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Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta, blitz dei carabinieri: due arresti

Traffico illecito di rifiuti tra Napoli e Caserta, blitz dei carabinieri: due arresti

L'inchiesta della DDA svela uno smaltimento di 25mila tonnellate di fanghi e rifiuti speciali video

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Maxi operazione dei carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli nelle province di Napoli e Caserta contro il traffico illecito di rifiuti. Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i militari hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale partenopeo nei confronti di due persone, ritenute responsabili a vario titolo di traffico organizzato di rifiuti, associazione per delinquere, riciclaggio e gestione illecita di rifiuti.

L’indagine, avviata nell’aprile del 2023 dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli e Caserta, ha portato alla luce un sistema illecito che avrebbe consentito lo smaltimento abusivo di circa 25mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, prevalentemente fanghi di depurazione e materiali derivanti da demolizioni.

I rifiuti sversati in terreni agricoli e laghetti

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i rifiuti sarebbero stati smaltiti illegalmente in terreni agricoli situati tra Capua, Mondragone e Castel Volturno, oltre che in due laghetti naturali trasformati in vere e proprie discariche abusive.

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I fanghi provenivano soprattutto dalle industrie conserviere dell’agro nocerino-sarnese e avrebbero provocato gravi conseguenze ambientali e igienico-sanitarie, con forti esalazioni maleodoranti avvertite anche dalla popolazione residente.

Gli investigatori hanno inoltre scoperto un articolato sistema di falsificazione dei documenti di trasporto: nei formulari i fanghi venivano indicati come “sabbione” o materiali da edilizia trattati, così da mascherarne la reale natura e facilitarne il trasporto e lo smaltimento illecito.

Sequestri per oltre un milione e mezzo di euro

L’attività criminale avrebbe generato profitti illeciti per circa 1,6 milioni di euro. Per questo motivo il Gip ha disposto sequestri per equivalente di beni mobili e immobili, automezzi e dell’intero complesso aziendale coinvolto nell’inchiesta, con sede a Castel Volturno.

Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati almeno sei terreni agricoli contaminati dagli sversamenti.

Tra i siti finiti sotto la lente degli investigatori anche un’area di cantiere a Boscofangone, nel comune di Nola, dove erano in corso lavori per la realizzazione di un grande polo industriale. Anche quell’area è stata sottoposta a sequestro dalla Procura di Nola.

I collegamenti con il clan dei Casalesi

Le indagini sono state supportate anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ex appartenente al clan dei Casalesi, che avrebbe indicato collegamenti dell’azienda coinvolta con il gruppo Bidognetti.

Secondo quanto emerso, la società sarebbe stata utilizzata in passato per attività di smaltimento rifiuti riconducibili agli interessi del clan, anche nell’ambito di lavori effettuati presso strutture private e lidi balneari del litorale domizio.

Gli inquirenti precisano che il provvedimento eseguito è una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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