Il Partito Democratico è pronto ad acquistare l’Unità e a riportare la storica testata nell’area politica alla quale è legata fin dalla sua fondazione. Dopo la sospensione delle pubblicazioni, il Pd rende pubblica una trattativa alla quale, secondo quanto riferito, starebbe lavorando da oltre un anno.
La proposta prevede l’acquisizione immediata della testata a un prezzo superiore a quello pagato nell’asta del 2022, senza compartecipazioni societarie né la ricerca di investitori esterni.
«Siamo pronti ad acquistare subito la testata», si legge nella nota, nella quale viene indicata anche la possibilità di una soluzione intermedia: un affitto pluriennale accompagnato da un percorso vincolante che conduca al successivo riscatto.
Il Pd rivendica il risanamento dei conti
A rendere possibile l'operazione, secondo il partito, sarebbe il miglioramento della propria situazione economico-finanziaria durante i tre anni della segreteria di Elly Schlein.
Il Pd riferisce che il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni di euro e un patrimonio netto di oltre 5,5 milioni, definendolo il miglior risultato degli ultimi quindici anni.
Il partito sottolinea inoltre la conclusione della cassa integrazione per i dipendenti, il rinnovo del contratto di lavoro e l'aumento delle risorse destinate alle strutture territoriali.
Numeri positivi arriverebbero anche dal 2x1000: secondo i dati citati nella nota, a luglio 2026 sarebbero stati 524.840 i cittadini che hanno scelto il Pd, per un valore superiore agli 8,1 milioni di euro.
Una solidità finanziaria che il partito intende utilizzare non soltanto per l'eventuale acquisizione dell'Unità, ma anche per riaprire sedi e finanziare attività politiche e campagne sui temi della sanità, della scuola, del salario minimo, delle politiche industriali e della transizione ecologica.
L'appello del mondo della cultura per salvare l'Unità
La decisione arriva anche dopo gli appelli rivolti all'attuale proprietà e al Pd da diverse personalità della cultura e dell'informazione.
Tra i nomi citati figurano Edith Bruck, Dacia Maraini, Gad Lerner, Nadia Urbinati, Anna Foa, Moni Ovadia e Ivano Fossati.
«Perdere la voce dell’Unità sarebbe un impoverimento per tutta la sinistra italiana», sostiene il Partito Democratico.
Il quotidiano, fondato da Antonio Gramsci nel 1924, rappresenta infatti uno dei simboli storici della sinistra italiana e ha attraversato, nel corso della sua lunga storia, diverse crisi, chiusure e successive ripartenze.
L'obiettivo: riportare il giornale alle Feste dell'Unità
Nel progetto del Pd il rilancio della testata dovrebbe accompagnarsi anche alla crescita delle Feste dell'Unità, che secondo i dati forniti dal partito sarebbero passate negli ultimi tre anni da circa 200 a oltre 500.
L'intenzione dichiarata è quella di recuperare il rapporto storico tra il giornale e queste manifestazioni, senza però trasformare l'Unità in un semplice organo di propaganda.
L'obiettivo, si legge nella nota, è farne «non un bollettino di partito ma uno strumento attento a raccogliere le voci e le opinioni di una larga parte del Paese».
La proposta economica è dunque sul tavolo e il Pd auspica che possa essere raggiunta un'intesa in tempi molto rapidi. C'è anche una prima scadenza simbolica: presentare la nuova l'Unità già a settembre, in occasione della Festa nazionale del Partito Democratico a Reggio Emilia.
«Non per nostalgia – conclude la nota – ma perché una sinistra che vuole cambiare il Paese ha bisogno anche di luoghi nei quali costruire idee, cultura e pensiero».


