A cura di Felicio Izzo*

I miei sinceri e convinti complimenti per un libro decisamente riuscito. Nella gestione della molteplicità dei livelli linguistici, come dei piani emotivi, dalla consonanza spirituale, e sino al coinvolgimento empatico, alla suggestione analitica e sino alla dissertazione rapsodicamente saggistica; nel ritmo narrativo, nel congegno della fabula che si fa intreccio sempre governato. E tutto nella declinazione “gialla” che pur contiene in sé lo stigma dell’imperfezione nella conclusione che illumina, e mai abbastanza, nell’agnizione, nella soluzione, preconizzate o sorprendenti.

Eccellente la caratterizzazione “romanesca” del Capitano Mariani, densa e capace di sviluppi coloristici, nell’accezione musicale del termine, come costante contrappunto dialogante con la collocazione e la “fauna” campane/partenopee.

Avevi pienamente ragione nel segnalare un andamento “visivo” e naturalmente incline ad una traduzione in immagini. In più d’una occasione il gioco è scoperto. Assolutamente indimenticabile la “scena” dell’esame al caffè del barista Gerardo (pagg. 166-168), degna di entrare in quella silloge letteraria delle celebrazioni della “bevanda di Allah”. 

Tuttavia non sarei del tutto onesto se non ti segnalassi, ovviamente alla mia personale sensibilità di lettore, alcune dissonanze, anche se, ricordando la tua presentazione in presidenza, ritengo siano una tua precisa scelta stilistica. In particolare ho notato che talvolta l’urgenza di dire e spiegare – quasi da “entomologo”, per rubarti un termine – rallenta la narrazione conducendola ad un descrittivismo eccessivo - con pletoriche esplicazioni - (1) che non lascia margine alla complementare partecipazione “attiva” del lettore. Tanto più che in molte circostanze (2) esibisci una lodevole leggerezza. In sintesi considera che, se fosse un’inquadratura, nell’immagine ci sarebbe tutto ciò che descrivi – sicuramente in maniera appropriata, ma non è questo il punto – che sarebbe colto con una fluidità di registrazione che la pagina scritta non può destare né ottenere. Ripeto, la volontà di spiegare a tutti i costi, se è lodevole nella vita vissuta, non sempre ne rende fluida la narrazione.

Ottimo il plot, come pure il “dosaggio” degli indizi, funzionali allo scioglimento, anche se il finale estenua un po’ troppo lo “scioglimento”. Inappuntabile, ed in termini mirabili, la ricostruzione storica, con la chicca, tra le tante, della “Golf nera “terza serie” con bande rosse sulle fiancate”. Come pure la definizione dei personaggi, anche quelli secondari, dalla giusta densità per un racconto lungo e senza i paludamenti dell’introspezione “militante” e dovuta, opportunamente affidata alle descrizioni dell’aspetto e dell’abbigliamento.

La frettolosità un po’ teatrale dei personaggi stabili della caserma penso sia, invece, dovuta alla volontà di preservarti, nei romanzi futuri, stratificazioni e disvelamenti successivi.

In definitiva, ad una prima, “emotiva” lettura, manca solo un po’ di “mestiere”, quello capace di conferire tensione anche alle sezioni “di passo”, per usare un termine del canottaggio.

Giusto qualche levigatura. Sempre e solo, ovviamente alla mia personale sensibilità, che non può non ricordare passaggi di una seducente intensità lirica.

1) Pag. 68 (per usare un eufemismo…) – pag. 117 ( come il gigante della mitologia…) – pagg. 202-203 sui fuochi d’artificio – pag. 286 (Come un Michelangelo…)

2) pag. 85 (dentro, però…) l’intera pagina sino alla fine, con notazioni di un’intensa leggerezza

P.S. Ti ringrazio per tutti quei segni – respiro e memoria della nostra storia – che hai disseminato nel tuo romanzo. Dal giornalista Gianluigi, ai rintocchi della Chiesa di San Francesco, alla descrizione di luoghi che sono degli occhi e dell’anima. Anche solo coglierne qualcuno contribuisce a ravvivare quel senso di comunità condivisa che solo la scrittura – la più articolate delle forme d’ arte – riesce a destare nella sua duplice, ma non opposta, dimensione di nucleo ristretto, quasi individuale, e salvifica confraternita universale, quali esseri umani. “Diversi come due gocce d’acqua”.

 

 

* Dirigente Scolastico del Liceo artistico "de Chirico" di Torre Annunziata