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Torre Annunziata, tra Fragliasso e Cuccurullo c'è una legge che non può essere ignorata
Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose non è una condanna penale, ma una misura preventiva. Le ragioni della legalità e quelle della democrazia meritano entrambe rispetto
Le dichiarazioni del procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso e la successiva replica dell'ex sindaco Corrado Cuccurullo riaprono una ferita che Torre Annunziata non ha ancora rimarginato. Quella dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, un provvedimento che ha interrotto anticipatamente l'esperienza amministrativa uscita dalle urne e affidato nuovamente la città a una Commissione straordinaria.
È una vicenda delicata, che coinvolge persone, istituzioni e sensibilità diverse. E proprio per questo merita una riflessione che non si trasformi nell'ennesima contrapposizione tra chi difende l'operato della magistratura e chi sostiene le ragioni dell'ex amministrazione.
Non credo che sia necessario schierarsi per esprimere una valutazione su quanto accaduto. Credo, piuttosto, che occorra partire dalla legge.
Lo scioglimento non è una condanna penale
C'è un aspetto che nel dibattito pubblico viene spesso trascurato e che, invece, rappresenta il punto centrale dell'intera questione.
Un Consiglio comunale non viene sciolto per infiltrazioni mafiose perché i suoi amministratori hanno commesso necessariamente dei reati, ma perché emergono elementi concreti di collegamento o condizionamento da parte della criminalità organizzata, secondo quanto previsto dalla legge.
Non occorre, dunque, una sentenza penale di condanna. E non è necessario che venga accertata una responsabilità personale del sindaco o dei singoli assessori.
Le notizie di Torre Annunziata in cima alle tue ricerche Scegli TorreSette come fonte preferita su Google. Bastano due tap: si apre Google, tocchi TorreSette e confermi.La finalità della legge non è punire qualcuno per ciò che ha commesso, ma impedire che l'amministrazione pubblica possa essere esposta a interferenze criminali. È una distinzione fondamentale, perché confondere lo scioglimento con una condanna significa attribuire al provvedimento una natura che non possiede.
Le parole di Fragliasso e il ruolo della magistratura
Alla luce di questo principio, non mi sento di criticare il procuratore Fragliasso per avere richiamato pubblicamente l'attenzione sul pericolo rappresentato dalla criminalità organizzata e sulla necessità che le istituzioni sappiano contrastarla concretamente.
Le sue dichiarazioni, soprattutto quelle relative alle presunte manifestazioni di sostegno a Cuccurullo da parte di alcuni componenti della famiglia Gionta, sono certamente forti e destinate a suscitare reazioni. Si tratta, naturalmente, di circostanze riferite dal procuratore, il cui significato e la cui eventuale rilevanza rispetto alla vicenda amministrativa non possono essere stabiliti attraverso il solo dibattito pubblico.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il contesto nel quale quelle parole sono state pronunciate. Torre Annunziata conosce bene il peso della criminalità organizzata e le conseguenze che la sua presenza ha prodotto nella vita economica, sociale e istituzionale della città.
Il contrasto alla camorra non può esaurirsi nelle dichiarazioni di principio, nelle manifestazioni pubbliche o nelle cerimonie ufficiali. Richiede comportamenti coerenti, attenzione costante e una pubblica amministrazione capace di sottrarsi a qualsiasi forma di pressione.
Le ragioni di Cuccurullo meritano rispetto
Allo stesso tempo, comprendo le rimostranze dell'ex sindaco. Cuccurullo rivendica il significato delle proprie dimissioni, maturate dopo le dichiarazioni pronunciate da Fragliasso il 5 maggio scorso, e sottolinea come il confronto pubblico si svolga spesso in condizioni di evidente squilibrio.
È un'obiezione che non può essere liquidata con superficialità. Chi viene chiamato in causa pubblicamente deve poter esprimere le proprie ragioni, soprattutto quando sono in discussione la reputazione personale e il lavoro svolto nell'esercizio di un mandato conferito dagli elettori.
Il rispetto dovuto alla magistratura non esclude quello dovuto a chi ha ricoperto una carica istituzionale. E il riconoscimento delle ragioni di Cuccurullo non comporta, automaticamente, una contestazione dell'operato degli organi dello Stato. Sono due piani diversi, che possono e devono convivere.
La critica, il dissenso e il ricorso agli strumenti previsti dall'ordinamento rappresentano diritti pienamente legittimi. Saranno le sedi competenti a valutare le contestazioni rivolte al provvedimento di scioglimento, sulla base degli atti e delle norme applicabili.
Una legge che può essere discussa, ma che va rispettata
Si può discutere dell'articolo 143 del TUEL. Si può ritenere che una misura così incisiva, capace di interrompere un mandato democraticamente conferito, debba essere accompagnata da garanzie ancora più rigorose. Si può anche sostenere che il legislatore debba intervenire per individuare un equilibrio migliore tra la tutela delle istituzioni e il rispetto della volontà popolare. Sono questioni legittime, che meritano un confronto serio.
Ma finché questa legge resterà in vigore, dovrà essere applicata e rispettata, naturalmente nel rispetto dei presupposti che essa stessa stabilisce e delle garanzie previste dall'ordinamento.
Non si può chiedere allo Stato di contrastare con fermezza la criminalità organizzata e poi contestare, per principio, uno degli strumenti che il legislatore gli ha affidato per prevenire le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni locali.
Questo non significa che ogni provvedimento di scioglimento sia necessariamente corretto o sottratto al controllo dei giudici. Significa, semplicemente, riconoscere che esiste una disciplina legislativa e che la sua legittimità, nel caso concreto, va valutata nelle sedi competenti.
Il vero problema è il futuro della città
C'è infine una considerazione che dovrebbe interessare tutti, indipendentemente dalle simpatie politiche e dalle valutazioni personali. Torre Annunziata non può continuare a vivere lo scioglimento del Consiglio comunale come una contrapposizione permanente tra vincitori e sconfitti.
La città ha già pagato un prezzo elevato in termini di instabilità amministrativa, sfiducia nelle istituzioni e difficoltà nel costruire una prospettiva di sviluppo.
Il ritorno alle urne dovrà rappresentare non soltanto il ripristino della normale vita democratica, ma anche l'occasione per rafforzare la credibilità delle istituzioni e la loro capacità di resistere a ogni possibile condizionamento.
È qui che le parole di Fragliasso e le ragioni di Cuccurullo dovrebbero trovare un terreno comune: la necessità di restituire alla città una democrazia piena, credibile e libera da qualsiasi influenza criminale. Perché la democrazia va difesa, ma va anche messa nelle condizioni di funzionare senza interferenze. E perché il rispetto della legge non dovrebbe mai essere considerato una scelta di campo.
È il punto di partenza dal quale nessuno, qualunque sia il ruolo che ricopre, può prescindere.
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