A cura della Redazione


«Il futuro è dei piccoli, e ogni futuro va costruito nel presente, nella capacità di accogliere, di agire per il giusto oggi, affinché il domani veda innalzato chi è umiliato adesso. Quante volte invece le nostre parole incoerenti, l’egoismo delle nostre azioni tradisce l’amore e la giustizia? Quante volte allontaniamo da noi i bambini, gli indifesi, e non ci accorgiamo della durezza dei nostri cuori?».

Sono le parole dell’Arcivescovo metropolita di Napoli, Monsignor Domenico Battaglia, che questa mattina, a Pompei, ha presieduto la Messa e poi la recita della Supplica di ottobre, mese del Rosario, sul sagrato del Santuario dove, grazie a un’organizzazione minuziosa, si è riusciti a garantire una grande partecipazione di popolo nel rispetto delle misure sanitarie in vigore.

A concelebrare è stato l’Arcivescovo di Pompei, Tommaso Caputo, l’Arcivescovo Lazzaro You, Prefetto della Congregazione vaticana per il Clero, l’Arcivescovo Luigi Travaglino, Nunzio apostolico emerito, l’Arcivescovo emerito di Aversa, Mario Milano, e tutto il clero della Prelatura di Pompei. Pur a distanza, la diretta dell’evento, garantita, in tv e in streaming, da Tv2000 e da Canale 21, ha consentito la partecipazione di centinaia di migliaia di persone non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo. Spiritualmente anche Papa Francesco si è unito a Pompei e, al termine della recita dell’Angelus domenicale, non ha fatto mancare le sue parole di vicinanza ai fedeli pellegrini nella Città mariana.

«In questa prima domenica di ottobre – ha detto il Santo Padre – il pensiero va ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per la recita della Supplica alla Vergine Maria. In questo mese rinnoviamo insieme l’impegno a pregare il Santo Rosario».  

Nell’omelia di Battaglia, un’esortazione a vincere gli egoismi personali, a superare l’indifferenza verso la sofferenza dei fragili, a non arrendersi a chi calpesta i diritti dei piccoli e a costruire una civiltà fondata sull’amore. «Anche chi è più piccolo – ha spiegato commentando il Vangelo del giorno – va ascoltato e lasciato avvicinare, perché ha cose da dire, da chiedere, da ricevere, perché è senz’altro potere che non sia il suo esistere. Il Vangelo ci mostra così l’atteggiamento dei discepoli, ancora distanti dall’essere in sintonia con il pensiero del Maestro e per questo pronti ad allontanare con fastidio i bambini provocando l’indignazione di Gesù».

«I bambini – ha ricordato il Presule napoletano – a quel tempo, ma quante volte anche al nostro, contavano poco, erano senza diritti, la loro parola non veniva ascoltata e il loro volere era considerato privo di valore. I bambini erano e sono ancora un segno dei fragili, dei piccoli, degli ultimi. Molti bambini non sono invisibili, ma non veduti. E ogni qualvolta che la comunità cristiana non si mette al loro servizio ma piuttosto con il suo comportamento li respinge, li calpesta, li ignora privandoli così di camminare verso la bellezza, la pienezza, la dignità che Dio desidera per loro, l’atteggiamento di Gesù nei suoi riguardi è di indignazione!».

Quando però la società è costruita sull’amore per l’altro, tutto cambia radicalmente e anche l’iniziale indignazione di Gesù si trasforma. «Il Maestro sempre paziente e disponibile – ha affermato ancora l’Arcivescovo – non sopporta che venga lesa la dignità dei piccoli, calpestato il diritto dei bambini, annientato il desiderio di felicità degli ultimi! L’indignazione di Gesù si tramuta però in sorriso e benedizione ogni qualvolta la Chiesa e la comunità tutta rimettono al centro i bambini, accogliendoli con tenerezza, curandoli con competenza, prodigandosi per la fioritura della loro vita!». E quanto accade ogni giorno proprio nelle Opere di carità del Santuario, «sotto lo sguardo e la custodia di Maria».

«Qui a Pompei tocchiamo con mano quanto al Signore stiano a cuore i bambini e gli ultimi! Qui l’indignazione di Gesù nei riguardi di coloro che violano i piccoli, usurpandone i diritti e la dignità, diviene sorriso, gioia, benedizione, sigillo inossidabile di autenticità posto su tutti coloro che accogliendo i bambini, tutelandone la vita, ponendosi al servizio della loro crescita mostrano la duplice vocazione di questa terra, fecondata dall’apostolato di Bartolo Longo: essere una casa di preghiera, essere un santuario di carità!».

L’arcivescovo Battaglia è stato accolto a Pompei dal saluto del Prelato, monsignor Caputo, che ha sottolineato il rapporto profondo tra Napoli e la Madonna del Rosario. «È proprio a Napoli che il giovane avvocato Bartolo Longo si recò alla ricerca di un’immagine della Vergine dinanzi alla quale i pochi contadini dell’allora Valle potessero pregare. Il Beato trovò il Quadro, oggi venerato nel mondo, nel Convento del Rosariello, a Porta Medina, nella Pignasecca. Gli fu affidato da una religiosa domenicana di clausura, Suor Maria Concetta De Litala. L’Icona arrivò a Pompei il 13 novembre del 1875 su un umile carro di letame. Quello che accadde dopo è sotto gli occhi di tutti. Dov’era una natura selvaggia è sorta una città; dov’erano i briganti è arrivato un popolo d’innamorati della Madonna; dov’era il silenzio della paura e della fatica quotidiana s’eleva la preghiera del Rosario; dov’era l’ignoranza è la sapienza della fede; dov’era la morte è la vita; dov’era il buio della desolazione è la luce della carità. Tutto rinacque, e rinasce ogni giorno, grazie alla presenza di Maria che, con la preghiera del Rosario, ci insegna a contemplare con i suoi stessi occhi il volto del suo divin figlio Gesù, nostro Salvatore».