Un “esercito di visionari” per immaginare e costruire la Torre Annunziata del futuro, superando tanto gli errori del passato quanto la tentazione di affidare semplicemente al trascorrere del tempo la soluzione dei problemi della città.
È la riflessione affidata a una lettera inviata alla redazione di torresette.news da Ciro Passeggia, segretario cittadino del Partito Democratico, che interviene nel dibattito apertosi sul futuro politico e amministrativo di Torre Annunziata dopo lo scioglimento del Consiglio comunale e l'insediamento della Commissione straordinaria.
Il punto di partenza è una parola spesso utilizzata nel linguaggio politico: “visionario”. Passeggia prova però a sottrarla alla retorica per darle un significato concreto.
«Essere visionari non significa inseguire utopie»
Per il segretario del Pd, il visionario è colui che riesce «a interpretare la realtà attuale riuscendo ad anticipare e governare i cambiamenti strutturali del futuro», senza subordinare ogni decisione alla ricerca del consenso immediato o alla successiva scadenza elettorale.
Passeggia richiama alcune grandi figure della storia politica, sociale ed economica: da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che con il Manifesto di Ventotene immaginarono un'Europa unita quando sembrava ancora un'utopia, a Robert Schuman e Alcide De Gasperi; da Adriano Olivetti a Martin Luther King, Nelson Mandela e Mahatma Gandhi.
E porta poi il ragionamento sul terreno locale. «Se utilizziamo questa prospettiva calandola sul territorio di Torre Annunziata – sostiene – appare ragionevole che la comunità possa giovarsi di leader visionari impegnati nel riscatto della città».
Una visione che, precisa Passeggia, non può però limitarsi alle dichiarazioni di principio: deve tradursi in obiettivi, progetti e risultati verificabili.
Dopo il risanamento amministrativo serve lo sviluppo
La presenza della Commissione straordinaria ha oggi una missione precisa: ripristinare legalità e trasparenza amministrativa e tenere la criminalità lontana dai processi decisionali pubblici.
Ma per Passeggia il risanamento della macchina comunale rappresenta soltanto una parte del percorso. Il passaggio successivo dovrà essere quello dello sviluppo economico, sociale e urbanistico.
«L'azione visionaria non coincide con l'utopia astratta – scrive – ma si traduce in obiettivi tangibili, in azioni di rottura rispetto al passato, nella capacità di non amministrare soltanto le criticità del presente ma di progettare lo sviluppo».
Uno dei primi nodi è rappresentato dal degrado dei quartieri antichi, una questione irrisolta che secondo il segretario dem necessita di un progetto complessivo e non di interventi isolati.
Porto e litorale come porta sul Mediterraneo
Passeggia individua quindi alcune direttrici sulle quali costruire una nuova Torre Annunziata.
Una riguarda il rapporto con il mare. Porto e litorale non dovrebbero più essere considerati realtà separate dal resto della città, ma diventare parte di un sistema economico e turistico più ampio. L'idea è quella di trasformare il porto in «un hub integrato per i flussi turistici», capace di collegare Torre Annunziata alle rotte del Mediterraneo e, contemporaneamente, al patrimonio archeologico dell'area vesuviana.
Una prospettiva che presuppone anche il recupero della qualità urbana e degli spazi pubblici.
Villa di Poppea e Pompei, costruire un'economia della cultura
Altro pilastro è il patrimonio archeologico. Per Passeggia la Villa di Poppea di Oplontis deve essere maggiormente integrata con Pompei e con gli altri siti archeologici del territorio. Non soltanto valorizzazione culturale, dunque, ma costruzione di una vera economia legata alla cultura e al turismo, capace di generare opportunità professionali.
Ed è qui che entrano in gioco soprattutto le nuove generazioni. Secondo il segretario del Pd, ragazze e ragazzi devono diventare «i veri protagonisti del cambiamento strutturale della nostra comunità».
Lavoro e cultura contro criminalità e assistenzialismo
La trasformazione della città passa inevitabilmente anche attraverso i quartieri nei quali maggiore è la fragilità sociale.
Passeggia sostiene che il contrasto alla criminalità non possa poggiare esclusivamente sulle indispensabili attività repressive e sulle misure di assistenza. Occorre costruire un'alternativa. «Essere visionari in questa città deve significare anche contrastare la fragilità sociale e l'influenza criminale», attraverso modelli di comunità cooperante, lavoro e cultura del riscatto.
Una trasformazione che richiede anche il coinvolgimento delle energie imprenditoriali sane della città e la capacità di fare squadra, superando individualismi e interessi particolari.
«Trasparenza e conflitti d'interesse, regole anche più rigorose della legge»
Alcuni obiettivi, secondo Passeggia, potrebbero diventare terreno di confronto anche oltre gli schieramenti politici. Tra questi inserisce la trasparenza amministrativa, la prevenzione dei conflitti d'interesse e il rafforzamento delle garanzie nelle procedure pubbliche.
Su questi temi, sostiene, Torre Annunziata potrebbe persino scegliere volontariamente standard più rigorosi rispetto a quelli strettamente imposti dalla normativa. Una sorta di patto preventivo per impedire che, terminata la fase commissariale, possano riprodursi meccanismi e condizioni che hanno contribuito alla crisi politico-amministrativa della città.
«Non basta aspettare che passi il tempo»
La conclusione della lettera entra direttamente nel dibattito di queste settimane sulla durata della gestione straordinaria e sul futuro ritorno alle urne.
Passeggia prende le distanze sia dall'idea che sia sufficiente prolungare nel tempo la sospensione della democrazia elettiva perché la città possa automaticamente rigenerarsi, sia da chi rivendica genericamente una patente di “visionario” senza indicare come trasformare le idee in atti concreti.
«Ritengo che sia l'idea di affidare al tempo una funzione catartica, prolungando la sospensione della democrazia elettiva, sia l'astratta rivendicazione di una patente “visionaria” che non contempli puntuali azioni e procedimenti, costituiscano un esercizio retorico sul quale può essere utile confrontarsi ma che, a mio giudizio, non costituisce una soluzione efficace».
Da qui la sintesi politica del suo intervento: «Ci vuole un esercito di visionari». Ma visionari, nel significato attribuito da Passeggia alla parola, capaci non soltanto di immaginare un'altra Torre Annunziata. Capaci soprattutto di spiegare come costruirla.


