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Pompei, chiavi d'oro da oltre 14mila euro agli ex ministri: condannati due dirigenti comunali
La Corte dei Conti riconosce il danno erariale per i preziosi donati a Sangiuliano e Franceschini. Nessuna responsabilità per i due ex titolari della Cultura.
La più prestigiosa onorificenza della città di Pompei finisce al centro di una vicenda di danno erariale. La Corte dei Conti della Campania ha condannato due dirigenti del Comune per la spesa sostenuta dall'ente per l'acquisto di due chiavi d'oro a nove carati, impreziosite da diamanti e dal valore di oltre 14mila euro ciascuna.
I preziosi erano stati commissionati dall'amministrazione comunale e destinati, come riconoscimento istituzionale, a due ex ministri della Cultura, Gennaro Sangiuliano e Dario Franceschini, in occasione delle rispettive visite e attività istituzionali nella città mariana.
Secondo i giudici contabili, una spesa di tale entità non poteva essere giustificata come normale attività di rappresentanza dell'ente locale. Da qui il riconoscimento del danno arrecato alle casse pubbliche.
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La responsabilità dei due dirigenti
A rispondere della vicenda sono stati due dirigenti del Comune di Pompei, ritenuti responsabili delle procedure e degli atti amministrativi che portarono all'acquisto delle preziose onorificenze.
La pronuncia riguarda dunque la gestione amministrativa della spesa e non i destinatari dei riconoscimenti.
Sangiuliano e Franceschini estranei alla contestazione
Nessuna responsabilità è stata attribuita ai due ex ministri, rimasti estranei all'illecito contestato ai dirigenti comunali.
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Diversa la situazione di Dario Franceschini: l'ex ministro non aveva trattenuto personalmente la chiave d'oro, che era rimasta nel patrimonio ufficiale del Ministero della Cultura.
Il richiamo alla sobrietà nelle spese pubbliche
La decisione della Corte dei Conti assume particolare rilievo anche al di là del caso pompeiano. Al centro c'è infatti il principio secondo cui le spese di rappresentanza degli enti pubblici devono rispettare criteri di proporzionalità, sobrietà e tutela delle risorse dei cittadini.
Un riconoscimento istituzionale può certamente avere un valore simbolico, ma, secondo quanto emerge dalla pronuncia dei giudici contabili, questo non può tradursi in costi sproporzionati a carico della collettività.
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