A cura di Mario Cardone

Si è concluso con un deludente diniego l’iter delle pratiche di condono edilizio per diversi pompeiani che le avevano presentate ai sensi della legge 47/85.

Passati molti anni dalla presentazione dell’istanza, molti a Pompei si erano messi il cuore in pace pensando (erroneamente) che la pratica si sarebbe conclusa con il tanto sperato condono. Al contrario, sono pervenute agli interessati le comunicazioni di rigetto delle istanze motivo d’ansia per molte famiglie, che ora temono la demolizione della casa di proprietà.

«Intervengo per stigmatizzare l’inerzia delle Amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni a Pompei perché non hanno predisposto strumenti urbanistici idonei a risolvere molti casi concreti - spiega l’architetto Giuseppe Berritto, ex amministratore nonché professionista che segue da vicino diverse pratiche di condono -. Il reato amministrativo - prosegue Berritto -  non si prescrive come quello penale».

Il problema nasce dal fatto che i dinieghi formalizzati tardivamente dalla società Rina non hanno più ragione d’essere alla luce di un quadro di contesto che ha subito modifiche, ha concluso il professionista pompeiano. La cosa più grave, secondo lui, è che nessuno ha finora disposto la ricognizione su quanto accaduto.

Berritto esprime la valutazione personale che la società che ha svolto l’incarico nell’Amministrazione D’Alessio non fatto un buon lavoro riguardo all’interesse di molti pompeiani, nonostante gli introiti di cui si è giovata.

«Sono state respinte pratiche di condono con motivazioni false e fuorvianti - ha dichiarato il professionista, che ha dalla sua una notevole esperienza nel campo -. In alcune istruttorie si legge, per esempio, la motivazione che la pratica è stata respinta per “successivi e notevoli ampliamenti”, mentre il dato non è riscontrabile da circostanze e/o fatti concreti. In altre pratiche, dopo che l’interessato aveva inoltrato l’istanza di archiviazione motivata da sopravvenuta licenza edilizia, si è trovato ad essere sottoposto ad ordinanza di demolizione entro i termini di legge con minaccia, in caso di inottemperanza, di un’ammenda di migliaia di euro. Infine ci sono casi in cui il Comune - specifica ancora Berritto - ha ordinato al ricorrente la demolizione o (in alternativa) l’acquisizione (da parte dell’Ente locale) di parti di fabbricato realizzati con regolari atti amministrativi».

La denuncia di Berritto punta chiaramente a coinvolgere nel problema dei mancati condoni l’Amministrazione comunale del sindaco Uliano, che se non è responsabile per il passato (anche se molti politici e funzionari comunali sono gli stessi di prima) viene chiamata in causa perché la sua latitanza potrebbe aumentare il danno di molte famiglie pompeiane. L’opinione di Berritto è che si dovrebbe verificare quanto messo in campo dalla società Rina riguardo a regolarità dei dinieghi prospettati a parecchi proprietari di costruzioni che avevano chiesto il condono.

La sua proposta operativa è: «La revisione dell’operato della società Rina potrebbe essere svolta da una commissione consiliare coadiuvata da funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune di Pompei. E’ l’unica soluzione per far evitare spese legali (per ricorsi al Tar) all’istante ed alla pubblica amministrazione, costretta  in questi casi a costituirsi in giudizio».

twitter: @MarioCardone2

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