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Torre Annunziata, il Pd rompe il silenzio dopo lo scioglimento: «Due anni deludenti»

Torre Annunziata, il Pd rompe il silenzio dopo lo scioglimento: «Due anni deludenti»

Ciro Passeggia, segretario cittadino del Partito Democratico, traccia un bilancio severo dell’amministrazione di Torre Annunziata dopo lo scioglimento del Consiglio comunale. Nell’intervista spiega le cause politiche della crisi e rimarca la necessità di discontinuità nel centrosinistra oplontino.

(8 minuti di lettura)
A cura di Enza Perna

A pochi giorni dallo scioglimento del Consiglio comunale di Torre Annunziata, il segretario cittadino del Partito Democratico, Ciro Passeggia, traccia un bilancio severo dell'esperienza amministrativa conclusasi con il commissariamento. Nell'intervista affronta le cause politiche della crisi, il rapporto tra il Pd e l'ex sindaco, gli errori della coalizione e le prospettive del centrosinistra oplontino. Un'analisi che non risparmia critiche e che richiama la necessità di una profonda discontinuità rispetto al passato.

"Lo scioglimento non è una maledizione, ma il risultato di problemi irrisolti"

Segretario, un nuovo scioglimento del Consiglio Comunale. 1993, 2022 e 2026. Una maledizione?

“La sospensione della democrazia è un evento eccezionale; diventa un obbligo quando bisogna difendere le istituzioni locali da condizionamenti e infiltrazioni. C’è chi dice che la legge è sbagliata; è un approccio che non mi convince. Bisogna agire sulle cause non sui rimedi. Concordo con il sen. Orfeo Mazzella”.

Cioè?

“Va cambiata l’immagine, non lo specchio. Trovo anche sbagliato dire che nel 2022 non fu trovato nulla; non mi pare proprio. È giusto sollevare, sul piano generale, anche il tema della burocrazia. Ma non so se questo tema riguardi anche i comuni nei quali vi è stato un ricambio quasi totale del personale, come il nostro”.

"Il Pd era troppo debole nella scelta del candidato sindaco"

Come nacque la candidatura a sindaco di Cuccurullo?

“Un percorso complicato del quale ho una parziale conoscenza; non ero segretario allora”.

Ma almeno sai come il Pd come si mosse in quella fase?

“So che verso il partito vi era una pregiudiziale che univa l’intera coalizione: il Pd non doveva esprimere il candidato sindaco”.

Quale era la “colpa”?

“Lo scioglimento era avvenuto con un sindaco che, nel 2017, ovvero al momento della candidatura era un nostro iscritto.  Anche se nel 2022 non lo era più e dal 2021 il Pd era all’opposizione”.

Sì ricordo. I parlamentari del Pd chiesero la Commissione di accesso. Il Gruppo consiliare aveva già votato contro il Bilancio e raccolse le firme per lo scioglimento.  

“Sì. Quelle scelte, però, furono giudicate insufficienti. In verità, lo stesso Pd sollecitò la candidatura di personalità torresi esterne alla politica, alcune di grande valore, che però non si resero disponibili”.

"La coalizione nacque con un'identità confusa"

A quel punto che succede?

“Il prof. Cuccurullo - proposto da altri - si dichiarò disponibile; si aprì, purtroppo, a quel punto una fase di subalternità. Il Pd era così debole da consentire l’ingresso nella coalizione di esponenti provenienti dall’alleanza a favore di Alfano (esponenti della Lega e uomini di centrodestra che, quando conviene, scelgono il centrosinistra)”.

Insomma, le premesse non erano proprio ottimali.

“No, vi era un’identità confusa della coalizione e qualche eccessiva suggestione sul ruolo del sindaco”.

In che senso?

“Un’idea impropria, dettata forse dall’inesperienza, su compiti, poteri e modi di relazionarsi. Come se la disponibilità a svolgere l’incarico producesse la minimizzazione dei doveri normativi, del rispetto di procedure, l’inutilità del confronto con la città. Un passaporto di ‘esclusività decisionale’”.

"Con il sindaco contrasti sull'azione amministrativa"

Il rapporto tra il gruppo dirigente del Pd e il sindaco è risultato spesso difficile. Perché?

“Nulla di personale. Il contrasto con il sindaco riguardava un’azione amministrativa inefficace e inefficiente, procedure irrituali, ritardi programmatici e l’incoerenza di alcune scelte con i propositi di rinnovamento”.

"Gli errori nelle nomine e nella gestione dell'ente"

Ad esempio?

“Si era sbandierato il rinnovamento e si designavano o si sostenevano personalità che siedono in Consiglio o in Giunta da una vita e non sempre con curricula luminosi”.

Una falsa partenza?

“Si; frettolosa rimozione dei funzionari nominati dalla Commissione straordinaria, da un lato, superficiale e imprudente attribuzione di funzioni burocratiche e amministrative, dall’altro”.

Serviva altro?

“In un Ente sciolto per infiltrazioni le procedure vanno rispettate in modo rigoroso, bisogna avvalersi di collaboratori sui quali non è possibile avanzare nessun tipo di dubbio, bisogna nominare amministratori dotati di competenza e di riconosciuta autorevolezza”.  

"Le dimissioni? Dovevano arrivare già a gennaio"

Una debolezza innanzitutto politica, allora. E lo scioglimento?

“Le motivazioni dei clamorosi provvedimenti di questi giorni andranno analizzate per farne tesoro, al di là di eventuali responsabilità individuali”.

Che potrebbero esserci?

“In relazione allo scioglimento non lo so. Sul piano amministrativo generale mi chiedo: se due diversi funzionari dello Stato evidenziano il rischio di reati o evocano ipotesi di reato, il destinatario delle informative che ricopre una carica pubblica ha o non ha il dovere di trasmettere gli atti all’Autorità giudiziaria?”.  

Il sindaco dimissionario è considerato una persona per bene.

“Non ne dubito. Ma in politica l’onestà è una pre-condizione. Proviamo a distinguere tra comportamenti corretti o comportamenti condizionati da un relativismo etico/morale. Frasi del tipo si è sempre fatto così o peggio ancora ma che sarà mai, sono un guaio. Un comportamento è corretto se fa chiarezza, subito e fino in fondo”.

Dimissioni confermate e, poi, scioglimento. È calato il sipario sulla consiliatura, allungando il periodo di commissariamento.  

“La conferma delle dimissioni è stata una scelta giusta, di responsabilità. Lo scioglimento ne rafforza la giustezza. Probabilmente le dimissioni andavano date prima, già a gennaio, con la nomina della Commissione d’accesso. Lo consigliarono, a suo tempo, in molti”.

Come qualificare, alla fine, questi due anni?

“Deludenti. Un’esperienza che ha deluso le tante speranze riposte, oltre che per le ragioni già evidenziate, anche sul piano operativo. Città sporca, strade dissestate, risorse non spese. Potrei continuare”.  

Perché solo adesso vengono dette queste cose?

“Non da me. Nel corso dei mesi precedenti, io - a nome del Pd - ho indicato la necessità di affrontare, in primo luogo, alcune emergenze programmatiche, ho messo in guardia dall’inopportunità di alcune nomine, consigliato il rispetto rigoroso delle procedure, dissentito da scelte che sfidando la ragionevolezza affidavano materie di particolare complessità a persone prive di competenza, non condiviso atteggiamenti assunti nei confronti di altri poteri dello Stato. Accogliere questi suggerimenti sarebbe risultato prezioso”.

"Una parte del gruppo Pd inseguiva il miraggio del potere"

Il Gruppo consiliare del Pd che ha fatto?

“Purtroppo, una parte consistente del gruppo, forse per inesperienza, si è messa contro il Circolo, è diventata prigioniera del miraggio del “potere”, è caduta nella trappola delle divisioni, alimentate dalla miopia di quanti, dall’esterno, scommettevano sull’indebolimento del Pd, immaginando che fosse un vantaggio”.

"Serve una discontinuità totale con il passato"

Ora ci saranno i soliti appelli all’unità?

“Non distinguere, non approfondire in modo serio, sarebbe la scelta peggiore. Per il partito, per le istituzioni ma soprattutto per la città. L’unità si può fare solo tra chi è onesto, ha una visione, esprime idee, si batte per il cambiamento. Non con chi coltiva meschini interessi personali, grandi o piccoli che siano”.

Tradotto?

Con la relazione sullo scioglimento e la conclusione delle altre indagini capiremo meglio.

Per fare cosa?

“Lavorare a un programma chiaro, costruito con quanti hanno a cuore le sorti della città, stabilendo precise priorità e indicando fonti di finanziamento concretamente accessibili”.

È sufficiente?

No, non basta: andranno esclusi quanti hanno mostrato allergia alle regole e alle norme. Senza una discontinuità irrevocabile con un personale politico inadeguato, senza investimenti su nuove personalità, competenti ed autorevoli, senza una rottura definitiva con alleanze spurie (chi è di destra vada a destra e nessun papocchio di potere travestito da patto istituzionale), senza chiusure con il finto civismo di personaggi logorati che badano solo a far parte dello schieramento vincente, senza tutto questo è impossibile la risalita.

Detto in modo più chiaro?

“Il personale istituzionale e politico che ha determinato lo scioglimento precedente e dal quale prende origine l’attuale scioglimento va azzerato. In modo non temporaneo. Altrimenti ci saranno ulteriori scioglimenti”.

"Ci sono responsabilità da chiarire nel partito, a tutti i livelli"

Sembra un programma politico. Sei disponibile a guidare anche la nuova fase?

“Se ci sarà un progetto che ha le caratteristiche che ho evidenziato, sono pronto a dare il mio umile contributo; anche nel caso sia necessario affidare il Circolo ad una guida diversa. Una situazione che valuterò con il segretario provinciale e con gli iscritti, con i compagni impegnati nei massimi organismi politici nazionali e negli organi di governo della Regione.  Certo, non sono affezionato agli incarichi. Una sola cosa, però, la voglio chiedere: chi aveva compiti di rilievo nel partito, a tutti i livelli, deve assumersi le proprie responsabilità. Non è giusto che chi ha fatto finta di non vedere atteggiamenti sbagliati, chi ha sostenuto soluzioni rivelatesi dannose possa eclissarsi senza fornire spiegazioni”.

Quella del segretario del Partito Democratico rappresenta una delle prime analisi politiche dopo il nuovo scioglimento del Comune. Un dibattito destinato a proseguire nei prossimi mesi, in vista della ricostruzione del quadro politico cittadino.

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