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Scioglimento del Comune, minimizzare la relazione del Viminale non aiuta Torre Annunziata

Scioglimento del Comune, minimizzare la relazione del Viminale non aiuta Torre Annunziata

Il provvedimento non è una condanna penale ma uno strumento di prevenzione. E mentre si discute delle responsabilità politiche, resta una domanda: quale città lascia in eredità l'amministrazione sciolta?

(3 minuti di lettura)

Da giorni assistiamo al tentativo, da parte di alcuni sostenitori dell'amministrazione sciolta, di ridimensionare il contenuto della relazione del Ministero dell'Interno. Il messaggio che viene veicolato è più o meno sempre lo stesso: non ci sarebbe stato nulla di così grave da giustificare lo scioglimento del Consiglio comunale. Come se i rilievi formulati dalla Commissione d'accesso fossero marginali o, peggio ancora, irrilevanti.

È proprio questo, però, il punto che sembra sfuggire a molti.

Un Comune non viene sciolto esclusivamente quando emergono reati accertati in sede penale. L'articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali prevede lo scioglimento anche quando esistano elementi tali da dimostrare un condizionamento, o anche solo una permeabilità, dell'amministrazione rispetto alla criminalità organizzata, tale da compromettere il buon andamento dell'ente e il libero esercizio dell'azione amministrativa.

Si tratta di una misura preventiva, non di una sentenza di condanna. Confondere questi due piani significa non comprendere la natura stessa della norma, pensata per intervenire prima che il danno diventi irreparabile.

C'è poi un aspetto che lascia inevitabilmente perplessi. Le stesse persone che nel 2022, dopo lo scioglimento dell'amministrazione guidata da Vincenzo Ascione, non ebbero alcuna esitazione nel condannare politicamente quell'esperienza amministrativa, oggi, di fronte a una relazione ministeriale che evidenzia criticità analoghe sotto diversi profili, si dicono sorprese dal provvedimento e arrivano perfino a sostenere che l'articolo 143 del TUEL dovrebbe essere modificato.

Il diritto di dissentire è sacrosanto. Ma le regole dovrebbero valere sempre, non soltanto quando colpiscono gli altri.

Al di là delle motivazioni che hanno portato allo scioglimento del Comune, esiste però una domanda che meriterebbe maggiore spazio nel dibattito pubblico: quale città lascia questa amministrazione dopo quasi due anni di governo?

L'attenzione dell'opinione pubblica è comprensibilmente concentrata sulle ragioni del provvedimento adottato dal Governo. Nel frattempo, però, passa quasi inosservato lo stato in cui versa Torre Annunziata.

Strade e marciapiedi dissestati, verde pubblico trascurato come mai in passato, arredo urbano insufficiente, una presenza della polizia municipale percepita come limitata sul territorio. È solo una fotografia parziale, ma significativa. La delusione più grande, almeno sul piano politico, non riguarda le grandi opere o i progetti strategici, bensì l'ordinaria amministrazione: proprio quel cambio di passo promesso in campagna elettorale e che molti cittadini si aspettavano di vedere nella gestione quotidiana della città.

Anche sul fronte dei lavori pubblici il bilancio appare meno brillante di quanto raccontato. Molti degli interventi oggi in corso erano stati programmati dalle precedenti amministrazioni, mentre altri, come il progetto della Darsena, continuano a suscitare dubbi e polemiche.

C'è poi un dato che dovrebbe far riflettere. Qualche ex amministratore ha rivendicato come motivo d'orgoglio i circa sei milioni di euro di avanzo di amministrazione risultanti dal rendiconto approvato dal commissario prefettizio Gianfranco Tomao. Ma un avanzo così consistente, in una città che presenta tante criticità nei servizi e nel decoro urbano, difficilmente può essere considerato un successo. Significa, piuttosto, che non si è riusciti a trasformare le risorse disponibili in interventi concreti per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Il dibattito, quindi, non dovrebbe fermarsi allo scioglimento del Consiglio comunale. Dovrebbe interrogarsi anche sull'efficacia dell'azione amministrativa e sui risultati realmente conseguiti.

Perché una comunità non ha bisogno soltanto di amministrazioni impermeabili a qualsiasi forma di condizionamento esterno. Ha bisogno anche di amministrazioni capaci di governare bene, risolvere i problemi quotidiani e costruire una città migliore.

Per questo minimizzare il contenuto della relazione del Viminale, solo perché oggi può risultare politicamente conveniente, non aiuta né la ricerca della verità né il futuro di Torre Annunziata. Al contrario, rischia di indebolire uno degli strumenti più delicati che lo Stato ha a disposizione per prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali. E sarebbe un errore che la città non può permettersi.

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