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Torre Annunziata - Avrebbe tentato di uccidere lo zio, a processo figlio del boss del Penniniello

Torre Annunziata - Avrebbe tentato di uccidere lo zio, a processo figlio del boss del Penniniello

Raffaele Gallo dovrà rispondere, insieme ad un complice, di tentato omicidio e porto abusivo di arma

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Insieme ad un complice, avrebbe provato ad uccidere uno zio, ma per errore ferì un giovane che era in auto con lui: a processo il figlio del boss e il presunto baby killer del parco Penniniello.

Giudizio immediato per Raffaele Gallo, 18 anni, detto Lello 'o pisiello, e il suo complice Vincenzo Falanga, 19 anni, alias 'o gemello. I due erano finiti in carcere lo scorso agosto in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco, emessa dal gip Giovanni de Angelis del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura.

Secondo l’accusa, i due sono entrati in azione in via Cuparella lo scorso 27 gennaio, sparando diversi colpi d'arma da fuoco contro una Mercedes Classe B a bordo della quale c'era lo zio di Gallo junior, l'incensurato Salvatore Iovene di 31 anni, e un giovane di 19 anni, Vittorio Nappi, quest'ultimo rimasto gravemente ferito al torace. Sul posto, i carabinieri trovarono 3 bossoli, ma a sparare furono forse due pistole, una delle quali un revolver: le vittime hanno raccontato di almeno 5-6 colpi esplosi contro l'auto, ad altezza giusta per poter uccidere.

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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gallo (figlio del boss Francesco 'o pisiello, il padrone della casa in cui fu girata la fiction Gomorra) voleva uccidere lo zio materno per punire la madre. In pratica, la faida tra Gallo-Cavalieri e Gionta passava anche dal “tradimento” della donna del capoclan (madre di Lello Gallo), che aveva scelto di lasciare il marito e poi si era legata sentimentalmente al figlio di uno dei capi rivali. Per questo, ad appena 18 anni, avrebbe tentato di uccidere lo zio materno ma, durante l'agguato, rimase ferito per errore un giovane che era in compagnia del vero obiettivo del raid.

Si era trattato, dunque, di una vendetta trasversale per “punire” la madre che non solo si era permessa di lasciare il padre, potente capoclan, ma che addirittura adesso ha una relazione con il figlio incensurato di Umberto Onda, uno dei capi dei Gionta, oggi detenuto per scontare l'ergastolo per uno dei tanti omicidi di cui è accusato. Ora, i due presunti responsabili andranno a processo, assistiti tra gli altri dall’avvocato Ciro Ottobre: la prima udienza è fissata a inizio gennaio dinanzi al tribunale di Torre Annunziata.

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