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Torre Annunziata - Cripta dello Spirito Santo: presentazione del libro "Lo cunto di Zoza"

Torre Annunziata - Cripta dello Spirito Santo: presentazione del libro "Lo cunto di Zoza"

In un'atmosfera soave, l'autrice La Rana ha raccontato il mondo dei "cunti"

Aggiornato il (2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Si respira aria nuova nella Cripta dello Spirito Santo, il dolce profumo di storie e magia E' bastato poco. Una fiaba, un racconto e in un attimo gli ospiti della serata di presentazione del libro “Lo cunto di Zoza” sono stati proiettati in un mondo di colori e fantasia. Proprio come accade ad Alice, che si ritrova all'improvviso a camminare nel paese delle meraviglie. Il suono melodioso della formula magica del “c’era una volta” ha aperto le porte a una dimensione di incanto e meraviglia.

L'autrice del libro Ida La Rana, con  la sua soave presenza  e  con grande maestria, ha raccontato il mondo de “li cunti” di Basile, in particolar modo, la storia di Zoza  e di come lei stessa abbia smorzato, in alcuni punti, i toni un po’ macabri usati da Basile, per renderli  gradevoli ad un pubblico giovane

Un velo di nostalgia ha accompagnato i ricordi dei “cunti” di Vincenzo Marasco. Con tono malinconico, lo storico locale e presidente del Centro Studi "Nicolò d'Alagno", ha sottolineato la gioia di appartenere a quell'ultima generazione che ha avuto la fortuna di ascoltare i cunti e i fattarielli raccontati dai propri nonni.

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«Nei cunti riecheggiano storie e usi e costumi di un popolo. Tradizioni e modi di dire da preservare e custodire. C’è necessità di racchiuderli in uno scrigno e proteggerli dall'incedere del tempo», hanno ribadito all'unisono Anna Vitiello e Nello Collaro, rafforzando cosi la loro idea a voler continuare il Progetto “li cunti attuorno a la vrasera”, iniziato qualche mese fa.

Il pubblico ha poi assistito, incantato, ad un momento di meravigliose ed intense emozioni, allorquando l'attore Gennaro Falconetti, con sottofondo musicale a cura di Salvatore d'Esposito e Raffaele Scala, ha recitato, in un dialetto pittoresco e bizzarro, il cunto di Zoza.

«L'importanza di raccontare fiabe è fondamentale - ha concluso cosi Stefania Spisto, de “Il Quaderno Edizioni” -. L'ascolto dei racconti fantastici a lieto fine genera nel bambino una forma di forte ottimismo. Tutto, nella realtà, può subire una sorta di metamorfosi. Tutti possiamo ancora sognare. Ed in fondo,  tutti noi siamo "eterni sognatori e portatori di bellezza”».

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