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Torre Annunziata, il fallimento di una classe dirigente e il prezzo pagato dalla città

Torre Annunziata, il fallimento di una classe dirigente e il prezzo pagato dalla città

Il terzo scioglimento per infiltrazioni in 33 anni certifica una crisi che va oltre le singole amministrazioni. A perdere, ancora una volta, sono i cittadini

(5 minuti di lettura)

Lo scioglimento del Consiglio comunale di Torre Annunziata disposto dal Consiglio dei Ministri non rappresenta soltanto la fine anticipata dell'amministrazione guidata da Corrado Cuccurullo, ma certifica l’incapacità di quanti erano stati chiamati a governare questa comunità a preservarla dal rischio di permeabilità. È l'ennesima ferita inferta a una città che da oltre trent'anni fatica a liberarsi da un'immagine e da problematiche che continuano a ripresentarsi ciclicamente.

I numeri parlano da soli. Quello attuale è il terzo scioglimento per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata negli ultimi 33 anni, dopo quelli del 1993 e del 2022. A questi va aggiunta la Commissione di accesso insediatasi nel 2013, che non portò allo scioglimento dell'ente ma si concluse con una serie di prescrizioni. Un dato che dovrebbe far riflettere tutti, indipendentemente dall'appartenenza politica.

A pagare è sempre la città

La prima considerazione riguarda proprio chi paga il prezzo più alto di questa vicenda. Non sono gli amministratori, non sono i partiti, non sono i protagonisti delle polemiche di questi anni. A pagare è la città. Ancora una volta Torre Annunziata dovrà affrontare un lungo periodo di gestione commissariale, con tutte le inevitabili limitazioni che ciò comporta. Per altri due anni sarà priva di una guida politica eletta dai cittadini e dovrà fare i conti con l'ennesimo danno di immagine a livello nazionale.

Le motivazioni ancora sconosciute

Va detto con chiarezza che, ad oggi, non sono ancora note le motivazioni contenute nella relazione che ha portato il Governo a disporre lo scioglimento. Non si conoscono nemmeno gli sviluppi completi delle indagini giudiziarie in corso. È dunque necessario evitare processi sommari e attendere la pubblicazione degli atti ufficiali. Tuttavia, la normativa in materia prevede che lo scioglimento possa essere disposto anche in presenza di situazioni di permeabilità dell'ente rispetto a influenze e condizionamenti esterni, senza che ciò implichi necessariamente responsabilità penali individuali. Questo punto è essenziale: il legislatore - tra l’esigenza di salvaguardare le istituzioni locali da un accertato rischio di infiltrazioni e la permanenza di organi non necessariamente riconosciuti di condotte penalmente rilevanti - privilegia la prima condizione.  

Le parole di Cuccurullo e la prudenza istituzionale

Non a caso, nel suo primo intervento dopo la decisione del Consiglio dei Ministri, Corrado Cuccurullo ha assunto una posizione improntata alla prudenza istituzionale. Il sindaco ha dichiarato di attendere le motivazioni del provvedimento, ha ribadito il rispetto delle istituzioni e ha ricordato la collaborazione assicurata dal Comune alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria. Parole misurate, che evitano polemiche e contrapposizioni in una fase in cui il quadro completo della vicenda non è ancora noto.

La questione delle responsabilità politiche

Allo stesso tempo, però, il comunicato del sindaco lascia inevasa una questione politica centrale. Cuccurullo richiama giustamente la necessità di una riflessione collettiva, riconoscendo che il secondo scioglimento consecutivo del Comune e la terza Commissione di accesso in successione rappresentano un fatto grave. Tuttavia, nelle sue parole non emerge una riflessione sulle criticità che hanno caratterizzato i due anni della sua amministrazione. È una scelta comprensibile sul piano comunicativo, soprattutto in assenza delle motivazioni ufficiali dello scioglimento, ma che inevitabilmente alimenta il dibattito sulle responsabilità politiche di chi ha guidato la città in questo periodo.

Dal commissariamento del 2022 al voto del 2024

Resta però un dato politico difficilmente contestabile. Quando nel 2024 si tornò al voto, la città usciva da due anni di commissariamento e da una vicenda amministrativa che aveva prodotto ventiquattro dichiarazioni di incandidabilità tra consiglieri e assessori. Successivamente l’Avvocatura di Stato ridusse il numero degli amministratori effettivamente colpiti dal provvedimento a sei, ma il segnale politico e istituzionale rimase forte.

Due anni segnati da tensioni e inchieste

I due anni dell'amministrazione Cuccurullo sono stati segnati da vicende giudiziarie e amministrative che hanno contribuito a creare un clima di costante tensione. Tre consiglieri comunali e un assessore sono stati rinviati a giudizio per dichiarazione mendace, altri due consiglieri hanno ricevuto avvisi di garanzia, mentre la stampa ha riportato informazioni in ordine all’apertura da parte della Procura della Repubblica di diversi fascicoli a seguito di esposti presentati dall'allora segretaria generale, dall'ex comandante della Polizia Municipale e pare da altri dirigenti.  Circostanze che, pur dovendo essere valutate nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, hanno inevitabilmente inciso sulla credibilità dell'azione amministrativa.

I limiti dell'esperienza Cuccurullo

Sul piano politico, poi, l'esperienza di Corrado Cuccurullo lascia più di un interrogativo. Il sindaco si è presentato come espressione della società civile e come figura estranea alle tradizionali dinamiche della politica locale. Una scelta che inizialmente apparve come un punto di forza. Con il passare dei mesi, però, sono emersi limiti che molti attribuiscono all'inesperienza amministrativa, a una gestione talvolta troppo personalistica e a una fiducia forse eccessiva nelle proprie valutazioni.

l difficile rapporto con partiti e istituzioni

Una parte delle responsabilità ricade certamente anche su chi avrebbe dovuto supportarlo e consigliarlo. Ma il punto centrale resta un altro: per guidare una realtà complessa e difficile come Torre Annunziata non bastano la competenza professionale e le buone intenzioni. Servono capacità di mediazione, ascolto, conoscenza della macchina amministrativa e costruzione di rapporti solidi con tutte le componenti istituzionali.

Emblematico è stato il rapporto con i partiti della maggioranza. Nel corso della consiliatura il sindaco ha privilegiato il rapporto diretto con i consiglieri comunali, relegando spesso i partiti a un ruolo marginale. Una scelta che ha alimentato incomprensioni, critiche e contrapposizioni sempre più evidenti.

Oltre la ricerca dei colpevoli

Oggi, però, sarebbe un errore limitarsi alla ricerca dei colpevoli. Il vero interrogativo riguarda il futuro. Dopo tre scioglimenti in poco più di tre decenni, Torre Annunziata non può continuare a considerare ogni crisi come un episodio isolato. Esiste evidentemente un problema più profondo che investe la qualità della classe dirigente, il rapporto tra politica e amministrazione e la capacità delle istituzioni di costruire un modello di governo stabile e credibile.

La domanda che la città dovrebbe porsi non è soltanto perché si è arrivati a questo nuovo scioglimento. La domanda vera è come evitare che, tra qualche anno, Torre Annunziata si ritrovi ancora una volta a raccontare la stessa storia.

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