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Pompei. Primarie sì, primarie no. La politica si interroga

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione
“Scusi, è favorevole o contrario alle primarie?”. La domanda ha fatto il giro del Palazzo nel corso dell’ultimo consiglio comunale. Poi il quesito si è spostato fuori Palazzo De Fusco per sondare l’umore dei personaggi di seconda fila: quelli che non ce l’hanno fatta due anni fa ad entrare nel novero dei venti dell´Assise cittadina. Sono stati naturalmente intervistati anche gli apparati di partito, regolarmente chiamati in causa quando c’è un problema sul tappeto ma regolarmente ignorati in occasione delle decisioni strategiche. La domanda sulle primarie è d’obbligo per Pompei (dove non si è votato alle recenti elezioni amministrative) dopo che si sono dimostrate in molti casi la carta vincente per lo schieramento di centrosinistra. Tanto è vero che il centrodestra ha dichiarato di volere imitare l’iniziativa. A Pompei, con il sistema delle primarie, si potrebbe definire per via plebiscitaria (pur con i limiti che il sistema comporta) la tribuna dei candidati a sindaco e, perché no, anche quelli da mettere in lista per il parlamento e per gli altri organismi elettivi locali. Finirebbe così lo spettacolo indecoroso a cui la gente ha assistito due anni fa, connotato da falsi, da ingiurie e da tanto cattivo gusto a cui esponenti del PdL si sono lasciati andare prima che, a livello superiore, si designasse il nominativo per la coalizione azzurra nella corsa amministrativa relativamente alla poltrona di primo cittadino. Lo stesso vale per il centrosinistra, che però alle passate elezioni ha confermato candidato il sindaco uscente. Bisogna dire che alla domanda sulle primarie, tutti (o quasi) si sono detti d’accordo. Entusiasti l’assessore Tortora, i consiglieri Visciano, Mancino, Cipriano, Robetti e Amitrano. Tiepido l’assessore La Mura, mentre il presidente dell’assise comunale, Serrapica, ha preferito (come al solito) non dichiararsi. Propositivo il coordinatore di Unità e Impegno (nonché dirigente provinciale Pd) Lo Sapio, che ha proposto un’urna, davanti a Palazzo De Fusco, aperta al voto libero di tutti i pompeiani. Entusiasta anche il vice-coordinatore PdL, La Marca, che intravisto la possibilità di porre fine alla faida interna tra i soliti noti del suo partito. Unico di parere contrario il sindaco D’Alessio. “Io faccio parte dell’Unione di Centro – ha argomentato il primo cittadino –. Le primarie non appartengono alla nostra cultura politica”. In un secondo momento D’Alessio ha disconosciuto la valenza del quesito dal momento che il suo mandato ha ancora tre anni di vita. “Mettere in mezzo questi argomenti può portare solo sfortuna all’amministrazione in carica”. Ha tagliato corto, anche se gli è stato fatto notare che il parere riguarda solo il sistema e non già la rosa dei candidati che naturalmente è tutta da definire. MARIO CARDONE
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