A cura di Mario Cardone

La "sfiducia" al sindaco di Pompei, Nando Uliano, è il risultato delle richieste dai pompeiani, stanchi di falsi proclami e dalla mancanza di prospettive di sviluppo.

E’ la sintesi di quanto hanno inteso comunicare Luigi Ametrano, Angelo Calabrese, Carmine Cirillo, Raffaele De Gennaro, Stefano De Martino, Francesco Gallo, Bartolo Martire, Maria Padulosi, Salvatore Perillo, Marika Sabini. Parliamo dei dieci consiglieri comunali (otto di minoranza, uno di maggioranza ed un perenne indeciso) che hanno depositato le proprie dimissioni da consiglieri comunali (pronti a ripresentarsi alle prossime elezioni nel maggio 2017).

La loro iniziativa, come hanno dichiarato, era “finalizzata allo scioglimento del Consiglio comunale e l’indizione di nuove elezioni”. “Un atto di sfiducia al sindaco e alla sua amministrazione che in questi due anni di governo non è stata capace di individuare le priorità alle tante urgenze presenti sul nostro territorio”. E’ scritto in un comunicato stampa congiunto che prescinde dalla diversità politica degli oppositori al sindaco boy scout.

Come fu dichiarato in occasione del tentativo di golpe dell’anno scorso, “l’unità è stata raggiunta esclusivamente sull’iniziativa di mandare a casa il sindaco Uliano”. Al contrario, spiega il comunicato, la mancata programmazione e la inettitudine amministrativa ha creato un malcontento generale “che ci ha spinti responsabilmente a compiere tale atto” (il riferimento é alla firma sull’atto notarile che comporta il "licenziamento" di Uliano).

Il documento politico diffuso dai dieci consiglieri dimissionari ha poi disquisito sulla “macchina comunale inceppata” dal timore del potere politico, pronto a punire i trasgressori, sulla confusione della classe dirigente del Comune e sul festival degli assessori, passando per il cattivo funzionamento dell’organo consiliare, e per il Palazzo che invece di essere trasparente (come era stato promesso) si è trasformato in “caserma”.

“Bisogna trovare le giuste energie per ripartire, perché questa nostra città ha bisogno di avere una classe politica degna e soprattutto capace di individuare le strategie di sviluppo che possono permetterci di essere competitivi a tutti i livelli e di poter dire - con voce alta ed autorevole in tutte le sedi - quello che Pompei è e cosa noi vogliamo che della nostra città”, concludono i dieci.

La dichiarazione finale è un atto di speranza che potrebbe diventare realtà se i pompeiani imparassero a meditare prima di scegliere chi votare la prossima volta.

twitter: @MarioCardone2  

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