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Mafia, arrestato imprenditore vicino al boss Matteo Messina Denaro

Mafia, arrestato imprenditore vicino al boss Matteo Messina Denaro

Operazione della DIA, custodia in carcere per Nicolò Clemente

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Si stringe sempre di più il cerchio attorno a Matteo Messina Denaro, il boss della Mafia tra i latitanti più pericolosi e ricercati d'Italia e all'estero. Su di lui pendono le accuse di associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro. L'uomo, 56 anni, è latitante dal 1993. 

La DIA di Trapani ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Palermo, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Nicolò Clemente, 50 anni, noto imprenditore edile, ritenuto responsabile di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Disposto anche il sequestro preventivo delle società Calcestruzzi Castelvetrano s.r.l. e Clemente Costruzioni s.r.l., entrambe con sede a Castelvetrano (Trapani) e a lui riconducibili. 

Per gli investigatori, «il nucleo famigliare di Nicolò Clemente è stato da sempre parte dello zoccolo duro dell’associazione mafiosa attiva nella città di Castelvetrano. Il fratello Giuseppe, associato di primissimo rango e facente parte della cerchia più ristretta e fidata degli amici di Messina Denaro, fu condannato per il reato di associaizone mafiosa e per alcuni omicidi», commessi in concorso proprio con il boss latitante. Giuseppe Clemente, condannato all'ergastolo, si suicidò in carcere nel 2008.

Le indagini hanno dimostrato che Nicolò Clemente, forte del suo rapporto diretto e privilegiato con Messina Denaro, ha nel tempo sistematicamente partecipato, attraverso le due aziende sottoposte a sequestro, alla spartizione delle commesse nel settore delle costruzioni edili e del calcestruzzo, «attraverso una logica spartitoria ispirata dai vertici della famiglia mafiosa (tra tutti il latitante ed i suoi parenti in libertà) ed attuata mediante il sistematico ricorso alla violenza e alla minaccia nei confronti dei committenti riottosi a piegarsi di fronte alla sua caratura mafiosa». 

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