Martedì 03 novembre

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Teatro a Torre Annunziata, tutto esaurito per «Modiano»: Giuseppe Russo porta in scena le fragilità umane

Bernardo Esposito 6 min di lettura
Teatro a Torre Annunziata, tutto esaurito per «Modiano»: Giuseppe Russo porta in scena le fragilità umane

Domenica 8 novembre al Teatro San Francesco di Paola lo spettacolo scritto e interpretato dall'attore. Già aperte le prenotazioni per la replica del 15 novembre.

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Grande attesa per lo spettacolo scritto e interpretato da Giuseppe Russo. Una storia di affetti, memoria e solitudine che attraversa le fragilità umane e restituisce al palcoscenico tutta la sua forza emotiva. C'è un teatro che non cerca di impartire lezioni, ma sceglie di raccontare la vita. Un teatro che entra in punta di piedi nelle pieghe più intime dell'esistenza, dà voce alle fragilità, attraversa le contraddizioni dei sentimenti e, senza mai alzare la voce, riesce a lasciare un segno profondo. È questo «Modiano», lo spettacolo scritto e interpretato da Giuseppe Russo, atteso domenica 8 novembre al Teatro San Francesco di Paola, dove ha già registrato il tutto esaurito.

Il successo della stagione teatrale e la replica del 15 novembre

Un risultato che racconta molto più del successo di un singolo appuntamento: testimonia il rinnovato entusiasmo per il teatro e il desiderio di una comunità di ritrovare, attraverso la cultura, occasioni di incontro, condivisione ed emozione. Prosegue, infatti, con riscontri particolarmente incoraggianti la stagione teatrale promossa dall'associazione The Art, guidata dal direttore artistico Giuseppe Russo. Una rassegna che, sin dal debutto, ha saputo conquistare l'attenzione del pubblico, registrando un numero significativo di abbonamenti, risultato tutt'altro che scontato per una prima stagione. Un segnale importante, che la direzione artistica accoglie con soddisfazione, considerandolo non un traguardo, ma l'inizio di un percorso destinato a crescere. L'attesa per «Modiano» è tale da aver spinto l'organizzazione ad aprire anticipatamente il botteghino per la replica del 15 novembre. «Siamo felici della risposta del pubblico», commenta Giuseppe Russo. Parole semplici, dietro le quali si legge la soddisfazione di chi ha investito tempo, energie e passione in un progetto culturale che oggi comincia a raccoglierne i frutti.

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Una storia familiare, un universo di fragilità

Nato da un lungo lavoro di scrittura, avviato nel settembre 2024 e accompagnato da un intenso percorso di ricerca e affinamento drammaturgico, «Modiano» porta sul palcoscenico un delicato e intenso affresco familiare. Al centro della narrazione c'è il rapporto tra un nonno e suo nipote Massimo, interpretato dallo stesso Russo, un giovane che convive con complessi disturbi dello spettro bipolare e schizofrenico. Due generazioni, due esistenze segnate da fragilità differenti, due solitudini che si incontrano e trovano, nella relazione reciproca, uno spazio di ascolto e di umanità. Il racconto si sviluppa attraverso gesti quotidiani, piccoli rituali e momenti apparentemente ordinari. Una partita a carte, il pretesto di un caffè: dettagli semplici che diventano il filo invisibile capace di tenere unite due generazioni, trasformandosi in occasioni di incontro, complicità e riconoscimento reciproco.

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Giuseppe Russo: «Il teatro deve raccontare storie»

«Non amo un teatro che vuole insegnare o salire in cattedra», spiega Russo.

«Il teatro deve raccontare storie, mostrare le conseguenze delle nostre scelte. In "Modiano" il gioco delle carte o il pretesto di un caffè diventano il collante emotivo, la trama sottile che tiene unite due generazioni. Ho voluto esplorare le fragilità umane, la solitudine e le false aspettative che spesso si creano nelle famiglie di oggi».

È proprio in questa scelta narrativa che risiede la forza dello spettacolo: non offrire risposte preconfezionate, ma lasciare che siano i personaggi, con le loro contraddizioni e i loro silenzi, a parlare al pubblico. Perché, talvolta, sono le cose più semplici a rivelare le verità più profonde.

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La delicatezza della regia e la verità dei sentimenti

A firmare la regia è Maria Autiero, che, come lei ha sostenuto, ha scelto di accompagnare la narrazione attraverso una sensibilità capace di coniugare delicatezza, poesia e rispetto per temi particolarmente complessi. La figura del nonno, in particolare, è caratterizzata dalla presenza della demenza senile, una condizione che coinvolge e sconvolge quotidianamente la vita di tante famiglie. Un tema affrontato senza indulgere nel dramma, ma con quella leggerezza consapevole che non banalizza il dolore, bensì lo rende ancora più vicino e comprensibile.

«Ciò che mi ha conquistato della scrittura di Giuseppe - afferma Maria Autiero - è la sensibilità con cui riesce a trattare temi complessi. Abbiamo caratterizzato la figura del nonno con la demenza senile, un dramma attualissimo che tocca da vicino tantissime famiglie, ma lo abbiamo fatto con estrema leggerezza e rispetto. Il messaggio che vogliamo consegnare è quello della verità dei sentimenti: quando cade la maschera e viene fuori la pura umanità dei personaggi, il pubblico non può che emozionarsi».

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Una regia, dunque, che non cerca effetti spettacolari fini a sé stessi, ma punta all'essenza delle relazioni, alla forza espressiva degli interpreti e alla capacità del teatro di restituire dignità anche alle esistenze più vulnerabili.

Giovanni Caso e Gianfranco Cirillo completano il cast

Accanto a Giuseppe Russo troviamo Giovanni Caso, interprete di lunga esperienza, al quale è affidato il ruolo del nonno.

Un personaggio complesso, che porta sul proprio corpo e nella propria interiorità i segni del tempo e delle fragilità legate all'età.

«Interpreto un anziano che porta su di sé tutte le fragilità dell'età - racconta Caso -. È un'esperienza bellissima, facilitata da una regia attenta come quella di Maria e da un'intesa naturale con i colleghi. Quando il pubblico esce dal teatro soddisfatto e arricchito, per un attore non c'è gratificazione più grande».

A completare il cast c'è Gianfranco Cirillo, nel ruolo dell'infermiere, una figura tutt'altro che marginale, come ha detto l'attore, un personaggio che trova in quella casa anche un proprio, personale rifugio, inserendosi in una trama di relazioni che arricchisce ulteriormente il racconto.

Giuseppe Balzano, la prima esperienza dietro le quinte

Da segnalare inoltre, una presenza giovane che merita particolare attenzione: quella di Giuseppe Balzano, impegnato nel ruolo di aiuto regista. Per lui, cresciuto sul palcoscenico fin dall'età di sei anni grazie alla passione trasmessagli dagli zii, questa rappresenta la prima esperienza dietro le quinte. Un passaggio importante, vissuto come una nuova sfida e un'occasione di maturazione personale.

«All'inizio ci sono state delle difficoltà nell'adattare il testo e nel gestire i cambi di scena, ma è stata un'esperienza di grande crescita personale che mi ha aiutato a vincere la timidezza. Quando si lavora in armonia con un cast così affiatato, il risultato non può che essere positivo», racconta Giuseppe.

Un viaggio nelle relazioni familiari e nelle solitudini

«Modiano» si presenta, dunque, come qualcosa che va oltre la semplice rappresentazione teatrale. È un viaggio nelle relazioni familiari, nelle aspettative spesso disattese, nelle solitudini che abitano anche le case più affollate. È il racconto di persone che, pur attraversate da difficoltà e fragilità, continuano a cercare un legame, una presenza, un motivo per sentirsi meno sole. Ed è forse proprio questa la magia più autentica del teatro: permettere a chi guarda di ritrovare, sul palcoscenico, qualcosa di sé. Una paura, un ricordo, un affetto, una parola mai pronunciata. Perché quando una storia è capace di parlare all'umanità che ci accomuna, smette di appartenere soltanto a chi l'ha scritta e diventa patrimonio emotivo di tutti.

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