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Portici, al Teatro Don Peppe Diana arriva “Finestre chiuse”: mistero e tensione psicologica

Portici, al Teatro Don Peppe Diana arriva “Finestre chiuse”: mistero e tensione psicologica

Il 14 e 15 novembre la Compagnia degli Adagi porta in scena il nuovo spettacolo scritto e diretto da Yari Mirko Alfano.

(3 minuti di lettura)

Ci sono case che proteggono e case che, lentamente, finiscono per trasformarsi in prigioni. Ci sono finestre che vengono chiuse per difendersi da un mondo diventato improvisamente pericoloso e altre che, una volta sbarrate, non impediscono soltanto di guardare fuori, ma sembrano negare anche la possibilità di vedere ciò che accade dentro.

È da questa immagine, semplice e insieme inquietante, che prende forma Finestre chiuse, il nuovo spettacolo scritto e diretto da Yari Mirko Alfano, che la Compagnia degli Adagi porterà in scena al Teatro Don Peppe Diana di Portici il 14 e 15 novembre.

Una nuova produzione che intreccia dramma, mistero e tensione psicologica, accompagnando lo spettatore in un crescendo di inquietudine, dove il silenzio pesa quanto le parole e nulla sembra essere esattamente ciò che appare.

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Una villa isolata durante la Prima Guerra Mondiale

La storia è ambientata negli anni della Prima Guerra Mondiale, in una villa isolata dove vive Sandra, una donna appartenente alla nobiltà, insieme ai suoi due figli adolescenti, Gilda ed Ettore. Il marito è al fronte e la guerra, pur rimanendo apparentemente lontana, è una presenza costante: entra nella casa attraverso la paura, l'attesa e l'angoscia per ciò che potrebbe accadere. Per proteggere i propri figli dai bombardamenti, Sandra impone regole rigidissime.

Le finestre devono restare sbarrate, le luci ridotte al minimo, ogni rumore deve essere evitato. Nella villa non si deve sentire nulla. Il silenzio diventa così una necessità, quasi una disciplina, una forma di sopravvivenza. Ma il silenzio, quando viene imposto, può trasformarsi in qualcosa di molto più inquietante.

L'arrivo dei profughi e i segreti della villa

L'equilibrio già fragile della famiglia viene sconvolto dall'arrivo improvviso di cinque giovani profughi, costretti, per ordine di Sandra, a muoversi all'interno della villa con suole di feltro, quasi a cancellare ogni traccia della loro presenza. Devono esserci, ma senza farsi sentire. Devono vivere, ma come se non esistessero.

Ed è proprio da quel momento che la casa sembra cambiare volto. Quello che dovrebbe essere un rifugio diventa progressivamente un luogo sospeso tra paura e sospetto. La guerra rimane fuori dalle mura, ma la sua ombra si fa sempre più presente all'interno della villa.

La vera battaglia, forse, non è più quella combattuta al fronte: è quella che si consuma tra le persone, nei rapporti familiari, nelle parole non dette e nei segreti che ciascuno custodisce.

Una casa, tanti segreti

In Finestre chiuse il mistero non è soltanto un elemento della trama, ma diventa una presenza costante, quasi un personaggio invisibile. Lo spettatore viene condotto poco alla volta in una dimensione nella quale il confine tra realtà e sospetto diventa sempre più sottile.

Ogni personaggio porta con sé una storia, una paura, qualcosa che non dice. Una verità che non vuole o forse non può rivelare.

E mentre le finestre restano chiuse, aumentano le domande: che cosa sta realmente accadendo nella villa? Da cosa bisogna proteggersi? E soprattutto, quali segreti possono nascondersi dietro una porta chiusa o dietro il silenzio di una persona?

Sono interrogativi che alimentano la tensione e invitano il pubblico a partecipare alla vicenda, cercando indizi, interpretando gesti e parole, mettendo continuamente in discussione ciò che vede.

Un teatro che coinvolge lo spettatore

Con questo nuovo lavoro, Yari Mirko Alfano, sceglie dunque di non consegnare immediatamente tutte le risposte, ma di costruire un racconto capace di lasciare spazio al dubbio e all'immaginazione.

Una scelta che appartiene profondamente alla natura del teatro: quella di chiedere allo spettatore di entrare nella storia, di lasciarsi coinvolgere e, almeno per la durata dello spettacolo, di accettare di non sapere dove la vicenda lo condurrà.

La Compagnia degli Adagi conferma così la propria attenzione verso un teatro fondato sulle storie e sui personaggi, ma capace anche di costruire atmosfere e coinvolgere emotivamente il pubblico.

Un teatro che non si limita a raccontare, ma cerca di creare una relazione con chi osserva dalla platea. E quando le luci della sala si spengono, forse la domanda più importante diventa una sola: che cosa accadrà dietro quelle finestre?

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