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Poggiomarino. Scavi di Longola a rischio chiusura

Poggiomarino. Scavi di Longola a rischio chiusura
(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
Scavi di Longola a Poggiomarino, incombe il rischio chiusura. Martedì si è tenuta una riunione tra l´amministrazione comunale di Poggiomarino, la soprintendente Teresa Elena Cinquataquattro e i consiglieri regionali della Campania. "Non è emersa alcuna proposta concreta di sviluppo dell´area - dichiara Francesco Servino dell´Assemblea Federale degli Ecologisti e Reti Civiche -. Ci aspettiamo che oltre ai fondi che la Regione dovrà stanziare per gli scavi venga elaborato un piano economico che funga da modello per tutti i comuni vesuviani che conservano tracce archeologiche della propria storia. Non ha senso - prosegue Servino - e fa rabbia ricordare che i tesori rinvenuti a Poggiomarino vengono esposti in Germania o stanno chiusi all´interno dei magazzini: costruiamo dei musei nei posti dove sono stati rinvenuti e generiamo in questo modo un indotto. Non siamo in grado di valorizzare le nostre risorse per creare sviluppo: è ora di dare credito alle proposte dei cittadini e porre meno vincoli restrittivi al rilancio dei territori. Tutela non vuol dire abbandono e soprattutto non è ancora chiaro il destino degli operai rimasti senza lavoro: qualcuno deve impegnarsi a riassumerli", conclude l´esponente degli ecologisti. "La proposta degli Ecologisti e Reti Civiche - spiega Roberto Duraccio, presidente dell´associazione Jamm di San Giuseppe Vesuviano - è quella dell´azionariato popolare. I territori presentano tutti i crismi per l´elaborazione di un percorso che parta da Nola per arrivare a Pompei, passando per Somma Vesuviana, Ottaviano, Terzigno e Boscoreale, che sappia coniugare l´archeologia, le bellezze naturali e le tipicità dei territori. Su questi progetti bisogna puntare per dare un nuovo slancio alle nostre terre: bisogna generare un indotto che attinga dalle ricchezze che ci appartengono. I modelli da proporre ci sono e sono tutti potenzialmente applicabili: il meridione d´Italia è la culla della civiltà italica e sta a noi riscoprire e proteggere questo passato. L´archeologia - afferma Duraccio - è un bene comune e i beni comuni devono essere beneficio di tutti".

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