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Torre Annunziata, oltre lo scioglimento: sotto accusa la burocrazia e le debolezze della politica
Al convegno di Foro XXI, il procuratore Fragliasso punta il dito sugli apparati burocratici. Magistrati, avvocati e parlamentari a confronto sui limiti della normativa antimafia.
Sciogliere un Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose è davvero sufficiente a liberare un'amministrazione dai condizionamenti della criminalità organizzata? E cosa accade quando, terminato il commissariamento, la gestione dell'ente torna nelle mani della politica? Sono interrogativi tutt'altro che teorici, soprattutto in territori dove gli scioglimenti si ripetono e la presenza della camorra continua a condizionare la vita pubblica.
Di questo si è discusso ieri pomeriggio a Torre Annunziata, presso Villa Tiberiade, nel corso del convegno “Sciogliere non basta”, promosso da Foro XXI, che ha registrato un'ampia partecipazione di pubblico.

Un confronto tra magistratura, politica, istituzioni e mondo forense su una questione centrale per il futuro degli enti locali: come impedire il ritorno dei condizionamenti criminali e ricostruire una pubblica amministrazione capace di riconquistare la fiducia dei cittadini.
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Tomao: «Diciotto mesi non bastano per risanare un Comune»

Il convegno si è aperto con i saluti del presidente dell'Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, Pasquale Damiano, ai quali è seguito l'intervento del prefetto Gianfranco Tomao, commissario straordinario del Comune oplontino.
«La Commissione che presiedo – ha spiegato – non ha poteri straordinari perché deve svolgere le stesse funzioni affidate a sindaco, giunta e consiglieri comunali. L'unico vantaggio è che non c'è un'opposizione che ostacola il nostro lavoro. In soli 18 mesi, pari alla durata del nostro mandato, è pressoché impossibile realizzare quanto occorrerebbe, considerata anche la carenza di personale».
Parole che mettono in evidenza uno dei principali limiti del commissariamento: la difficoltà di risanare in tempi ristretti amministrazioni segnate da criticità strutturali, disponendo degli stessi strumenti e delle medesime risorse degli organi ordinari.
Le notizie di Torre Annunziata in cima alle tue ricerche Scegli TorreSette come fonte preferita su Google. Bastano due tap: si apre Google, tocchi TorreSette e confermi.Dopo un breve intervento del viceprefetto vicario Stefania Rodà, che ha portato i saluti del prefetto di Napoli Michele di Bari, ha preso la parola il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso.
Fragliasso: «Lo scioglimento non basta senza un rinnovamento della politica e della burocrazia»

«Lo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose non basta se non viene accompagnato da un profondo rinnovamento degli apparati burocratici e della classe politica».
È stato questo il punto centrale dell'intervento del procuratore Nunzio Fragliasso, che ha richiamato il recente arresto di Valentino Gionta junior, trovato nascosto in un bunker sotto la propria abitazione, come dimostrazione della persistente presenza della criminalità organizzata a Torre Annunziata.
Il magistrato è tornato anche sulle polemiche seguite al suo intervento del 5 maggio a Palazzo Fienga, chiarendo di non aver mai invitato gli amministratori ad andare a casa, ma di aver sollecitato un impegno concreto contro la camorra, senza limitarsi a iniziative di facciata.
Il problema dei funzionari che restano al loro posto
Uno dei passaggi più significativi ha riguardato gli apparati burocratici comunali. Secondo il procuratore, è contraddittorio sciogliere un'amministrazione per infiltrazioni mafiose lasciando negli stessi incarichi funzionari e dirigenti che per anni hanno gestito settori delicati come appalti, licenze e concessioni edilizie.
Da qui la necessità di intervenire anche sulla macchina amministrativa, attraverso rotazioni e sostituzioni mirate, per impedire che sopravvivano i meccanismi di potere che hanno favorito i condizionamenti criminali.
L'allarme sulle liste civiche e il ruolo della politica
Fragliasso ha poi richiamato l'esigenza di una politica autorevole e responsabile, mettendo in guardia dalla proliferazione delle liste civiche che nascono in prossimità delle elezioni e che, soprattutto nei piccoli Comuni, possono risultare più esposte ai tentativi di condizionamento mafioso nella raccolta del consenso.
In conclusione, il procuratore ha sollecitato una presa di coscienza collettiva: liberare il territorio dalla camorra non può essere un compito affidato esclusivamente alla magistratura e alle forze dell'ordine.
Occorre un cambiamento concreto della politica e della pubblica amministrazione, capace di interrompere definitivamente i rapporti tra criminalità organizzata e gestione del potere.
D'Aquino: tutelare gli amministratori estranei alle infiltrazioni
Tra gli interventi introduttivi, quello dell'avvocato Elio D'Aquino, che ha posto l'accento sulla necessità di introdurre una norma a tutela degli amministratori non direttamente coinvolti nelle vicende che hanno determinato lo scioglimento del Comune.
Una questione delicata, che riguarda le conseguenze di un provvedimento destinato a colpire l'intero organo elettivo, anche quando le responsabilità e le condotte dei singoli amministratori possono essere differenti.
Lentini: «Dal 1991 sciolti 291 Comuni, 83 più di una volta»
Il convegno si è articolato in due sessioni. La prima, di carattere tecnico, ha visto gli interventi dell'avvocato Lorenzo Lentini, presidente della Camera Amministrativa di Salerno e Avellino, del magistrato Nicola Russo, consigliere della Corte d'Appello di Napoli, e dell'avvocato penalista Gennaro Ausiello, consigliere del Consiglio di Disciplina di Napoli.
A moderare i lavori è stato l'avvocato Michele Riggi, presidente di Foro XXI, promotore dell'iniziativa.
Particolarmente significativi i dati illustrati da Lentini sul fenomeno degli scioglimenti dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose. «Dal 1991, anno in cui fu introdotta la normativa sullo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, sono stati adottati centinaia di provvedimenti in Italia, con una particolare concentrazione in Campania, Calabria e Sicilia».
Secondo i dati richiamati dal legale, sono 291 i Comuni sciolti, dei quali 83 più di una volta. Il caso più emblematico è quello di Marano di Napoli, che ha registrato cinque scioglimenti per infiltrazioni mafiose.
Numeri che, secondo Lentini, dimostrano quanto sia difficile eliminare stabilmente i condizionamenti della criminalità organizzata attraverso il solo commissariamento.
La ripetizione degli scioglimenti negli stessi enti pone infatti un problema di efficacia della normativa, soprattutto rispetto alla capacità di impedire il ritorno delle infiltrazioni dopo il ripristino degli organi democraticamente eletti.
Russo: «Non bisogna confondere le cause con gli strumenti per contrastarle»
Una posizione in parte diversa è stata espressa dal magistrato Nicola Russo, che ha difeso l'impianto dell'articolo 143 del Testo unico degli enti locali (TUEL), la norma che disciplina lo scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose.
«Un punto di vista che mi permetto di contestare – ha affermato Russo – è quello di confondere le cause con gli strumenti che servono a contrastarle. Per cui, se c'è un fenomeno deviante, poi l'attenzione si sposta dal fenomeno deviante allo strumento che serve a contrastarlo. E quindi diventa oggetto del dibattito non l'esistenza di un'infiltrazione mafiosa in un Comune, ma la tenuta del provvedimento che scioglie quel Comune».
«Credo che in un dibattito democratico – ha aggiunto – i due elementi debbano essere oggetto di critica entrambi, ma non utilizzare la critica dell'uno per eliminare la critica all'altro».
Per Russo, dunque, criticare i limiti del provvedimento di scioglimento non deve significare mettere in secondo piano la gravità delle infiltrazioni mafiose che ne hanno determinato l'adozione.
Anche il magistrato ha tuttavia riconosciuto che sciogliere non basta. La compromissione di un'amministrazione dipende infatti da una rete di relazioni economiche, politiche e burocratiche che non può essere cancellata automaticamente con la nomina di una commissione straordinaria.
Inoltre, la gestione commissariale non sempre dispone del tempo e degli strumenti necessari per rimettere in sesto un ente locale, mentre il successo dell'azione preventiva non può essere misurato soltanto dal numero dei Consigli comunali sciolti.
«Lo diceva bene il commissario Tomao – ha concluso Russo – che, finito il commissariamento, ci vorrebbe qualcosa che accompagnasse e sorvegliasse l'attività dei Comuni sciolti».
Ausiello: «La politica deve essere disposta a sacrificare una parte del consenso»
Sulla necessità di andare oltre gli strumenti normativi si è soffermato anche l'avvocato penalista Gennaro Ausiello.
«Su questo credo siamo d'accordo tutti – ha esordito –. Io sono dell'idea che la legge non debba pretendere di regolare tutti i rapporti sociali. Essa è sempre migliorabile, ma non possiamo pretendere che ci siano norme che indichino un percorso di ricostruzione».
Secondo Ausiello, le leggi devono creare le condizioni affinché quel percorso possa essere costruito attraverso il coinvolgimento di tre protagonisti fondamentali: le istituzioni, la politica e i cittadini.
Un ruolo decisivo spetta proprio alla popolazione, che troppo spesso assume un atteggiamento passivo, diventando così più vulnerabile alle influenze e ai condizionamenti esterni.
Ma è soprattutto alla politica che Ausiello ha rivolto il suo richiamo più incisivo.
«Nella ricostruzione di questo percorso, che deve vedere tutte e tre le componenti protagoniste, inevitabilmente quello che deve essere sacrificato è una parte di consenso. In altri termini, la politica deve essere capace di cedere una fetta di potere».
Un concetto ribadito con forza nella conclusione del suo intervento: «Si possono approvare nuove leggi, migliorare quelle esistenti, ma se la politica non si rende conto che deve sacrificare una parte del proprio consenso, forse anche quella decisiva per vincere un'elezione, allora non ne usciremo mai».
Il confronto con i parlamentari e la sfida del dopo-commissariamento

La seconda parte dell'incontro è stata dedicata al confronto politico, con la partecipazione dei parlamentari Marco Cerreto, Orfeo Mazzella, Annarita Patriarca e Valeria Valente.
Dal dibattito è emersa una questione che riguarda direttamente Torre Annunziata e gli altri Comuni che hanno conosciuto l'esperienza dello scioglimento: come garantire che il ritorno alla gestione ordinaria non coincida con il ripristino dei vecchi equilibri di potere.
Il commissariamento rappresenta uno strumento indispensabile per interrompere i condizionamenti criminali, ma non può sostituire un processo di risanamento che coinvolga la classe politica, gli apparati amministrativi e la società civile.
Perché il vero obiettivo non è soltanto restituire un Comune ai suoi amministratori eletti, ma fare in modo che le istituzioni siano finalmente capaci di operare nell'interesse esclusivo dei cittadini, senza subire pressioni e interferenze della criminalità organizzata.
Sciogliere non basta, dunque. La sfida più difficile comincia proprio quando il commissariamento finisce.
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