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Napoli - Ricette rubate da studio medico e utilizzate per ottenere rimborsi, truffa al SSN

Napoli - Ricette rubate da studio medico e utilizzate per ottenere rimborsi, truffa al SSN

Due donne arrestate. Prescritte analisi costose a pazienti ignari

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Ricette trafugate e analisi costosissime su pazienti inconsapevoli. I carabinieri scoprono una truffa al Servizio Sanitario Nazionale, due donne arrestate. I militari della Stazione di Napoli-Posillipo hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari - emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura - nei confronti di due indagate (un’ex assistente di un medico di base ed un’amministratrice di un centro diagnostico) ritenute responsabili di truffa ai danni di ente pubblico, appropriazione indebita e falso.

L’indagine, avviata nel 2015, ha consentito di documentare nel 2016 le condotte poste in essere dalle due indagate, finalizzate ad ottenere dal Servizio Sanitario Nazionale indebiti rimborsi di prestazioni sanitarie falsificate ovvero inesistenti. Stando alle risultanze investigative, ci sarebbe stata la sottrazione di numerose ricette “in bianco” dallo studio di un medico di base di Napoli, commessa dalla sua assistente. Le ricette sottratte sarebbeto poi state utilizzate da un centro diagnostico di Napoli, che dopo averle compilate e sottoscritte, oltre a corredarle anche di pareri di medici specialistici (tutto falso ed ai danni di ignari pazienti e medici), venivano, quindi, inviate all’ASL di Napoli per ottenere il rimborso della relativa prestazione, in realtà mai eseguita.

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Gli esami “mai effettuati” erano selezionati tra quelli più costosi, cosicché agli ignari pazienti risultavano essere stati effettuate delicate ed approfondite indagini molecolari. Ciò è valso, con poco più di qualche centinaio di prescrizioni, ad ottenere rimborsi per un danno all’Erario calcolato in circa 80.000 euro (per la parte documentale accertata). Per tale motivo, contestualmente alla misura cautelare personale si è dato esecuzione al sequestro di beni per equivalente nei confronti dell’indagata che riveste la figura di amministratrice e legale rappresentante del centro diagnostico coinvolto nell'inchiesta della Procura partenopea che, allo stesso tempo ha visto, avviata la procedura per la sospensione della convenzione in atto con il Servizio Sanitario, in virtù della quale il laboratorio operava ed accedeva ai rimborsi statali.

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