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Torre Annunziata, nella relazione del Viminale tutte le ragioni dello scioglimento

Torre Annunziata, nella relazione del Viminale tutte le ragioni dello scioglimento

La Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto del Presidente della Repubblica: ventiquattro pagine di relazione ricostruiscono le ragioni dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata. Dalle interferenze negli appalti alle criticità nella gestione dei servizi pubblici, fino ai rapporti tra amministratori e ambienti criminali.

(4 minuti di lettura)
A cura della Redazione

E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 7 luglio 2026 (da pagina 70 a pagina 93) la “Relazione, relativa al Comune di Torre Annunziata, sull’esito degli accertamenti ispettivi volti a verificare la sussistenza dei presupposti per l’adozione del provvedimento di cui all’art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000”.

È una relazione di 23 pagine severa e dettagliata, che accompagna il decreto del Presidente della Repubblica con cui il Comune di Torre Annunziata viene sciolto ai sensi dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il documento, predisposto dal Ministero dell'Interno sulla base delle risultanze della Commissione d'accesso nominata dalla Prefettura di Napoli, descrive un'amministrazione ritenuta vulnerabile ai condizionamenti mafiosi e caratterizzata da diffuse criticità nella gestione della macchina comunale.

Il provvedimento arriva al termine di un lungo iter ispettivo iniziato con il decreto prefettizio del 30 dicembre 2025, attraverso il quale è stato disposto l'accesso agli atti del Comune. Al termine degli accertamenti, il Prefetto di Napoli ha trasmesso al Ministero dell'Interno una relazione nella quale vengono evidenziati "concreti, univoci e rilevanti elementi" riguardanti collegamenti diretti e indiretti tra amministratori locali e ambienti della criminalità organizzata, nonché forme di condizionamento tali da compromettere il buon andamento dell'ente.

Una città definita epicentro dei cartelli criminali

Nella relazione ministeriale il contesto territoriale assume un ruolo centrale. Torre Annunziata viene descritta come un territorio segnato dalla deindustrializzazione e dall'impoverimento economico, divenuto nel tempo "l'epicentro di alcuni cartelli criminali" capaci di esercitare un forte controllo del territorio attraverso traffici illeciti, spaccio di sostanze stupefacenti e infiltrazioni nell'economia legale e nella pubblica amministrazione. Secondo il Viminale, tale fenomeno sarebbe stato favorito anche dall'incapacità della politica locale di contrastare efficacemente il malaffare.

Il documento ricorda inoltre che quello del 2026 rappresenta il terzo scioglimento nella storia recente del Comune: il primo risale al 1993, mentre il secondo era stato disposto con decreto del Presidente della Repubblica del 6 maggio 2022. Tra i due provvedimenti vi era stata anche una precedente Commissione d'accesso nel 2013, conclusasi senza scioglimento ma con prescrizioni correttive.

Collegamenti con ambienti criminali

Secondo il Ministero dell'Interno, gli accertamenti hanno evidenziato collegamenti diretti e indiretti tra esponenti dell'amministrazione comunale e soggetti riconducibili alla criminalità organizzata.

La relazione sostiene che tali rapporti abbiano inciso sull'imparzialità dell'azione amministrativa, determinando il perseguimento di interessi estranei a quelli pubblici e provocando una perdita di credibilità dell'istituzione comunale, con conseguente pregiudizio per gli interessi della collettività.

Le anomalie amministrative

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il funzionamento della macchina amministrativa.

La Commissione d'accesso descrive una situazione caratterizzata da diffuse irregolarità procedimentali e da quello che viene definito un generale stato di precarietà funzionale dell'ente, tale da configurare una "legalità debole". Secondo il documento, numerosi atti amministrativi sarebbero risultati non conformi ai principi dell'ordinamento giuridico.

Il Ministero parla inoltre di una sostanziale continuità tra la precedente e la successiva amministrazione comunale nei rapporti con alcune imprese operanti sul territorio.

Poi la relazione parla si sofferma sugli affidamenti e i rapporti economici con alcune imprese; sul settore delle onoranze funebre; su stadio, videosorveglianza e immobili occupati; sui dipendenti comunali coinvolti.

Le dimissioni del sindaco non fermano lo scioglimento

Nel frattempo il sindaco aveva presentato le dimissioni il 5 maggio 2026.

Successivamente, il Prefetto di Napoli aveva disposto la sospensione del Consiglio comunale e nominato un commissario prefettizio per garantire la continuità amministrativa dell'ente. Tuttavia, come precisa espressamente la relazione ministeriale, tale circostanza non ha inciso sul procedimento già avviato per lo scioglimento ai sensi dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali.

Diciotto mesi di gestione commissariale

Alla luce delle risultanze ispettive, il Ministero dell'Interno ha ritenuto sussistenti i presupposti previsti dalla normativa antimafia per lo scioglimento del Consiglio comunale.

Il decreto del Presidente della Repubblica dispone pertanto una gestione commissariale della durata di diciotto mesi, periodo ritenuto necessario per ristabilire condizioni di legalità, imparzialità amministrativa e buon andamento dell'ente locale.

Per consultare la Gazzetta Ufficiale n. 155 del 7 luglio 2026 CLICCA QUI

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