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Castellammare, neonato morto dopo il parto: primario ai domiciliari, sospesi due medici e un'ostetrica

Castellammare, neonato morto dopo il parto: primario ai domiciliari, sospesi due medici e un'ostetrica

L’inchiesta della Procura di Torre Annunziata sul decesso avvenuto nel marzo 2024. La tragedia coinvolse, oltre due anni fa, una coppia di genitori di Torre Annunziata. Secondo l’accusa sarebbe stato creato artificialmente un nodo al cordone ombelicale per occultare le responsabilità dei sanitari.

(3 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Un primario agli arresti domiciliari e due medici e un’ostetrica sospesi per 12 mesi dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio. È il provvedimento eseguito nella giornata di oggi, 7 ottobre, dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di un neonato, avvenuta a poco più di un mese dalla nascita dopo le complicazioni intervenute durante il parto all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

L’ordinanza di applicazione delle misure cautelari è stata emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso.

I quattro indagati – tre medici e un’ostetrica – devono rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di reato di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale e frode in processo penale e depistaggio.

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Il neonato morì a poco più di un mese dalla nascita

L’inchiesta trae origine dal decesso, avvenuto alla fine di marzo del 2024, di un neonato che era stato immediatamente ricoverato in terapia intensiva a causa delle complicazioni insorte durante il parto nella struttura ospedaliera stabiese.

Le indagini sono state condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza – della Procura e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia, sotto il coordinamento della Procura di Torre Annunziata.

Secondo quanto emerso dalle investigazioni, il personale sanitario che intervenne in occasione del parto avrebbe cagionato per colpa la morte del neonato e avrebbe successivamente messo in atto una serie di condotte finalizzate, secondo l’ipotesi accusatoria, ad occultare le proprie responsabilità.

L’accusa: «Creato artificialmente un nodo al cordone ombelicale»

È questo uno degli aspetti più inquietanti emersi, secondo la Procura, nel corso delle indagini. Gli indagati avrebbero creato artificialmente un nodo al cordone ombelicale del neonato, allo scopo di rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi.

Sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbero poi provveduto all’immediato smaltimento del cordone ombelicale e della placenta, adottando una condotta che la Procura definisce non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite nell’ospedale.

L’ipotesi della falsificazione della cartella clinica

Le contestazioni riguardano anche la documentazione sanitaria. Gli indagati avrebbero infatti proceduto alla falsificazione della cartella clinica, in particolare per quanto riguarda gli orari di presenza e le operazioni effettuate dal personale medico intervenuto.

Avrebbero inoltre concordato tra loro delle versioni di comodo da riferire agli investigatori.

Condotte che hanno portato la Procura a contestare, oltre alle ipotesi relative alla responsabilità sanitaria, anche i reati di falsità materiale e ideologica in atto pubblico e di frode in processo penale e depistaggio.

Il ruolo contestato al primario

Secondo le risultanze investigative, un ruolo di impulso nelle presunte condotte finalizzate ad alterare le fonti di prova sarebbe stato svolto dal primario pro tempore del reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo.

Il medico, secondo l’accusa, avrebbe promosso «l’articolata e complessa attività di alterazione delle fonti di prova» allo scopo di tutelare la propria posizione, anche in virtù dell’influenza esercitata all’interno del reparto da lui diretto. Nei suoi confronti il gip ha disposto gli arresti domiciliari.

Per gli altri tre indagati – due medici e un’ostetrica – è stata invece applicata, per 12 mesi, la doppia misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio ricoperto.

L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari

Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e le misure cautelari possono essere impugnate davanti al Tribunale del Riesame.

Come sottolineato dalla stessa Procura di Torre Annunziata nel comunicato, in forza del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.

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