A cura di Salvatore Cardone

Abbiamo frequentato insieme le scuole elementari, eravamo amici d’infanzia, poi ci siamo persi di vista. Ho saputo dopo una ventina di anni che era diventato sindaco di Boscotrecase e dirigente dell’ufficio tecnico di questo Comune e di quello di Pompei. Si chiama Michele Fiorenza ed è un ingegnere. L’ho incontrato qualche giorno fa, non ci vedevamo da.... oltre mezzo secolo e mi ha invitato a casa sua, dove gestisce un piccolo albergo di lusso a Boscoreale, “Villa  Silvana”, intitolato alla moglie.

Ma il motivo che ha attratto la mia curiosità è un profumo che ha sul tavolino. Ha un nome che richiama alla mente un’epoca remota, “Rosa pompeiana”. E in effetti è il frutto di una ricerca che lo stesso Fiorenza ha commissionato, per passione ed amore dei fiori, alla facoltà di agraria di Portici, allo scopo di riportare in vita l’antica rosa di Pompei, della quale si era persa la memoria e l’esistenza dopo la terribile eruzione del 79 dopo Cristo. A conclusione di un lungo lavoro la rosa è stata individuata, allevata in vitro, fatta crescere in vasi e piantata nei giardini.... degli Scavi di Pompei. E ritornata lì dove fioriva oltre duemila anni fa, ad allietare con la sua vista e il suo profumo milioni di turisti, grazie alla concessione del direttore del Parco Archeologico di Pompei, professor Massimo Osanna.

Ma L’ingegnere con la passione per la botanica non si è fermato qui. Dalla rosa pompeiana ha ricavato un profumo che è molto ricercato e che, attraverso acquirenti stranieri di diversi Paesi, è arrivato in ogni angolo del mondo. I nostri ricordi “alla ricerca del tempo perduto” ritornano alla mente come se fossero avvenuti ieri... ma sono trascorsi più di cinquant’anni. È venuto però il momento di congedarci, ci abbracciamo e gli faccio qualche foto nostalgica anche per immortalare il suo profumo.

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