Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, due città accomunate da un passato recente segnato dallo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni camorristiche nel 2022, si ritrovano oggi a vivere una nuova e delicata fase istituzionale. Un destino simile, ma con contorni diversi.
A Torre Annunziata è attualmente operativa una Commissione d’accesso prefettizia, incaricata di verificare eventuali irregolarità nell’attività amministrativa dell’ente. A Castellammare di Stabia, invece, il Comune è al centro di un’indagine della magistratura che riguarda comportamenti e parentele di singoli consiglieri, più che l’azione amministrativa nel suo complesso.
L’incontro con il segretario regionale De Luca
Nei giorni scorsi i sindaci Corrado Cuccurullo e Luigi Vicinanza, entrambi espressione della società civile (Cuccurullo professore universitario di Economia, Vicinanza giornalista di caratura nazionale) e sostenuti da coalizioni di centrosinistra, hanno incontrato il neo segretario regionale del Partito Democratico Piero De Luca. All’incontro, definito interlocutorio, ha preso parte anche il vicepresidente della Regione Campania, Mario Casillo.
Sul tavolo, tre possibili scenari: il rinnovo della fiducia del Pd ai due primi cittadini; il ritiro del sostegno politico, con il tentativo di far cadere le amministrazioni; oppure le dimissioni spontanee dei due sindaci.
Durante il confronto, ai primi cittadini è stato chiesto di riflettere attentamente sul proprio operato, evidenziando come, in caso di un eventuale scioglimento dei Comuni, le responsabilità politiche ricadrebbero principalmente su di loro. Cuccurullo e Vicinanza, tuttavia, hanno ribadito con decisione di non avere alcuna intenzione di dimettersi, sostenendo di aver sempre agito nel pieno rispetto della legalità.
Il Partito Democratico si è riservato ulteriori valutazioni prima di assumere una decisione definitiva. Tuttavia, all’interno della dirigenza dem, appare diffusa la convinzione che l’auspicio politico sia quello di un passo indietro da parte dei due sindaci, ritenuto il percorso più prudente in una fase così delicata. Torre Annunziata potrebbe evitare, nel migliore dei casi, l'intervento di una Commissione straordinaria e Castellammare di Stabia l'invio di una Commissione di accesso.
La situazione del comune oplontino
A Torre Annunziata la situazione è più delicata, visto che già dai primi del mese si è insediata la Commissione di accesso. Allora vediamo quali potrebbero essere gli sviluppi futuri della vicenda amministrativa.
Innanzitutto va detto che non è la prima volta che l’ente oplontino finisce sotto la lente del Ministero dell’Interno, e proprio questo elemento rende l’attuale fase particolarmente delicata.
Ma cosa succede realmente dopo l’insediamento di una Commissione d’accesso? Torre Annunziata arriva a questo nuovo accesso con un passato segnato da più commissariamenti, un dato che pesa enormemente nelle valutazioni prefettizie. Nei precedenti nazionali, la “recidiva istituzionale” è uno degli elementi che più spesso ha inciso sulle decisioni finali.
In contesti simili, le Commissioni hanno guardato non solo ai singoli fatti, ma al clima generale: il rispetto delle regole, la separazione tra politica e gestione, la capacità dell’ente di auto-correggersi. Quando emerge una gestione opaca e disordinata, anche senza un controllo mafioso diretto sugli atti, lo scioglimento è stato ritenuto uno strumento di tutela dell’ente e della comunità.
Quali i scenari sono possibili
Alla luce dei precedenti, gli scenari possibili per Torre Annunziata sono tre. Il primo, il più drastico, è lo scioglimento del Consiglio comunale, qualora venga accertato un condizionamento ambientale stabile e diffuso. Il secondo è una relazione fortemente critica senza scioglimento, ma con un impatto politico devastante che può portare a dimissioni e crisi consiliari. Il terzo, meno frequente, è una chiusura dell’accesso con prescrizioni e monitoraggio, ipotesi che richiede una netta discontinuità amministrativa.
Le (ipotetiche) dimissioni del sindaco
A Torre Annunziata l’ipotesi delle dimissioni del sindaco continua ad animare il dibattito politico e istituzionale. Ma quali sarebbero, concretamente, gli effetti di un simile scenario?
Dal punto di vista giuridico e amministrativo, le dimissioni del primo cittadino non interromperebbero né annullerebbero il lavoro della Commissione d’accesso. Essa, infatti, indaga sull’ente nel suo complesso, e non esclusivamente sulla figura del sindaco o sulla giunta in carica. In caso di dimissioni, il Comune di Torre Annunziata verrebbe retto da un commissario prefettizio, incaricato di gestire l’ordinaria amministrazione (e, se necessario, anche quella straordinaria) fino a nuove elezioni (presumibilmente a maggio 2026). Parallelamente, la commissione d’accesso continuerebbe la propria attività ispettiva, rispettando i tempi previsti dalla normativa: tre mesi, prorogabili di ulteriori tre.
Nel caso ci fossero elezioni, cosa accadrebbe dopo?
È una domanda cruciale, perché le elezioni non “azzerano” automaticamente gli effetti della commissione d’accesso.
Se la relazione della commissione rilevasse condizionamenti gravi, attuali e sistemici e il Ministero ritenesse che il pericolo non fosse venuto meno, il Consiglio dei Ministri potrebbe sciogliere il Comune anche dopo l’insediamento della nuova amministrazione.
Una nuova amministrazione, però, potrebbe incidere sull’esito finale solo dimostrando una netta e immediata discontinuità, attraverso atti concreti: la riorganizzazione dei settori più delicati, la revisione degli incarichi, azioni di autotutela amministrativa, una piena collaborazione con Prefettura e forze dell’ordine, e una composizione del Consiglio comunale capace di segnare una chiara discontinuità rispetto a quelli precedenti, senza automatismi né generalizzazioni.
In sostanza le dimissioni del sindaco con l’indizione di nuove elezioni potrebbero evitare - nel caso di un potenziale scioglimento e a determinate condizioni - un altro commissariamento per 18/24 mesi, togliendo alla città una guida politica per un lungo periodo.