L'ultima rappresentazione, I Persiani, andata in scena nell'ambito della rassegna "Pompeii Theatrum Mundi" al Teatro Grande di Pompei, è stata una di quelle rare occasioni destinate a lasciare un segno profondo negli spettatori. Il Teatro Grande, gremito in ogni ordine di posti, ha accolto con lunghi applausi una produzione di straordinaria intensità, già applaudita con grande successo al Teatro Greco di Siracusa e approdata a Pompei con tutto il suo straordinario carico di forza drammatica. La regia di Alex Ollé è stata capace di restituire l'attualità sconvolgente del capolavoro di Eschilo senza tradirne l'essenza.
Sin dai primi istanti la scena cattura lo sguardo. Un allestimento essenziale e monumentale al tempo stesso, dominato da immagini di grande impatto visivo, dove ogni elemento scenografico diventa simbolo della rovina della guerra, del dolore dei vinti e della fragilità del potere. La cifra stilistica di Ollé costruisce uno spazio sospeso tra antico e contemporaneo, rendendo la tragedia sorprendentemente vicina alla sensibilità del pubblico di oggi. A rendere ancora più suggestiva la rappresentazione è stata la cornice unica del Teatro Grande degli Scavi di Pompei.
Mentre le parole di Eschilo riecheggiavano tra le antiche pietre, la luna, immancabile protagonista delle notti pompeiane, si è levata luminosa sopra il teatro, avvolgendo la scena in una luce quasi irreale. Sembrava che il tempo si fosse fermato, che il dialogo tra la classicità e il presente trovasse proprio lì la sua massima espressione. Straordinari tra gli interpreti Alessio Boni (Ombra di Dario), Anna Bonaiuto (Atossa), Giuseppe Sartori (Messaggero) autentici giganti della scena. Boni restituisce tutta la complessità emotiva dei personaggi con una presenza scenica magnetica, una voce intensa e una recitazione capace di attraversare ogni sfumatura del dolore e della consapevolezza.
Anna Bonaiuto, con il suo straordinario talento, regala una prova di rara eleganza interpretativa, scolpendo ogni parola con precisione e profondità emotiva. Insieme all'intero cast costruiscono un racconto corale di altissimo livello artistico, nel quale ogni interprete contribuisce a dare vita a una tragedia che continua a interrogare il nostro presente. Giuseppe Sartori si è distinto per un'interpretazione intensa e rigorosa contribuendo a valorizzare la forza espressiva del personaggio, portando in scena i temi universali del conflitto, del potere e del destino. I Persiani, unica tragedia greca giunta fino a noi ispirata a un fatto storico realmente accaduto, racconta la disfatta dell'esercito persiano nella battaglia di Salamina del 480 a.C. Eschilo sceglie però uno sguardo sorprendente: quello dei vinti. Nella reggia di Susa, la regina Atossa, il coro degli anziani persiani e il fantasma del re Dario assistono con sgomento al ritorno del re Serse, sconfitto e umiliato. La tragedia diventa così una profonda riflessione sulla guerra, sull'arroganza del potere, sulla "hybris"(tracotanza) dell'uomo che sfida il limite e sul prezzo che ogni popolo è costretto a pagare quando prevalgono ambizione e violenza.
È un'opera che, a distanza di quasi due millenni e mezzo, conserva una modernità impressionante. Ed è forse proprio questa straordinaria attualità ad aver colpito il pubblico di Pompei. Ogni parola sembrava parlare al nostro tempo, alle guerre che ancora attraversano il mondo, alle sofferenze delle popolazioni coinvolte, alla necessità di riscoprire il valore della pace e della misura. Assistere a questa rappresentazione è stato profondamente emozionante. Non soltanto per la straordinaria qualità artistica dello spettacolo, ma per quella sensazione rara di sentirsi parte di qualcosa che supera il semplice evento teatrale.
Seduti tra le antiche gradinate, sotto il cielo di Pompei, con la luna a illuminare il palcoscenico e il silenzio assoluto del pubblico a fare da contrappunto alle parole di Eschilo, si aveva la percezione di vivere un momento irripetibile. La regia di Alex Ollé riesce nel difficile compito di rendere contemporanea una tragedia antica senza forzarla, affidandosi alla forza del testo, alla potenza delle immagini e alla straordinaria sensibilità degli interpreti. Il risultato è uno spettacolo di altissimo livello, capace di coinvolgere emotivamente e intellettualmente lo spettatore dall'inizio alla fine. Con produzioni di questa qualità, Pompeii Theatrum Mundi conferma ancora una volta la propria vocazione internazionale e il Parco Archeologico di Pompei si fregia di ospitare una delle rassegne teatrali più prestigiose d'Europa, capace di trasformare uno dei luoghi simbolo della civiltà antica in uno spazio vivo, dove il teatro continua a dialogare con la storia e con il presente.
L'ovazione finale, lunga, calorosa e sincera, ha salutato artisti e regista come meritavano. Nella notte di Pompei, mentre la luna continuava a vegliare sulle antiche pietre del Teatro Grande, il pubblico ha lasciato le gradinate con la consapevolezza di aver assistito a un autentico capolavoro.


