospitalità e solidarietà nei confronti di uno straniero che, in effetti, viene visto come un vero e proprio ospite da assistere ed aiutare, utilizzando ogni mezzo a disposizione. I dipendenti di Napoli, infatti, non gli hanno offerto soldi, gli hanno semplicemente aperto il cuore: sarà forse questa la ragione che lo ha tenuto ancorato al posto così a lungo?
Il suo è un cammino interrotto e discontinuo che, però, il giovane ha ancora voglia di percorrere. L’oggetto dei suoi desideri, infatti, è uno solo: si tratta di un paio di scarpe nuove con cui compiere passi verso nuove realtà, piantando fiori di gentilezza, in un mondo che è un giardino di diffidenza.
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