A cura di Mario Cardone

Sono partite le indagini dei carabinieri per ricostruire la vicenda della rapina di ieri nella biglietteria di Porta Marina degli Scavi archeologici di Pompei. Si è trattato di ricostruire l’intera vicenda, interrogare il personale della biglietteria e le altre persone presenti, e cercare di determinare con maggiore precisione la somma precisa che ha costituito il bottino del colpo. Troppi particolari fanno intuire che i due banditi che hanno operato erano "eccitati" (probabilmente drogati), preparati sul tracciato del percorso e sui minimi dettagli di quella che sarebbe diventata per alcuni minuti la scena del crimine, come in un film del terrore che li ha visti protagonisti negativi, tanto che i turisti presenti avevano creduto di trovarsi a cospetto non di due rapinatori professionisti ma di terroristi.

La freddezza di andare incontro (a senso di marcia contrario) all'auto della polizia avvisata con il 113 per imboccare a fine rampa il casello autostradale Napoli – Salerno, invece di sfuggire per il percorso più lungo e tortuoso del senso unico con l’incertezza della barriera del passaggio a livello della Circumvesuviana, come la coincidenza di irrompere nel vano della biglietteria che è munita di vetri blindati ed avrebbe dovuto avere la porta d’ingresso chiusa ermeticamente.

La biglietteria degli Scavi, gestita da una società di servizi, non risulta peraltro dotata di una cassaforte a tempo (congegno di sicurezza presente in qualsiasi supermercato). Tutti elementi che hanno fatto partire polemiche sulla sicurezza per il personale e per i turisti nel Parco archeologico, considerato che non sono state ancora superate le perplessità sul probabile furto di una borchia in bronzo del VI secolo avanti Cristo  che era in esposizione nella mostra “Pompei e i GrEci” nella Palestra Grande. Anche su quel caso troppi lati oscuri e strane coincidenze hanno lasciato il campo a riserve che non sono state sciolte.

Ieri è intervenuto il caso di una rapina cruenta in cui un’addetta della biglietteria è stata colpita alla testa con il calcio della pistola al fine d’indurla a collaborare velocemente al prelievo del contante dalla cassaforte. E’ troppo. Penetrare così impunemente in un museo culturale affollato di turisti, in un periodo di perenne pericolo per la vita umana per i luoghi che, come Pompei, rappresentano l’ombelico del mondo, scenario ideale per fanatici e pazzi sanguinari, è una cosa che non deve più succedere in futuro. L’esperienza di ieri deve rappresentare un campanello d’allarme per il servizio di sicurezza interno ed esterno al Parco archeologico. La speranza è che in primis siano individuati e catturati i due delinquenti (che dall’accento pare non fossero campani, forse calabresi) e i loro eventuali complici e che siano migliorati gli impianti ed i servizi di sicurezza del Parco.

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