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Boscoreale - Nerone e Poppea: “Ventre Nero” torna in scena per raccontare la loro storia

Boscoreale - Nerone e Poppea: “Ventre Nero” torna in scena per raccontare la loro storia

La compagnia Hirondelle ripropone a Villa Regina l'opera di Maria Porzio che ci rivela com'è nata

(3 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Domani 10 Ottobre 2026, a Villa Regina in Boscoreale, nel parco Archeologico di Pompei, tornerà in scena “Ventre Nero”. Lo spettacolo, a cura della compagnia teatrale Hirondelle, ha debuttato nel 2019 presso la Villa di Poppea di Torre Annunziata, andando poi in scena al Teatro Politeama e al Museo MANN di Napoli. In occasione di questo ritorno sul palcoscenico, abbiamo intervistato l’autrice e regista, Maria Porzio, diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma.

La locandina dello spettacolo presenta un sottotitolo particolare, specificando che si tratta di una storia non d’amore. Come mai questa sottolineatura?

Credo senso del dovere. In questo spettacolo noi concretamente raccontiamo delle passioni di Nerone, della sua scelta di ripudiare Ottavia per unirsi a Poppea. Scelta dettata dal cuore, dal sentimento, da quello che il personaggio stesso definisce amore. Eppure noi oggi, nel raccontare questa storia, non possiamo esimerci dal raccontarla nella nostra prospettiva, con uno sguardo che sa distinguere l’amore vero e sano, dal desiderio di possesso egoista e violento.

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Dunque, se non d’amore, di cosa tratta “Ventre Nero”?

Di potere, desiderio, avidità, gelosia. Di codardia, anche. Il nostro Nerone, come vuole la storia, è sia un Nerone uomo che un Nerone bambino, sia un burattinaio che un pupazzo nelle mani di altri.

E questo dualismo è portato in scena con un personaggio di nome Lucio, una sorta di doppio di Nerone. Come mai questa idea?

L’idea nasce dal proposito di raccontare più di un aspetto del sovrano: un Nerone che non è solo despota, folle, assassino, ma anche un capriccioso bambino. Lucio, che è il nome storico di Nerone, rappresenta proprio la parte di lui più infantile, primitiva, istintiva, giocosamente violenta. La parte non addomesticata dal potere, spontanea e totalmente inaffidabile, seppur Nerone pare dargli molto credito.  Lucio è lì, infatti, perché è l’unica persona con cui Nerone dialoga davvero, pur senza rivolgergli mai la parola. Per Nerone, infatti, esiste solo sé stesso e il proprio parere.

Eppure Nerone è circondato da consiglieri: Afranio, Seneca, Tigellino. E sono tutti interpretati da donne. Perché questa scelta?

Intorno a Nerone il mondo è tutto al femminile. L’unico altro uomo è Lucio. È una scelta che nasce dalla volontà di analizzare il rapporto di Nerone con il femminile e, allo stesso tempo, di sottrarre questi personaggi alla semplice rappresentazione storica per portarli dentro una dimensione più simbolica. Il femminile diventa così una presenza costante, che circonda Nerone e con cui il protagonista è costretto a confrontarsi.

Del femminile è simbolo questo Ventre Nero che dà il nome all’opera. Ma di chi è questo Ventre?

Di tutti i personaggi, in realtà. Di Agrippina, che vive il lutto del tradimento del proprio sangue. Di Roma, che vive con dolore l’essere genitrice dello stesso uomo che le dà fuoco. È il ventre di Ottavia, nero e sterile; il ventre di Poppea, che sperimenta tanto il pieno quanto il vuoto, in due gravidanze con esiti tremendi. Forse anche il ventre del pubblico, che si troverà a vivere emozioni forti e porsi domande, provando a fare spazio dentro di sé al nero che è proprio della natura umana.

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