A Trecase, nella suggestiva cornice dell’Arciconfraternita della SS. Trinità, in Piazza San Gennaro, è stata inaugurata la III Edizione della Mostra d’Arte Sacra, intitolata “Acqua Viva”. Un titolo semplice e potentissimo, capace di racchiudere il senso di un percorso che attraversa natura e spiritualità, materia e anima, memoria e speranza.
All’inaugurazione erano presenti il Rettore del Santuario Santa Maria delle Grazie e San Gennaro, don Antonio Ascione, il sindaco di Trecase, Raffaele De Luca, e gli organizzatori, prof. Felicio Izzo e prof. Crescenzio D’Ambrosio, ideatori di un appuntamento che negli anni ha saputo costruire un dialogo sempre più intenso tra arte, sacro e territorio.
L’acqua come metafora dell’esistenza
Protagonista è l’acqua, elemento apparentemente quotidiano e al tempo stesso misterioso, primordiale, universale. L’acqua che dà vita, che purifica, che attraversa la terra e il corpo, che cambia forma senza perdere la propria identità. È proprio questa capacità di trasformarsi a fare dell’acqua una straordinaria metafora dell’esistenza.
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Liquida, solida, gassosa: nessun altro elemento naturale, alle temperature terrestri, possiede la stessa capacità di transitare da uno stato all’altro. Diventa pioggia, ghiaccio, vapore; cade, scorre, si raccoglie, evapora e ritorna. In questa eterna metamorfosi sembra custodire una delle più profonde leggi della vita: nulla rimane veramente immobile. Ecco allora che l’acqua diventa anche una chiave per comprendere il rapporto dell’uomo con il mondo.
Da Talete al battesimo, tra filosofia e spiritualità
Già per Talete, l’acqua era l’Archè, il principio originario da cui tutto prende forma. Ma il suo significato va ben oltre la filosofia antica. L’acqua appartiene alla biologia e alla fisica, alla poesia e alla religione, alla memoria individuale e alla coscienza collettiva. È l’acqua del battesimo, che nella tradizione cristiana diventa simbolo di purificazione e rinascita. È quella dei grandi racconti mitologici, delle acque primordiali da cui nasce il mondo. È l’acqua del diluvio, capace di distruggere, ma anche di aprire un nuovo inizio.
Distruzione e salvezza. Morte e rinascita. Fine e promessa. È questa la duplice natura dell’elemento che gli artisti sono chiamati a raccontare.
Diciotto artisti per raccontare “Acqua Viva”
Espongono: Cinzia Autieri, Fabio Aricò, Sara Cirillo, Maria Caiazzo, Giorgio Cangiano, Crescenzio D’Ambrosio, Michele Fortunato, Francesco Matrone, Antonio Mele, Gennaro Panariello, Raffaele Panariello, Giuseppe Parisi, Linda Romano, Antonio Ruggiero, Gabriele Maria Russo, Gennaro Saulle, Marilena Sorrentino e Aurelio Talpa.
Diciotto voci, dunque, diciotto modi differenti di guardare uno stesso elemento e di trasformarlo in linguaggio artistico.
L’acqua come memoria, coscienza e attesa
Perché l’acqua non è soltanto ciò che vediamo. È ciò che scorre sotto la superficie delle cose. È memoria. È coscienza. È attesa. È quella parte dell’uomo che continua a cercare una strada anche quando il cammino sembra smarrirsi. In questo senso, il tema della mostra assume anche una forte dimensione spirituale. L’acqua diventa uno specchio nel quale l’essere umano può riconoscersi, confrontandosi con le proprie fragilità, con i propri errori, con quella hybris, quella tracotanza che attraversa da sempre la storia dell’uomo e che, nei grandi miti, finisce inevitabilmente per chiedere un prezzo.
Un messaggio di rinascita e la collaborazione con il “de Chirico”
Ma “Acqua Viva” non è una mostra sulla distruzione. È, soprattutto, una mostra sulla possibilità di rinascere. Anche quando l’arte racconta le macerie, infatti, non rinuncia alla bellezza. Anche quando evoca il dolore, lascia filtrare una luce. Anche quando guarda il passato, sembra interrogare il futuro. Un pensiero che trova una particolare risonanza anche nella collaborazione con il Liceo artistico e delle scienze umane “Giorgio de Chirico” di Torre Annunziata, guidato dalla dirigente scolastica professoressa Rosalba Robello. Mentre il visitatore attraversa le opere, l’acqua sembra continuare il suo viaggio invisibile: scorre nella materia, nella memoria, nelle immagini e nei pensieri, sembra avere
il coraggio di credere che, oltre ogni oscurità, esista una luce verso cui tornare. Perché l’arte, come l’acqua, non ci chiede di rimanere gli stessi. Ci chiede semplicemente di fluire.


