La morte di un operaio edile, precipitato nel vuoto da un’impalcatura priva dei necessari requisiti di sicurezza mentre era al lavoro, diventa definitiva anche sul piano giudiziario. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle difese degli imputati, confermando di fatto le condanne già stabilite in Appello.
La pronuncia, arrivata a circa otto mesi dal deposito delle motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Salerno (4 luglio 2025), è stata emessa dalla IV sezione penale della Suprema Corte, presieduta dalla dottoressa Serrao.
Nel processo, in cui le persone offese si erano costituite parte civile, è stato decisivo anche il contributo dell’avvocato Aldo Avvisati, del Foro di Torre Annunziata, insieme ai legali Giosuè e Annalisa D’Amora, che ha resistito alle richieste delle difese sia per la riforma delle condanne sia per l’esclusione del risarcimento dei danni.
Secondo quanto accertato nei precedenti gradi di giudizio, i titolari dell’impresa di costruzioni e un alto ufficiale dei carabinieri coinvolto nella vicenda sono stati ritenuti responsabili della morte del lavoratore. L’operaio fu colto da una trombosi coronarica mentre svolgeva la propria attività e precipitò dall’impalcatura, risultata non conforme agli standard di sicurezza.
Un elemento centrale dell’accusa, sostenuta fin dall’inizio dalla Procura di Salerno, riguarda la mancata sorveglianza sanitaria: se fossero state effettuate le visite mediche periodiche e accertate le condizioni di salute del lavoratore, il tragico evento – secondo l’impostazione accusatoria – avrebbe potuto essere evitato.
Con la decisione della Cassazione, oltre alla responsabilità penale, restano confermate anche le statuizioni civili, compreso l’obbligo di risarcimento nei confronti dei familiari della vittima.
«Questa vicenda giudiziaria – ha dichiarato l’avvocato Aldo Avvisati – dimostra come la sicurezza sul lavoro non possa limitarsi agli aspetti tecnici, ma debba diventare una vera cultura condivisa. Il rispetto delle norme deve essere vissuto non come un obbligo, ma come un’opportunità per garantire migliori condizioni di vita a tutti».
La sentenza segna così un punto definitivo su una tragedia che riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e della responsabilità nella tutela dei lavoratori.


