Nemmeno la pioggia e il tempo inclemente di questo fine settimana sono riusciti a fermare la cultura e il desiderio di bellezza. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno 2026, Torre del Greco la Villa “La ginestra” – amo chiamarla così – ha riaperto le sue porte al pubblico, registrando una buona e calorosa partecipazione di visitatori che hanno affollato le stanze della storica dimora.
Un appuntamento che quest'anno assumeva un’importanza speciale: l’apertura straordinaria si inserisce infatti nel quadro della recente rinascita del sito, restituito pienamente alla fruizione collettiva dopo i significativi interventi di restauro e recupero finanziati con i fondi del PNRR.
La voce del poeta: le letture di Raffaele Ausiello e Stefano Ferraro
A rendere l’esperienza di visita un momento davvero immersivo ed emozionante è stato un prezioso innesto artistico. Ad accogliere il pubblico nelle sale impreziosite dai rifatti pavimenti maiolicati c’erano due bravissimi attori, a me particolarmente cari.
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I due interpreti hanno dato vita a intense e suggestive letture leopardiane, restituendo corpo e voce alle immortali parole che Giacomo Leopardi compose proprio tra queste mura e di fronte alla vista del “formidabil monte / sterminator Vesevo”, come il testamento spirituale de “La ginestra”. Gli interventi teatrali sono stati particolarmente apprezzati dal pubblico, che ha potuto così connettersi a un livello più profondo e intimo con la suggestiva “Stanza del poeta”, rimasta intatta nei suoi arredi originari ed essenziali che rimandano a un minimalismo scenografico tanto amato da Samuel Beckett.
Una sinergia vincente per il territorio
Il successo della manifestazione è il frutto di una forte sinergia istituzionale. L’evento è stato reso possibile grazie al proficuo impegno dei volontari del Gruppo FAI Vesuvio, guidato con passione dalla professoressa Carmela “Dida” Di Giorgio, in stretta collaborazione con la Fondazione Ente Ville Vesuviane e con il patrocinio delle istituzioni locali.
La risposta entusiasta dei cittadini, che hanno sfidato il maltempo pur di riscoprire uno dei gioielli del Miglio d’Oro, conferma la centralità della dimora vesuviana non solo come custode della memoria letteraria italiana, ma come polo vivo e pulsante della cultura del territorio.


