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"Civitates Pompei”, la città diventa un laboratorio sociale

"Civitates Pompei”, la città diventa un laboratorio sociale

L'iniziativa per migliorare l'accoglienza turistica nella Buffer Zone

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

E’ un esperimento interessante quello che è stato denominato “Smart@Pompei” puntando allo sviluppo tramite l’innovazione sociale. E’ interessante in primis per i soggetti che l’hanno messo in campo (Mibac e Cnr) poi per le procedure e gli strumenti di analisi urbana nel misurare passo passo i risultati raggiunti e le criticità incontrate. Ma Smart@Pompei è importante soprattutto a causa delle ambizioni che coltiva probabilmente solo in parte dichiarate. I modelli sociologici studiati per lo sviluppo per il Mezzogiorno hanno una storia antica. Sono partiti negli anni 60 del secolo scorso grazie ad alcuni giovani pionieri americani dell’analisi sociologica.

Fu presto creato un modello di assetto sociale meridionale definito “Familismo Amorale” studiando i comportamenti di paesino agricolo della Basilicata. Fu così stabilito che sono le resistenze al cambiamento e la qualità dei rapporti sociali a fermare lo sviluppo perché si mettevano al centro di ogni considerazione gli interessi familiari diffidando degli estranei e facendo dell’invidia un ostacolo alla collaborazione.

Ora, nelle azioni di “bonifica” della Buffer Zone intorno a Pompei e gli altri monumenti Unesco è necessaria la ristrutturazione urbana ma per la qualità dell’accoglienza è importante anche dare spazio a valori ed interessi che promuovano la comunità sociale.

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Argomenti affrontati il 4 aprile scorso presso il salone Marianna De Fusco del Comune di Pompei nel corso della conferenza di presentazione di 'Civitates Pompei', che punta all’innovazione sociale con la musica e i giovani, ma soprattutto punta alla “rivoluzione” che insorge inevitabilmente quando in un centro di tradizione contadina in cui è consolidata la diffidenza par il vicino arrivano sconosciuti chiedendo accoglienza disinteressata.

E’ convinzione di base dell’iniziativa “Civitates Pompei” che lo sviluppo responsabile e sostenibile del turismo collegato alla valorizzazione dell’enorme patrimonio culturale e paesaggistico del “distretto della grande bellezza” passa attraverso un processo di 'accensione civica' degli abitanti destinato ad accendere tanti cuori ma anche altrettante ostilità da parte dei nemici del cambiamento. Intanto resta estremamente interessante verificare i risultati dell’esperimento sociale inaugurato in questi giorni a Pompei. Sarà monitorato con modalità scientifiche e metodi di analisi urbana. I risultati serviranno a rinnovare la Buffer Zone Unesco nella qualità dei trasporti, la rispondenza dei servizi e l’ampiezza dei parcheggi ma anche i rapporti umani tra i pompeiani e i visitatori che arrivano a Pompei tutti i giorni perché è importante convincersi che il turismo è un motivo di crescita umana e culturale non solo per chi arriva ma anche per chi ospita.

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