Mercoledì 04 novembre

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Torre Annunziata, Massimo Corcione ricorda Giuseppe Lucibelli: «Perché Peppino sei andato via?»

Massimo Corcione Torre Annunziata · 3 min di lettura
Torre Annunziata, Massimo Corcione ricorda Giuseppe Lucibelli: «Perché Peppino sei andato via?»

Un viaggio tra ricordi, amicizia, giornalismo e amore per il Savoia. Il ritratto di un uomo buono, capace di lasciare un segno indelebile nella vita di chi lo ha conosciuto.

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Il dolore di un addio improvviso

Perché Peppino sei andato via? Perché hai privato tutti noi (da Rita a Simona e Nives, ma non solo) del tuo sorriso rassicurante, conciliante? La fine di un’esistenza è sempre un’ingiustizia, per chi ha perso la vita e per chi si danna per il dolore che produce un’assenza e la fatica per organizzare la sopravvivenza. Quando poi la morte arriva improvvisa, non preceduta da alcun indizio, ci si sente ancora più impotenti, incapaci di trovare una giustificazione.

I ricordi di una vita, dall'infanzia alla passione per il giornalismo

Perché Peppino sei andato via? La domanda è il tormento della giornata, di un martedì cominciato troppo presto con la notizia che non avresti voluto mai ascoltare: quando tornerò a Torre, non incrocerò più lo sguardo amico del dottor Giuseppe Lucibelli, veterinario innamorato della parola, una delle persone più autenticamente buone che io (e tantissimi altri) abbia mai conosciuto. Le immagini di anni che sembravano lontanissimi sono riemerse dagli angoli più remoti della memoria: Giuseppe ragazzino terribile che faceva diventare il fratello Gigi sempre più angelico, poi la scena cambia e lo studente liceale trasforma la frenesia infantile in strumento di leadership, quindi viene arruolato nella “squadra di Nardino”, la più vivace formazione di aspiranti giornalisti mai formatasi a Torre Annunziata, infine le sequenze più teneramente romantiche condivise con Rita sotto lo sguardo vigile del futuro suocero.

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L'amore per il Savoia e il libro che ne racconta la leggenda

Il montaggio organizzato si ferma qui, sostituito da fotogrammi meno incalzanti, ma sempre presenti. Non ricordo trasferta torrese non arricchita da una chiacchierata densa di curiosità da appagare, di racconti ricchi di dettagli che mi aiutavano a sentirmi aggiornato sulla passione che ci ha legato sopra ogni cosa: il Savoia.

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Aveva la gioia che si leggeva negli occhi quando mi anticipò il progetto di un libro che raccoglieva la leggenda delle magliette bianche dai tempi pionieristici che ci portarono alla finale scudetto del 1924 alla serie B conquistata mentre il secolo scorso tramontava. La sua gioia per la ricostruzione enciclopedica condivisa con Lello Schettino (oggi direttore di Metropolis) e Christian Calvelli era pari solo al mio orgoglio per essere stato scelto come autore della presentazione del volume “Savoia storia e leggenda”. E alla mia mortificazione per aver piazzato un intollerabile errore al primo rigo: facendo un pericoloso sfoggio di memoria, indicai Vittorio di Mauro come il “libero” titolare della squadra che per la prima volta negli anni 60 ci portò in serie C.

Venni sbugiardato da Ernesto Milano, parte lesa della mia svista, e la contestazione legittima produsse sulla mia autostima più danni di un aoristo sbagliato all’ultima interrogazione di greco al liceo. Non ho mai avuto il coraggio di confessare l’errore che non sarà sfuggito a chi sa quanti tifosi savoiardi. Una leggerezza che soprattutto Peppino (ma anche Schettino e Calvelli) avrebbero segnato con mille sottolineature blu. L’opera dei tre autori resta straordinaria, un atto di amore difficilmente eguagliabile.

«Il leone il Sole e le stelle», il dono alla famiglia e alle proprie radici

Ma il regalo più bello Giuseppe Lucibelli lo ha fatto a se stesso e alla sua famiglia con la ricostruzione storica delle proprie origini. Un omaggio al papà partito da una ricostruzione meticolosa fatta in tandem con il fratello Gigi che racconta le trasformazioni che hanno portato i Nucibello da Pogerola a diventare prima Lucibello e poi Lucibelli: “Il leone il Sole e le stelle” è la narrazione di una marcia da Amalfi a Torre Annunziata che non ha rinnegato la provenienza, anzi la eleva a caratteristica della casata. Un gioco letterario per il veterinario più buono che avrete mai incontrato e che esalterà la sua memoria. Peccato che non troveremo risposta alla domanda che ci tormenterà ancora: perché Peppino sei andato via?

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