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Sorrento, sequestrato uno storico edificio comunale: ipotizzato il reato di invasione di edificio pubblico

Redazione Sorrento · 4 min di lettura
Sorrento, sequestrato uno storico edificio comunale: ipotizzato il reato di invasione di edificio pubblico

Dalla richiesta di rilascio avanzata dal Comune al provvedimento del Tribunale del Riesame

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Un edificio del Trecento, un contratto scaduto da quasi cinque anni e un braccio di ferro sulla gestione dell’immobile che ha coinvolto anche i vertici dell’amministrazione commissariale. È lo scenario che emerge dall’indagine della Procura di Torre Annunziata culminata nel sequestro preventivo del Sedil Dominova, uno degli edifici storici del centro di Sorrento.

Il provvedimento è stato eseguito giovedì 29 ottobre dai militari della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, insieme al personale della Guardia di Finanza – Stazione Navale di Napoli. A disporlo è stato il Tribunale di Napoli, Sezione del Riesame, che il 16 ottobre ha accolto l’appello della Procura contro un precedente rigetto del giudice per le indagini preliminari.

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Al centro dell’inchiesta c’è l’occupazione dell’edificio comunale da parte della Società Operaia di Mutuo Soccorso, associazione privata che aveva la disponibilità della struttura. Il reato ipotizzato è quello di invasione di terreni o edifici pubblici.

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Ma la vicenda, secondo la ricostruzione degli inquirenti, non si esaurisce nel mancato rilascio dell’immobile. Dalle comunicazioni acquisite emergono infatti contrasti tra la dirigenza amministrativa del Comune e la gestione commissariale straordinaria sulle modalità di utilizzo dello storico edificio, sottoposto a vincolo di tutela storico-artistica.

Il contratto scaduto e il tentativo di sgombero

Il punto di partenza è la scadenza del contratto di comodato, fissata al 23 dicembre 2021. Una circostanza richiamata dall’ufficio legale del Comune che, con una nota del 30 marzo 2026, aveva confermato l’occupazione abusiva dell’immobile da parte dell’associazione. Il dirigente dell’Ufficio Patrimonio aveva avviato le procedure per ottenere il rilascio della struttura, con l’intenzione di destinarla a iniziative culturali attraverso criteri di rotazione, trasparenza e pubblicità.

Alla Società Operaia era stata inviata una messa in mora con l’intimazione a lasciare i locali entro dieci giorni, seguita da una diffida. L’associazione, tuttavia, aveva rifiutato il rilascio, ritenendo illegittima la richiesta. La permanenza nell’edificio era stata ripetutamente segnalata dal dirigente comunale con due note, datate 30 marzo e 3 aprile 2026, nelle quali venivano evidenziati anche comportamenti ritenuti illegittimi del commissario straordinario e del subcommissario.

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Le divergenze con la gestione commissariale

È su questo punto che la vicenda assume un ulteriore rilievo amministrativo. Con una nota del 25 marzo 2026, il subcommissario aveva contestato la conformità della diffida rispetto all’indirizzo del commissario straordinario. Secondo quanto riportato dalla Procura, era stata infatti impartita all’ufficio legale, anche verbalmente, la disposizione di predisporre un regolamento che consentisse alla Società Operaia di continuare a utilizzare l’edificio, svolgendo funzioni di guardiania.

La struttura avrebbe dovuto essere utilizzata anche da altre associazioni, a rotazione, per iniziative cittadine di carattere non politico. Il dirigente dell’Ufficio Patrimonio aveva però difeso la correttezza del proprio operato, richiamando una precedente nota del commissario straordinario del 19 marzo, che prevedeva l’utilizzo dell’immobile secondo criteri di rotazione, trasparenza e pubblicità.

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Nella sua replica, inviata anche al prefetto di Napoli, il dirigente aveva contestato il persistente affidamento della struttura alla Società Operaia e richiamato la distinzione delle competenze tra dirigenti e organi di indirizzo politico-amministrativo, prevista dall’articolo 107 del Testo unico degli enti locali.

Una successiva comunicazione del commissario straordinario aveva ribadito la disposizione di predisporre una convenzione con la Società Operaia di Mutuo Soccorso, accompagnata da un disciplinare per regolamentare l’utilizzo dell’immobile da parte delle associazioni e delle organizzazioni del territorio.

Le pressioni segnalate dal dirigente

Tra gli elementi riportati nel comunicato della Procura figura anche una circostanza particolarmente delicata. Il dirigente comunale aveva segnalato di aver ricevuto una comunicazione di avvio di un procedimento disciplinare, senza che fosse indicata la relativa contestazione.

Secondo quanto riferito dallo stesso dirigente, l’iniziativa sarebbe partita dal commissario straordinario, dal quale avrebbe ricevuto anche ripetute pressioni affinché concedesse l’utilizzo dell’immobile alla Società Operaia senza ricorrere a una procedura di evidenza pubblica.

Il sequestro disposto dal Riesame

La ricostruzione delle comunicazioni e degli atti amministrativi è confluita nell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso. Dopo il rigetto iniziale della richiesta di sequestro da parte del giudice per le indagini preliminari, la Procura ha presentato appello al Tribunale del Riesame, ottenendo il provvedimento eseguito il 29 ottobre.

Il sequestro preventivo, precisa la Procura, è stato disposto per interrompere la prosecuzione del reato ipotizzato ed evitare l’aggravamento delle sue conseguenze.

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