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Omicidio del Sindaco Pescatore di Pollica, i fratelli: "Desecretare gli atti dell'inchiesta"

Omicidio del Sindaco Pescatore di Pollica, i fratelli: "Desecretare gli atti dell'inchiesta"

Dario e Massimo Vassallo attendono ancora la verità dopo 12 anni

(3 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Il Presidente della “Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore”, Dario Vassallo, chiede di desecretare gli atti giudiziari relativi all'omicidio del fratello Angelo, sindaco di Pollica, nel Cilento, ucciso il 5 settembre 2010.

«Sono coinvolti uomini delle istituzioni, con depistaggi e altro. Chiediamo alla Procura che il fascicolo venga desecretato. Ad oggi nessun colpevole, né alcun rinviato a giudizio - dicono i fratelli Dario e Massimo Vassallo -. Abbiamo scoperto dopo 8 anni che Angelo è stato ucciso da 9 colpi di pistola e non da 7, come avevano detto inizialmente. Sulla scena del delitto c’erano troppi uomini, con un’azione non molto chiara. Dopo 11 anni, 7 mesi e 8 giorni, chiediamo alla Procura Antimafia di Salerno di tirare le somme. Dopo oltre un decennio di indagini, vogliamo che alcuni uomini delle istituzioni vengano “indagati per davvero". Chiediamo che le prove sulle pistole, i depistaggi e tutto quello inerente all’omicidio di Angelo venga immediatamente desecretato. Questa indagine è stata inquinata da depistaggi istituzionali messi in atto sin dal primo giorno. Oltre un decennio senza giustizia, tra silenzi e omissioni».

Dario e Massimo da anni non smettono di lottare per cercare di ottenere verità sull’omicidio del proprio fratello, Angelo Vassallo, il “Sindaco Pescatore” di Pollica ucciso con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010 mentre stava tornando a casa.

«Il Popolo italiano è nel diritto di sapere chi ha colpe dirette e indirette nell'omicidio del Sindaco Pescatore. La nostra non è rabbia, ma determinazione. E la manterremo sempre alta, fino all’ultimo dei nostri giorni. Siamo stanchi di essere presi in giro. La procura deve seguire una strada ben precisa, serve metterci le mani dentro. Ora la nostra pazienza è finita», sottolinea ancora Dario Vassallo.

«Hanno ucciso un uomo perbene - afferma Massimo Vassallo -. Ritorno a quella mattina del 5 settembre molte volte. Riavvolgo il nastro. I responsabili dell’omicidio li dobbiamo cercare nei primi giorni della morte di Angelo, sulla scena del delitto, dove si muovevano decine di persone in maniera indiscriminata, inquinando le indagini. Nessuno ha pensato di transennare l’area, tanto da rendere necessario effettuare 250 test del Dna. Da molti, inizialmente, non è stato considerato un omicidio di camorra. I primi documenti sono stati trasmessi solo il 7 settembre 2010, la Procura di Salerno ha iniziato a lavorare su questo caso dopo 4 giorni. Le ore iniziali, invece, sono le più importanti in un caso di omicidio».

«11 anni senza risposte, con atti ancora non desecretati. Nessun colpevole, ma neanche nessun imputato rinviato a giudizio. Quello di Angelo Vassallo è un omicidio politico mafioso, con 2 verità, giudiziaria e politica. La lotta alla mafia è la lotta per la democrazia. Io manterrò alta questa determinazione fino all’ultimo giorno della mia vita. Noi non ci arrendiamo, arriveremo a ricostruire la verità. Grazie a chi combatte con noi, al nostro fianco, perché scalfire 11 anni 7 mesi ed 8 giorni di mancate verità è davvero difficile», conclude Dario Vassallo.

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