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Torre Annunziata, offese a don Ciro Cozzolino per un post su Giancarlo Siani: la dura condanna di Libera

Torre Annunziata, offese a don Ciro Cozzolino per un post su Giancarlo Siani: la dura condanna di Libera

Nella risposta, Carmela Gionta attacca il sacerdote sui social e lo invita a tacere

(6 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Un post pubblicato su Facebook per ricordare Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985, è diventato motivo di un duro attacco nei confronti di don Ciro Cozzolino, già referente del Presidio di Libera di Torre Annunziata.

Il sacerdote aveva condiviso il 23 settembre 2025, in occasione del quarantesimo anniversario dell'omicidio, una frase del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dedicata all'impegno civile e professionale del giovane cronista.

A distanza di oltre un anno, sotto quel post è comparso un commento offensivo attribuito a Carmela Gionta, che ha attaccato duramente e volgarmente il sacerdote, "invitandolo" a cucirsi la bocca.

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La risposta di don Ciro è stata breve ma ferma: «Mai! Il cognome di Giancarlo è Siani».

Sull'episodio è intervenuto il Presidio di Libera “Raffaele Pastore e Luigi Staiano” di Torre Annunziata, che ha espresso piena solidarietà al sacerdote, condannando le parole ritenute intimidatorie e chiedendo una presa di posizione pubblica delle istituzioni cittadine.

Di seguito il comunicato integrale del Presidio di Libera.

«’A voce ‘e Giancarlo nun se stuta»

Il Presidio di Libera di Torre Annunziata al fianco di don Ciro Cozzolino contro le parole intimidatorie sulla memoria di Giancarlo Siani

Il Presidio di Libera «Raffaele Pastore e Luigi Staiano» di Torre Annunziata condanna con fermezza le parole intimidatorie rivolte a don Ciro Cozzolino, già referente del presidio, al quale esprime piena e incondizionata solidarietà. Oggi don Ciro è stato raggiunto da un commento offensivo sotto il post con cui il 23 settembre 2025, nel quarantesimo anniversario dell’uccisione, aveva ricordato Giancarlo Siani. A scriverlo è stata una donna che il Corriere del Mezzogiorno indica come sorella del boss Gionta. Rivolgendosi direttamente a don Ciro, lamenta che si dicano «sempre le stesse cose» su Giancarlo, ne storpia il cognome e conclude che «queste bocche non ve le cucite mai».

Don Ciro ha risposto con poche parole, serene e ferme, «mai! Il cognome di Giancarlo è Siani». Quella risposta è anche la nostra, perché restituire a una vittima innocente il proprio nome, contro chi prova a deformarlo, è il primo gesto di una memoria che non si lascia intimidire. Chi prova a zittire una persona che ha dedicato tanta parte della propria vita alla memoria delle vittime della camorra intende intimorire l’intera comunità, e per questo l’intera comunità ha il dovere di stringersi attorno a lui.

Il ricordo di Giancarlo Siani e la presenza dei clan

Quel commento arriva a oltre un anno dalla pubblicazione del post, in giorni nei quali Torre Annunziata torna a fare i conti con la presenza dei clan dopo l’operazione della Dda di Napoli del 5 ottobre scorso, e a pochi mesi dall’avvio della demolizione di Palazzo Fienga, per decenni simbolo del potere criminale sul territorio. Dimostra quanto il ricordo di Giancarlo dia ancora fastidio a chi vorrebbe una città muta e rassegnata.

Giancarlo Siani aveva ventisei anni quando, il 23 settembre 1985, fu ucciso al Vomero per aver fatto con onestà il suo mestiere di cronista, raccontando ai lettori del Mattino gli intrecci tra camorra, affari e politica nell’area vesuviana. Per quell’omicidio la giustizia ha condannato all’ergastolo, tra i mandanti, il capostipite del clan Gionta. Chiedere oggi il silenzio su quella storia significa pretendere che Torre Annunziata torni a voltarsi dall’altra parte. È una pretesa che respingiamo con forza, perché questa città ha già pagato un prezzo troppo alto all’omertà.

La memoria come impegno collettivo

La memoria di Giancarlo appartiene a tutti. Appartiene ai giovani che studiano i suoi articoli nelle scuole, a chi fa informazione su questo territorio spesso esponendosi in prima persona e alle famiglie delle vittime innocenti che da anni trasformano il dolore in impegno. Ringraziamo le cittadine e i cittadini che sotto quel post hanno già preso la parola con rispetto e fermezza. Per noi ricordare non è mai stato un rito, ma una responsabilità condivisa che chiede a ciascuno di prendersi cura del bene comune, perché la legalità cresce soltanto dove le persone scelgono di non lasciare soli quelli che parlano.

Lo scorso 19 settembre, nel giorno in cui Giancarlo avrebbe compiuto sessantasette anni, i ragazzi del nostro presidio hanno scelto di non restare in silenzio. Hanno letto ad alta voce alcuni passaggi dei suoi articoli proprio nei luoghi di Torre Annunziata che lui aveva raccontato, restituendo a quelle strade le parole con cui un giovane cronista ne aveva descritto le ferite e le speranze. È questa la risposta del presidio a chi oggi vorrebbe vederci con la bocca cucita, perché a prendere la parola è una generazione che quella stagione non l’ha vissuta ma ha deciso di farla propria.

L'appello alla Commissione Straordinaria e il futuro di Palazzo Fienga

Chiediamo con forza alle istituzioni, a partire dalla Commissione Straordinaria che oggi guida il Comune, di schierarsi pubblicamente e senza ambiguità al fianco di don Ciro, della famiglia Siani e di tutti gli operatori dell’informazione. Chiediamo inoltre che dove sorgeva Palazzo Fienga, per decenni regno del silenzio imposto dalla camorra, nasca un luogo di parola, di incontro e di partecipazione. Quell’area deve tornare alla città come un’oasi urbana e non come l’ennesima piazza di cemento. Dovrà accogliere verde, zone ricreative, spazi di aggregazione e laboratori di cittadinanza attiva affidati in gestione alle associazioni del terzo settore, come il presidio ha proposto nell’incontro pubblico sul PRIUS del 7 ottobre e attraverso una progettazione realmente condivisa con la cittadinanza. In questo modo la memoria di Giancarlo verrà coltivata ogni giorno, e sarà proprio lì che i ragazzi potranno gridare il suo nome senza che nessuno riesca più a zittirli.

«Le nostre bocche non ce le cuciremo mai»

Il 23 novembre, giornata cittadina dedicata alle vittime innocenti della camorra, saremo di nuovo per le strade di Torre Annunziata insieme alle studentesse e agli studenti delle scuole, perché il testimone di Giancarlo continui a passare di mano in mano. A chi chiede di tacere rispondiamo con lo studio, con la presenza e con le parole. Continueremo a farlo finché ci sarà un nome da ricordare e una verità da difendere, perché le nostre bocche non ce le cuciremo mai.

Presidio di Libera di Torre Annunziata «Raffaele Pastore e Luigi Staiano»

Il referente, Massimo Napolitano

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