"Il governo Meloni ha presentato un decreto legislativo per eliminare le consigliere di parità regionali e provinciali, figure istituzionali preziose e necessarie, che promuovono e tutelano l'attuazione dei principi di uguaglianza e di non discriminazione tra uomini e donne sul lavoro. Ancora una volta, dopo il tentativo di snaturare i consultori, dopo la cancellazione della parola "consenso" dalla riforma del reato di violenza sessuale, dopo il diniego di introdurre i temi dell'affettività nelle scuole per contrastare la violenza dal punto di vista culturale, dopo il taglio alle risorse per gli asili nido e al welfare, dopo la bocciatura della proposta dei congedi paritari obbligatori, stavolta tocca al lavoro: autonomia e realizzazione delle donne non rientrano, evidentemente, tra le priorità del governo Meloni".
Così dichiarano le consigliere regionali del PD, Loredana Raia, Bruna Fiola e Francesca Amirante.
"L'Italia - ricordano le consigliere regionali del PD - ha un basso tasso di occupazione femminile rispetto all'Europa e al Sud il divario è ancora più forte. Occorre rimuovere gli ostacoli all'ingresso delle donne nel mondo delle professioni e nel mercato del lavoro, tutelare la parità salariale, non costringerle più a scegliere tra lavoro e maternità, come dimostrano le cosiddette dimissioni volontarie. Le consigliere di parità sono un punto di riferimento territoriale, di prossimità importante per le donne che hanno bisogno di aiuto, sostegno, tutela, senza contare l'impegno con le più giovani circa la sensibilizzazione contro gli stereotipi, per l'emancipazione e la libertà femminile".
"È un lavoro capillare - concludono Raia, Fiole e Amirante - che non può essere sostituito da una struttura centrale, lontana e burocratica. Per questo, alla vigilia dell'8 marzo, non possiamo tornare indietro sul cammino della parità".
