A cura di Antonio Gagliardi

Ha debuttato ieri, lunedì 27 giugno, la kermesse culturale “La settimana dello scrittore, ricordando Michele Prisco”, ideata e organizzata dalla libreria Libertà di Torre Annunziata, con la direzione artistica dello scrittore Francesco Paolo Oreste. L’iniziativa, svoltasi nel giardino della libreria, avrà appuntamenti quotidiani fino a sabato 2 luglio.

La serata si è aperta con la lettura di un passo de “La Provincia addormentata” di Michele Prisco da parte dell’attore Ciro Ciretta Cascina. Poi è continuata con gli interventi dello scrittore Oreste, di Caterina Prisco, figlia di Michele, presidente Centro Studi Michele Prisco, e di Mariolina Rascaglia, curatrice mostra documentaria “L’officina letteraria di Michele Prisco”. Si è entrati infine nel vivo della serata con il dialogo tra Nino Daniele, presidente del premio nazionale Amato Lamberti, e la scrittrice Annella Prisco, figlia di Michele.

Per quelli che non lo conoscono, Nino Daniele ha svolto anche una funzione politica di primo piano: sindaco di Ercolano dal 2005 al 2010, consigliere regionale e assessore alla Cultura e al Turismo della Città di Napoli.

«Stasera ho il compito di intrecciare un dialogo con Annella – inizia Daniele -. Io e lei siamo amici da molti anni, anzi mi pregio di aver visto la sua metamorfosi: da organizzatrice, manager e promotrice della cultura a narratrice del romanzo e della letteratura, che ora miete consensi dappertutto. La prima domanda che le pongo è come è nato il romanzo “I girasoli al vento”».

«La presenza di Nino Daniele – commenta Annella Prisco – è stata voluta da me perché in un certo senso ha visto la mia trasformazione: da organizzatrice di eventi in Regione, dove lavoravo, alla vocazione per la scrittura. Anche se stasera davanti a questo pubblico e questa città, che poi sono le radici della mia vita, devo dire che penso di essere anche un po’ incosciente. Perché con un padre alle spalle che ha lasciato una tradizione letteraria così corposa e di tale forza, essermi messa in gioco con la scrittura è stato un po’ un atto di incoscienza. Ma poiché le sfide mi hanno sempre affascinata, ho così deciso di darmi alla scrittura. E stata una decisione irrazionale, ma devo dire che gli eventi, le risposte e i consensi mi hanno dato ragione».

Poi Annella Prisco è entrata nel merito della domanda di Daniele. «"I girasoli al vento” sono una rivisitazione di “Chiaroscuri d’inverno” - ha continuato -, libro che pubblicai nel 2004 proprio dopo la scomparsa di mio padre. E’ stato soprattutto un momento catartico e liberatorio. Il grande dolore di aver perso mio padre, tenendo conto anche che mamma era morta quando io e mia sorella eravamo ragazzine, mi ha dato la chiave liberatoria nel mettermi a scrivere questa specie di noir autobiografico. Noir che io ho intervallato con una serie di spaccati e di osservazioni di costume».

La scrittrice poi ha parlato del padre Michele, e ha ricordato a chi non l’ha conosciuto che era un uomo umile, semplice e pieno di umanità. «Mio padre non è stato mai un autore gridato, non è stato mai un uomo che si voleva autocelebrare o autoesibire».

Poi ha ricordato i momenti della sua formazione universitaria; i biglietti lasciati al padre sul cuscino e le sue lettere di risposta; la macchinetta di caffè che lui preparava la sera prima in modo che il giorno dopo fosse già pronta per essere accesa; le vacanze trascorse insieme e i viaggi per accompagnarlo a ritirare il Premio Campiello.

“Tutto queste riflessioni personali, e non solo – commenta Annella Prisco -,  hanno trovato nel libro una loro espressione e una chiave di risoluzione. Dopo “Chiaroscuri d’inverno” ho sentito il bisogno di dedicarmi a delle storie di fantasie, come “L’appuntamento in rosso”, del 2012, la mia prima prova di narrativa come romanzo, un libro giocato molto sul senso del destino. Perché poi la mia cifra è soprattutto come nella vita ci siano dei tasselli già predestinati».

Nino Daniele, infine, ha sottolineato tre aspetti dello scrittore Prisco: la modernità, la simpatia e il suo rifiuto di appartenere a qualsiasi scuola. “Prisco – ha concluso Daniele – rifiutava l’etichetta di scrittore meridionale, ma si definiva un meridionale scrittore”.

La serata è terminata con la proiezione del docufilm “Michele Prisco, il signore del romanzo”, realizzato da Giorgio Tobanelli.

 

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