A cura di Mario Cardone

Alla fine l’unico missile realmente lanciato è stato quello diretto al direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, dal momento che l’ansia non l’avrà certamente fatto dormire la notte prima dell’uscita dell’articolo odierno che ipotizza la presenza di circa 10 ordigni bellici nell’area dei nuovi scavi. Categorica la Direzione del Parco Archeologico di Pompei, che ha chiarito che nei nuovi scavi della Regio V, rientranti nel vasto progetto di messa in sicurezza dei fronti di scavo (perimetro che circonda l’area non scavata) previsti dal Grande Progetto Pompei, le attività di indagine rientrano in una procedura di sicurezza di tutte le fasi, garantita da specifiche professionalità.

Il progetto di scavo prevede un piano di sicurezza con la bonifica da ordigni bellici in aree bombardate alla fine dell’ultima guerra mondiale. Il Parco Archeologico di Pompei ha redatto il progetto di bonifica, eseguita dal Genio Militare, secondo un preciso schema osservato nella regio V come per tutti i progetti dell’area archeologica di Pompei, tra cui quello che prevede la nuova recinzione del sito. Si esclude, pertanto, da parte della Direzione, qualsiasi rischio, sia per gli addetti ai lavori che effettuano gli scavi, che per i turisti che visitano l'area. Il libro “Danni di guerra a Pompei”, di Laurentino Garcia y Garcia, datato 2006, fa una mappatura precisa dei danni procurati dalle “bombe alleate” all’archeologia pompeiana. Al riguardo, bisogna precisare che le bombe americane venivano lanciate dall’alto a differenza di quelle tedesche sotterrate nel sottosuolo allo scopo di fare saltare i punti strategici di collegamento. Ne consegue che il fatto che nel sottosuolo possano esserci “bombe alleate” è abbastanza improbabile anche perché il livello d’interesse archeologico non è mai stato interessato dalla presenza di ordigni bellici.