C'è un filo sottile che attraversa il cartellone del Festival delle Ville Vesuviane. Non è soltanto quello della memoria, né esclusivamente quello della grande tradizione teatrale napoletana. È la volontà di restituire umanità a figure che la storia, il teatro e la letteratura hanno spesso trasformato in icone.
Protagonisti di questo percorso sono "Le verità di Luisa Sanfelice", in scena il 23 luglio alle ore 21 a Villa Campolieto, e "Filumena - I figli di nessuno", produzione della Compagnia Skaramacay, in programma il 26 luglio alle ore 20.30, sempre nella splendida cornice della villa settecentesca di Ercolano. Due spettacoli diversi, due linguaggi scenici differenti, ma una medesima urgenza artistica: andare oltre il mito per raccontare la verità degli esseri umani.
Luisa Sanfelice oltre il mito
Con "Le verità di Luisa Sanfelice", scritto da Roberto Russo e diretto da Francesco Saponaro, il Festival propone una delle riletture più originali e profonde dedicate alla celebre protagonista della Repubblica Napoletana del 1799.
Interpretata da Ingrid Sansone, nipote di Luisa Conte, accompagnata dai canti e dalla tammorra di Federica Totaro e dal violoncello di Marco Di Palo, la Sanfelice abbandona definitivamente l'immagine dell'eroina risorgimentale per restituire una donna attraversata dalla paura, dall'amore, dal dubbio e dall'istinto di sopravvivenza.
L'opera prende ispirazione dal celebre dipinto di Gioacchino Toma, che raffigura Luisa durante la prigionia a Castel Sant'Elmo, trasformando quell'istante sospeso in un intenso viaggio interiore.
Una ricerca storica che restituisce la donna
Roberto Russo costruisce un dialogo immaginario con presenze invisibili, fondato su una rigorosa ricerca storica che supera tanto la narrazione di Vincenzo Cuoco quanto quella romantica di Alexandre Dumas. Ne emerge una donna fragile, travolta dalla storia, che continua ostinatamente ad aggrapparsi alla vita anche attraverso le proprie contraddizioni e le proprie menzogne.
La regia di Francesco Saponaro trasforma la cella della protagonista in uno spazio mentale, una sorta di Via Crucis laica dove memoria, allucinazione e coscienza convivono in un continuo dialogo con i fantasmi del passato. Le musiche dal vivo, affidate al violoncello e alla tammorra, accompagnano questo percorso emotivo trasformando la parola in un'esperienza sensoriale.
Filumena rivive tra teatro e danza
Il 26 luglio alle ore 20.30 il Festival cambia linguaggio, ma non prospettiva. Con "Filumena - I figli di nessuno", la Compagnia Skaramacay, guidata dalla drammaturga e coreografa Erminia Sticchi, porta in scena uno spettacolo di teatro-danza che dialoga con l'universo di Eduardo De Filippo e con la straordinaria interpretazione che Titina De Filippo diede di Filumena Marturano.
Non si tratta di una trasposizione del celebre testo eduardiano, ma di una rilettura contemporanea. Corpo, voce e immagini convivono in un linguaggio essenziale e potente, costruendo un'esperienza immersiva nella quale memoria, assenza e appartenenza si intrecciano senza soluzione di continuità. La danza diventa così il luogo in cui la parola di Eduardo continua a vivere, trasformandosi in gesto, emozione e presenza fisica.
Il teatro restituisce la verità dei personaggi
Luisa Sanfelice e Filumena appartengono a epoche e linguaggi differenti, ma condividono la stessa condizione: quella di figure diventate simbolo e che il teatro sceglie oggi di riportare alla loro dimensione più autentica.
È una scelta artistica precisa, che privilegia la complessità rispetto alla retorica, l'ascolto rispetto alla celebrazione e la verità delle emozioni rispetto alla ricostruzione monumentale.
A Villa Campolieto, la storia torna così a respirare attraverso il teatro. Lo spettatore è chiamato non soltanto ad assistere, ma a riconoscersi nelle fragilità di uomini e donne che, pur appartenendo al passato, continuano a parlare con sorprendente forza al nostro presente.


