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Ercolano - A Villa Campolieto due appuntamenti, un unico messaggio culturale

Ercolano - A Villa Campolieto due appuntamenti, un unico messaggio culturale

Il 20 luglio il docufilm «Paolo Borsellino. Essendo Stato», il 24 «Parthenope… Napoli è nata femmina»

(5 minuti di lettura)

Nella magnifica cornice di Villa Campolieto, capolavoro del Miglio d’Oro affacciato sul mare di Ercolano, la cultura si fa racconto, la storia diventa emozione e l’arte assume il compito più alto: custodire la memoria e raccontare l’identità di un popolo. Due appuntamenti, apparentemente lontani tra loro, ne rappresentano l’essenza più autentica. Nell’ambito del Festival delle Ville Vesuviane, il 20 luglio, alle ore 20.30, il ricordo di Paolo Borsellino si trasformerà in un intenso momento di memoria civile con la proiezione del docufilm «Paolo Borsellino. Essendo Stato», scritto, interpretato e diretto da Ruggero Cappuccio, che introdurrà personalmente la serata. Il 24 luglio, sempre alle 20.30, sarà invece la danza a dare voce all’anima più profonda di Napoli con «Parthenope… Napoli è nata femmina», la nuova produzione della Compagnia Aplomb firmata da Antonio Piccoli e Ivana Riccio.

Due linguaggi artistici differenti. Un unico messaggio: la cultura è il luogo nel quale una comunità riconosce sé stessa. La scelta di dedicare la serata del 20 luglio a Paolo Borsellino, a poche ore dall’anniversario della Strage di via D’Amelio, assume un valore che va ben oltre la commemorazione. Non sarà soltanto la proiezione di un documentario, ma un autentico atto di coscienza collettiva. Nel suo intenso lavoro cinematografico, Ruggero Cappuccio restituisce il volto più umano del magistrato palermitano. Non soltanto il simbolo della lotta alla mafia, ma un padre, un uomo, un servitore dello Stato che scelse, con assoluta consapevolezza, di non arretrare mai davanti alla violenza criminale.

Attraverso immagini di grande forza evocativa, il documentario accompagna lo spettatore nei luoghi della vita di Borsellino: Palermo, il Palazzo di Giustizia, la spiaggia, il campo di calcio dove da ragazzo giocava con Giovanni Falcone. Momenti di quotidianità che acquistano un valore universale e conducono fino alla ricostruzione della storica audizione del 31 luglio 1988 davanti al Consiglio Superiore della Magistratura, nella quale il magistrato denunciò con straordinaria lucidità le difficoltà dello Stato nella lotta a Cosa Nostra.

Il racconto approda inevitabilmente al tragico 19 luglio 1992, ma il cuore dell’opera non è la morte. È l’eredità morale lasciata da un uomo che ha trasformato il senso del dovere in un patrimonio civile destinato alle generazioni future. Una testimonianza che continua ancora oggi a interrogare le coscienze e a ricordare che giustizia, legalità e libertà non sono conquiste definitive, ma valori da difendere ogni giorno.

Pochi giorni dopo, la stessa Villa Campolieto cambierà linguaggio senza perdere intensità. Sarà la danza a raccontare un’altra forma di memoria: quella delle origini di Napoli. Con «Parthenope… Napoli è nata femmina», la Compagnia Aplomb porta in scena la leggenda della sirena Partenope, il cui canto e il cui sacrificio, secondo il mito, diedero origine alla città. Un racconto antico che, attraverso la forza del movimento, diventa sorprendentemente contemporaneo.

Le coreografie di Antonio Piccoli e Ivana Riccio costruiscono un affascinante dialogo tra mito e realtà, tra tradizione e presente. I danzatori trasformano il corpo in parola, ogni gesto diventa racconto, ogni movimento restituisce frammenti dell’identità napoletana. Lo spettacolo attraversa i secoli, superando la semplice narrazione mitologica per raccontare una Napoli autentica, colta, intensa, lontana dagli stereotipi. Una città che continua a rinascere attraverso la sua arte, la sua musica, il suo teatro e la sua straordinaria capacità di custodire la bellezza anche nelle sue contraddizioni.

La danza, accompagnata da una raffinata selezione musicale e da momenti di intensa teatralità, diventa così un viaggio dentro l’anima della città, una riflessione sul profondo legame che unisce un popolo alle proprie radici.

Ed è proprio qui che i due eventi si incontrano. Da una parte la memoria civile di Paolo Borsellino, esempio luminoso di coraggio e responsabilità; dall’altra la memoria culturale di Partenope, simbolo eterno delle origini di Napoli. Due storie diverse che parlano entrambe di identità. Due racconti che ricordano come una comunità possa costruire il proprio futuro soltanto conservando vivo il rapporto con il proprio passato.

Villa Campolieto diventa così molto più di una splendida dimora settecentesca. Diventa un luogo dell’anima, uno spazio nel quale il patrimonio storico dialoga con la creatività contemporanea, dove il cinema incontra la danza, la memoria incontra l’arte e la bellezza incontra il senso civico. È questa la missione più alta del Festival delle Ville Vesuviane: trasformare ogni spettacolo in un’occasione di crescita culturale, offrendo al pubblico non soltanto emozioni, ma anche strumenti per comprendere meglio la propria storia e il proprio tempo. In un’epoca nella quale il rischio dell’oblio è sempre in agguato, il Festival sceglie di affidare all’arte il compito più nobile: ricordare, educare, emozionare. Perché la memoria di Paolo Borsellino e il mito di Partenope appartengono entrambi allo stesso patrimonio ideale. Sono due volti di un’unica eredità fatta di coraggio, bellezza, dignità e appartenenza.

E sarà proprio nella magia senza tempo di Villa Campolieto che queste due anime si incontreranno, regalando al pubblico non soltanto due straordinari spettacoli, ma un unico grande viaggio dentro ciò che rende davvero grande un popolo: la capacità di non dimenticare mai chi è stato e di continuare, attraverso la cultura, a immaginare il proprio futuro.

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