Si è svolta nei giorni scorsi la prima assemblea del nuovo comitato cittadino “Commissari siamo Noi”, nato dopo il terzo scioglimento del Consiglio comunale di Torre Annunziata e con l'obiettivo di stimolare la partecipazione dei cittadini durante la gestione straordinaria dell'Ente.
Tra le proposte avanzate dal Comitato, quella destinata maggiormente a far discutere è racchiusa nello slogan “18+18”: trentasei mesi di commissariamento prima di restituire la città alle urne.
«Trentasei mesi per liberare territorio e istituzioni»
Secondo i promotori, un periodo di sospensione della democrazia elettiva più lungo consentirebbe di intervenire più profondamente sulla macchina amministrativa e recidere quei legami e condizionamenti che hanno segnato a più riprese la storia politica della città.
TORRESETTE AI
Chiedi a TorreSette AI e scopri di più.
Hai domande su questa notizia?
Dal 1993 Torre Annunziata ha conosciuto, infatti, tre scioglimenti per infiltrazioni della criminalità organizzata, oltre a un'altra fase nella quale lo scioglimento fu evitato attraverso prescrizioni prefettizie.
«Il nostro slogan è 18 mesi più 18 mesi, 36 mesi di tempo, per liberare il territorio e le istituzioni da questi gangli politici, amministrativi e mafiosi», ha affermato Salvatore Aulicino Mazzei, tra i portavoce del Comitato, spiegando che l'obiettivo sarebbe quello di consentire ai cittadini di «tornare a votare liberi».
Sulla stessa linea Matteo Russo, componente del Comitato: «Il voto di ciascuno di noi è un voto libero, ma cosa c'è di veramente libero nel momento in cui votiamo in un terreno così contaminato? Bisogna prima liberare il terreno contaminato, per evitare di produrre altri frutti marci».
I cittadini chiedono di controllare l'attività dei commissari
L'altra proposta avanzata riguarda un maggiore coinvolgimento della cittadinanza durante il periodo di gestione straordinaria.
Da qui anche il nome “Commissari siamo Noi”: i promotori chiedono ai cittadini di seguire e verificare l'attività della Commissione straordinaria, controllando interventi, opere e utilizzo delle risorse pubbliche.
Il Comitato propone incontri periodici, possibilmente mensili, durante i quali i commissari o loro rappresentanti possano illustrare pubblicamente quanto realizzato e gli interventi programmati.
Un modo, nelle intenzioni dei promotori, per accorciare la distanza tra istituzioni e cittadini e rendere maggiormente trasparente la fase commissariale.
Dall'assemblea emergono anche dubbi e sfiducia
Non sono mancate, tuttavia, le perplessità. Alcuni cittadini intervenuti all'assemblea hanno ricordato come anche le precedenti esperienze commissariali non abbiano prodotto tutti i risultati sperati.
Emerge così un problema ancora più profondo: la perdita di fiducia sia nella politica sia nelle istituzioni chiamate temporaneamente a sostituirla.
La nascita di un nuovo Comitato e la volontà di una parte della società civile di partecipare attivamente alla vita pubblica rappresentano certamente un segnale di vitalità. Ma restano divisioni e diffidenze sedimentate dopo anni di crisi politiche, scioglimenti e aspettative deluse.
Le nostre considerazioni: la proposta “18+18” è una provocazione?
La proposta dei 36 mesi di commissariamento, a nostro avviso, va interpretata soprattutto come una provocazione utile ad aprire una discussione, più che come una richiesta concretamente realizzabile.
C'è, infatti, innanzitutto un limite normativo. L'art. 143 del TUEL (D. Lgs. n. 267/2000) stabilisce la durata dello scioglimento per infiltrazioni mafiose e le modalità della sua eventuale proroga.
Non è, pertanto, una scelta che può essere assunta localmente sulla base di una richiesta di cittadini o associazioni, né si può semplicemente trasformare il periodo di gestione straordinaria in 36 mesi.
Ma c'è soprattutto una questione politica e culturale. Anche ammesso, per ipotesi, che fosse possibile tenere Torre Annunziata commissariata per altri diciotto mesi, cosa cambierebbe davvero al trentaseiesimo mese se nel frattempo non fosse cambiato il modo di scegliere chi deve amministrare la città?
Il problema non può essere risolto rinviando le elezioni.
Il vero cambiamento deve avvenire prima nelle urne
La responsabilità, allora, riguarda, in primo luogo partiti, movimenti e liste civiche, che quando cesserà il commissariamento saranno chiamati a selezionare le candidature e a costruire le liste.
Ma riguarda inevitabilmente anche gli elettori, che attraverso il proprio voto - e soprattutto attraverso le preferenze - decideranno a chi affidare la rappresentanza consiliare della città.
Trentasei mesi, quarantotto o ancora di più servirebbero a poco se alla fine del commissariamento dovessero riproporsi le medesime persone, gli stessi meccanismi, gli stessi criteri di selezione e soprattutto un esercizio della facoltà di scelta assegnata agli elettori fondato più sulle relazioni personali e sugli interessi particolari che sulla qualità delle persone e dei programmi.
La sfida lanciata da “Commissari siamo Noi”, dunque, può avere un significato importante se riesce a scatenare un confronto, anche aspro, su queste tematiche, se inchioda partiti ed elettori alle proprie responsabilità e va oltre la semplice richiesta del “18+18”. Il tempo da solo non bonifica la politica.
Il vero banco di prova per Torre Annunziata arriverà quando le formazioni politiche prospetteranno, con meno superficialità e maggiore responsabilità, la nuova classe dirigente e, successivamente, quando i cittadini entreranno nella cabina elettorale. È lì, più che nella durata del commissariamento, che si deciderà se la città avrà davvero imboccato una strada diversa.


