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Torre Annunziata, beni confiscati alla camorra: dalla demolizione di Palazzo Fienga alla rinascita del quartiere Annunziata

Redazione Torre Annunziata · 6 min di lettura
Torre Annunziata, beni confiscati alla camorra: dalla demolizione di Palazzo Fienga alla rinascita del quartiere Annunziata

Presentato il volume realizzato da Agrorinasce e Università Federico II. Istituzioni e magistratura a confronto sul recupero degli immobili sottratti alla criminalità

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Trasformare i beni confiscati alla camorra in luoghi di aggregazione, servizi e opportunità per i cittadini. È questa la sfida che attende Torre Annunziata, dove la demolizione di Palazzo Fienga, per decenni simbolo del potere criminale del clan Gionta, rappresenta il punto di partenza di un più ampio progetto di riqualificazione urbana e sociale.

Il futuro degli immobili sottratti alla criminalità organizzata è stato al centro di un incontro istituzionale dedicato alla presentazione del volume «Damnatio memoriae. Ricerca e progetti sui beni confiscati nel Comune di Torre Annunziata», frutto della collaborazione tra Agrorinasce e il Dipartimento di Architettura dell'Università Federico II di Napoli.

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Un'occasione di confronto tra rappresentanti del Governo, Prefettura, magistratura e amministrazione comunale sulle prospettive di recupero di un patrimonio che, dopo la confisca, deve essere concretamente restituito alla collettività.

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Palazzo Fienga e la futura Piazza della Legalità

Il progetto di trasformazione urbana riguarda soprattutto il quartiere Annunziata, dove l'abbattimento dell'ex roccaforte del clan Gionta sta modificando profondamente l'aspetto di una parte del centro storico.

Al posto del complesso sorgerà la Piazza della Legalità, destinata a diventare un nuovo spazio pubblico. Ma la riqualificazione non si fermerà all'area occupata dall'edificio: anche gli immobili confiscati nelle immediate vicinanze potranno essere recuperati e destinati ad attività sociali e servizi per la cittadinanza.

L'obiettivo è costruire un progetto unitario, capace di collegare la nuova piazza agli edifici circostanti e di restituire vitalità a un quartiere che per anni ha subito il peso della presenza camorristica.

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Wanda Ferro: «I beni confiscati devono tornare ai cittadini»

A sottolineare il valore dell'iniziativa è stata Wanda Ferro, sottosegretaria al Ministero dell'Interno, che ha richiamato la necessità di andare oltre il semplice sequestro dei patrimoni criminali.

La confisca, infatti, rappresenta soltanto una prima fase. Il risultato più importante si raggiunge quando gli immobili vengono recuperati e messi a disposizione della comunità.

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«È giusto che ciò che è stato tolto ai cittadini sani e onesti ritorni ai cittadini sani e onesti», ha affermato Ferro, evidenziando il significato della trasformazione di Palazzo Fienga e delle opportunità che potranno nascere dal recupero degli edifici circostanti.

Una prospettiva condivisa dalla presidente di Agrorinasce, Maria Antonietta Troncone, che ha richiamato il lavoro avviato dopo l'adesione del Comune di Torre Annunziata alla società nel 2024.

Il prefetto Priolo: «Dopo la demolizione i cittadini hanno rivisto il mare»

Particolarmente significativo l'intervento del prefetto Giuseppe Priolo, commissario straordinario incaricato di seguire la demolizione di Palazzo Fienga.

Il complesso, confiscato da undici anni, aveva continuato a rappresentare nell'immaginario collettivo un simbolo della presenza criminale nel quartiere.

Priolo ha evidenziato come l'azione coordinata delle istituzioni abbia consentito di raggiungere un risultato atteso da tempo.

Il prefetto ha poi ricordato un episodio avvenuto durante le operazioni di abbattimento: la reazione degli abitanti quando, con la rimozione delle strutture che impedivano la visuale, è tornato visibile il mare.

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«La gente è rimasta affacciata ai balconi, perché per la prima volta, piuttosto che vedere questo agglomerato degradato di cemento armato, ha visto il mare», ha raccontato.

Un'immagine che sintetizza il significato dell'intervento: non soltanto eliminare un edificio associato alla camorra, ma restituire ai residenti una parte della propria città.

Quarantasette beni confiscati a Torre Annunziata

A fornire un quadro della situazione è stata Stefania Rodà, vicaria della Prefettura di Napoli, che ha indicato in 47 gli immobili confiscati presenti a Torre Annunziata.

Un patrimonio consistente, per il quale è stato sottoscritto un protocollo con Agrorinasce finalizzato a favorirne il recupero e il riutilizzo sociale.

L'intesa prevede anche controlli sulle imprese coinvolte negli interventi, per garantire trasparenza e legalità nelle procedure.

L'amministratore delegato di Agrorinasce, Giovanni Allucci, ha ricordato il lavoro svolto negli ultimi due anni, sottolineando come l'esperienza maturata per circa trent'anni nel Casertano possa essere estesa anche all'area napoletana.

Torre Annunziata, secondo Allucci, può diventare un laboratorio per sperimentare nuovi modelli di valorizzazione dei beni confiscati, con ricadute positive anche per altri territori della Campania.

La magistratura: «La camorra non scompare con una demolizione»

Il confronto ha affrontato anche le difficoltà che accompagnano il recupero dei patrimoni sottratti alle organizzazioni criminali.

La presidente del Tribunale di Torre Annunziata, Giovanna Ceppaluni, ha richiamato l'attenzione sugli ostacoli che possono emergere nella gestione dei beni sequestrati e confiscati, anche per i tentativi della criminalità di impedirne la restituzione alla collettività.

«La restituzione alla collettività di beni che loro hanno sempre tenuto come manifestazioni di potere è qualcosa che li tocca nel profondo», ha osservato, ribadendo l'impegno della magistratura.

Un richiamo alla concretezza è arrivato anche dal procuratore della Repubblica Nunzio Fragliasso, che ha invitato a non confondere le iniziative simboliche con il contrasto effettivo alla criminalità organizzata.

«Meno convegni, meno operazioni di facciata, meno intitolazioni di strade, piazze e monumenti, ma agite e operate», ha ricordato, riprendendo un appello già rivolto alla città.

Il procuratore ha sottolineato che lo scioglimento del Consiglio comunale e la gestione commissariale non rappresentano, da soli, la soluzione al problema della camorra.

La presenza della criminalità organizzata sul territorio, ha evidenziato Fragliasso, resta una realtà con la quale le istituzioni devono continuare a confrontarsi. A questo proposito ha richiamato anche il recente arresto di un esponente della famiglia Gionta.

Tomao: «La legalità passa anche dal rispetto degli spazi pubblici»

Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il prefetto Gianfranco Tomao, componente della Commissione straordinaria che amministra Torre Annunziata.

Tomao ha evidenziato come il recupero dei beni confiscati rappresenti uno strumento importante per riaffermare la presenza dello Stato nei territori segnati dalla criminalità.

Ma la legalità, ha osservato, deve tradursi anche nei comportamenti quotidiani dei cittadini.

«L'abbandono dei rifiuti non è soltanto una cosa di cattiva educazione, ma è anche qualcosa che confligge con la coscienza della legalità», ha sottolineato.

Un richiamo alla responsabilità collettiva e alla necessità di rispettare gli spazi comuni, soprattutto quelli che vengono restituiti alla città attraverso interventi pubblici.

La sfida della riqualificazione: trasformare i beni confiscati in opportunità

La demolizione di Palazzo Fienga costituisce dunque soltanto una parte di un percorso più articolato, che dovrà proseguire con il recupero degli immobili confiscati e la definizione delle loro future destinazioni.

La vera sfida sarà trasformare gli edifici sottratti alla camorra in luoghi realmente utilizzati dai cittadini, evitando che restino chiusi, abbandonati o privi di una funzione concreta.

Per il quartiere Annunziata si apre così una prospettiva di cambiamento che riguarda non soltanto l'aspetto urbanistico, ma anche la possibilità di ricostruire relazioni sociali, creare occasioni di incontro e restituire alla comunità spazi rimasti per anni associati al potere criminale.

Un percorso che richiederà continuità amministrativa, risorse e collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini. Perché la restituzione dei beni confiscati alla collettività si completa soltanto quando quei luoghi tornano a essere vissuti.

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