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Torre Annunziata - Inchiesta falsi incidenti stradali, maxi sequestro a giudice di pace indagato

Torre Annunziata - Inchiesta falsi incidenti stradali, maxi sequestro a giudice di pace indagato

La Guardia di Finanza appone i sigilli a beni per oltre 1,5 milioni di euro video

(2 minuti di lettura)
A cura della Redazione

Un milione e mezzo di euro. E' l'ammontare del patrimonio posto sotto sequestro dai finanzieri del Gruppo di Torre Annunziata - guidati dal colonnello Agostino Tortora - ai danni del giudice onorario Antonio Iannello, coinvolto in una inchiesta sui falsi incidenti stradali che ha interessato gli uffici del Giudice di Pace della città oplontina. Insieme a lui, risultano indagate altre 22 persone, tra avvocati e periti.

Stando alle indagini, le sentenze venivano "aggiustate" mediante la corruzione in atti giudiziari. Sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sistema si basava, in prima istanza, su un "accordo" illecito tra il giudice di pace e l’avvocato di parte che insieme condividevano la scelta di un perito compiacente al quale affidare la consulenza sul sinistro stradale, in talune circostanze mai avvenuto.
 
Una volta selezionato il perito, quest’ultimo - da un lato - provvedeva ad elargire la prima parte della "mazzetta" al giudice di pace in segno di riconoscenza per la nomina ricevuta. Successivamente, il perito beneficiava di un indebito e generoso compenso da parte dell’avvocato per l’ottenimento di una perizia particolarmente favorevole. In un’ultima fase, c'era la redazione congiunta della sentenza, concordata dall’avvocato di parte e dal giudice di pace, con quest’ultimo che riscuoteva dal professionista la seconda parte della presunta tangente, il cui importo variava in ragione del risarcimento indebitamente sentenziato, anche grazie alla consulenza pilotata.

Nell’arco di un solo mese di “monitoraggio” investigativo da parte degli investigatori delle Fiamme Gialle oplontine, sono stati registrati 37 casi di (presunta) corruzione.

Il sequestro preventivo d'urgenza finalizzato alla confisca è scaturito dalla sproporzione - secondo gli inquirenti - tra le entrate finanziere e il patrimonio ricondubile all'indagato e i redditti dichiarati. Nell’ultimo quinquennio, avrebbe acquistato autovetture ed immobili fittiziamente intestati a familiari conviventi. Il provvedimento ablativo reale fa riferimento a disponibilità economiche, due immobili situati a Scafati e ben mobili, per un valore superiore a 1,5 milioni di euro.

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